Dallo spettacolo del Giro d’Italia ai divieti in meno di una settimana: chiusa la salita del monte Lussari
TARVISIO. La strada che porta al monte Lussari dalla Val Saisera è chiusa al transito, anche per le biciclette. A meno di una settimana dal passaggio del Giro d’Italia, con la cronoscalata che ha deciso il vincitore della corsa rosa (lo sloveno Primož Roglič), gli appassionati desiderosi di mettersi alla prova salendo lungo i sette chilometri che conducono al Lussari non hanno la possibilità di farlo.
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La decisione è stata presa mercoledì dai carabinieri forestali di Tarvisio, con il comandante del reparto biodiversità, Cristiano Manni, che ha firmato un’ordinanza in qualità di amministratore della foresta di Tarvisio, che è proprietà del Fec, il Fondo edifici per il culto.
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Una decisione che ha spiazzato gli operatori turistici e la Vicinia di Camporosso, facendo andare su tutte le furie la parte politica. Chi prova a gettare acqua sul fuoco sono i due sindaci, Renzo Zanette per Tarvisio e Boris Preschern per Malborghetto-Valbruna. «Ritengo che la Regione Fvg e il Fec troveranno adeguate soluzioni, da condividere, come già in itinere, in sede prefettizia assieme ai due Comuni, i quali hanno già rappresentato la questione ancora prima del Giro d’Italia», ha detto Preschern. Anche Zanette ha annunciato un tavolo istituzionale per trovare una soluzione e favorire il passaggio della strada al demanio comunale.
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Il rischio, però, come già avvenuto per le sponde del lago del Predil, è che la rigidità degli amministratori del Fec, possa vanificare le prospettive turistiche della Valcanale, inficiando pure il sostanzioso investimento pubblico per la messa in sicurezza della strada verso il Lussari.
Nel caso specifico, dopo lo spettacolo andato in onda a livello mondiale sabato scorso, sono già decine gli appassionati delle due ruote che oltre alla ciclovia Alpe Adria raggiungono l’imbocco della strada verso il Lussari, trovandosi davanti una vistosa transenna.
Nell’ordinanza si fa riferimento al fatto che «la strada che dalla Val Saisera conduce al monte Lussari non è soggetta a pubblico transito e non è gravata da servitù di passaggio».
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Da qui la decisione di posizionare una sbarra con il divieto di transito esteso «a cicli, motocicli e ciclomotori».
Una scelta che ha lasciato basito il vicepresidente del consiglio regionale, il tarvisiano Stefano Mazzolini: «Corretto impedire il transito ai mezzi a motore, ma assurdo pensare di farlo per le biciclette - afferma -. Dopo tutto quello che ha fatto la Regione per la messa in sicurezza della strada, con l’obiettivo di incentivare le presenze di cicloturisti, l’atteggiamento di chi gestisce la nostra foresta è inaccettabile. Stanno già arrivando i ciclisti desiderosi di provare la salita, e noi che facciamo? La chiudiamo al transito? Questa volta non abbiamo intenzione di subire in silenzio, e per questo auspico la convocazione in tempi rapidi di un tavolo con il prefetto per chiarire la vicenda. Andando avanti di questo passo ci toglieranno anche i diritti di servitù».
E se l’idea che va per la maggiore è quella di far utilizzare la strada verso il Lussari solo per la salita dei ciclisti, indirizzandoli alla telecabina per la discesa, in valle già si parla di lanciare una petizione contro l’ordinanza di chiusura.
«Siamo sorpresi e rammaricati per quanto sta avvenendo - commenta Maurizio Lattisi, presidente della Vicinia di Camporosso, realtà che è proprietaria della parte più a monte della strada -. Condividiamo la possibilità di regolarizzare il transito delle biciclette, ma non di impedirlo. Dopo tutti gli sforzi fatti dalla Regione per la messa in sicurezza del tracciato non ha alcun senso. La strada deve essere a disposizione dello sviluppo della comunità locale».