Trieste, aveva appena ferito due infermieri la donna che ha accoltellato l’autista
TRIESTE. La 47enne venezuelana che lo scorso lunedì è stata arrestata insieme a un amico cubano di 49 anni dopo aver inferto una coltellata a un autista della Trieste Trasporti (entrambi saranno interrogati oggi dal gip Massimo Tomassini) era reduce da un’altra aggressione nella medesima giornata: poco prima, infatti, aveva assalito due operatori sanitari in forza al Centro di salute mentale della Maddalena. In quel caso non aveva usato alcuna arma da taglio, ma una bottiglia di plastica piena d’acqua: l’aveva scagliata verso un infermiere colpendolo alla testa. Poi se l’era presa pure con un’infermiera, intervenuta in soccorso al collega: l’aveva strattonata con violenza, colpendola con calci e pugni.
La donna si era presentata al Csm
I fatti. La donna si è presentata al Csm di via Molino a vento con lo stesso amico 49enne. Mentre gli operatori cercavano di capire di che cosa avessero bisogno, lei senza motivo ha scagliato con forza una bottiglietta piena d’acqua contro un infermiere, colpendolo appunto al capo, e aggredendo poi, come detto, un’altra infermiera, facendola cadere a terra. Spaventati dalla furia della donna, i due sono riusciti dapprima a farla uscire dalla stanza e in seguito a chiudersi all’interno per evitare guai peggiori. I Carabinieri, intervenuti, hanno redatto un verbale. I due sudamericani, allontanatisi dalla zona dell’ex Maddalena con il loro cane al guinzaglio, hanno quindi imboccato via Marenzi per poi scendere verso via dell’Istria. E qui sono saliti sull’autobus dove di lì a poco si sarebbe registrato l’altro episodio.
Due infermieri al Pronto soccorso
I due infermieri sono stati costretti a ricorrere alle cure del Pronto soccorso, che ha certificato una serie di lesioni e, di conseguenza, l’infortunio sul lavoro. Si tratta dell’ennesimo caso di violenza ai danni degli operatori sanitari dopo quelli avvenuti negli ultimi mesi ai danni del personale del Servizio psichiatrico di Diagnosi e Cura (Spdc) del Maggiore, del Pronto soccorso e del Csm di via Gambini. Tra l’altro, poche settimane fa, sempre al Spdc, si è ora venuto a sapere che un paziente ha dato fuoco a un materasso, causando l’intossicazione di due sanitari.
Ordine preoccupato per l’escalation di violenza
La presidente dell’Ordine degli infermieri Cristina Brandolin, «molto preoccupata per l’escalation di aggressioni nei confronti dei sanitari», riferisce di ricevere «costanti segnalazioni di preoccupazione da parte degli operatori: serve introdurre nuovi strumenti a tutela del personale, partendo da realtà più esposte come i Csm, per scongiurare eventi drammatici». «Non è pensabile continuare a sentire notizie di violenze sugli operatori sanitari che non hanno scelto questa professione per essere presi a calci e pugni, ma per assistere e curare i cittadini che ne hanno bisogno», così Fabio Pototschnig, segretario Fials, che fa notare come «questi casi sono stati denunciati, ma ci sono aggressioni che, anche per rassegnazione, il personale non segnala. Invitiamo tutti gli operatori a non rinunciare di farlo: non si deve abbassare la guardia su un problema sul quale va posta la massima attenzione». Pototschnig ritiene che «serve intervenire con tutti i mezzi possibili, in primis con più assunzioni e formazione mirata, ma anche con gli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia come le linee dirette con le forze dell’ordine e le bodycam, che potrebbero contribuire a dissuadere i potenziali aggressori»