Francesco Caucig interprete del neoclassico: a Gorizia la mostra omaggio dei suoi mecenati
TRIESTE Significativo interprete della cultura e dell’arte neoclassica europea, Francesco Caucig avrebbe dovuto esser celebrato nella sua città natale già nel 1978, in occasione del 150° anniversario della sua morte, con una mostra che si sarebbe riallacciata all’importante monografica già allestita alla Narodna galerija di Lubiana.
Allora se ne era interessato lo stesso conte Guglielmo Coronini Cronberg, anche per continuare una tradizione di famiglia dal momento che i suoi antenati, Guidobaldo e Filippo Cobenzl, erano stati i principali mecenati dell’artista, ma purtroppo non se ne fece nulla.
A tale mancanza intende sopperire ora la Fondazione Palazzo Coronini Cronberg con l’esposizione “Francesco Caucig Goriziano 1755-1828. L’uomo, l’artista, il testimone di un’epoca” che si inaugura giovedì, alle 17.30, con un nuovo contributo alla conoscenza di questo pittore relativamente alla sua carriera e alla sua personalità.
Nato da genitori di origini slovene, dopo aver trascorso la sua gioventù nel capoluogo isontino, viene notato per il suo talento dal conte Guidobaldo Cobenzl che lo raccomanda al figlio Filippo, politico e diplomatico a Vienna. Lì Caucig prosegue gli studi per poi trasferirsi a Roma nel 1780, avendo modo di disegnare sculture antiche e calchi da collezioni pubbliche e private, ritrarre vedute con monumenti e scorci della campagna romana, conoscere altri artisti quali Antonio Canova.
Nel 1787, sulla via di ritorno verso Vienna, si ferma a Gorizia. Successivamente soggiorna per alcuni anni a Venezia, per poi tornare nella capitale asburgica dove ricoprirà diversi incarichi tra cui quello di Korrektor prima e direttore della Scuola di pittura e di scultura poi, all’Accademia di belle arti.
L’esposizione a Palazzo Coronini di Gorizia, curata da Cristina Bragaglia Venuti e Maddalena Malni Pascoletti, tra le prime studiose di Caucig in Italia, recentemente scomparsa, è incentrata in particolare sulla sua attività grafica. Nelle tre sale delle Scuderie e nella cappella, si potranno ammirare i trenta disegni acquisiti nei primi anni Sessanta dal conte Guglielmo Coronini Cronberg, accanto ad altri dei Musei Provinciali di Gorizia, volti a ricostruire le principali tappe della sua carriera artistica. A documentare la sua sua produzione pittorica saranno i dipinti che l’artista eseguì per il conte Filippo Cobenzl destinati alla cappella della residenza di Reisenberg, vicino Vienna, ereditati nel 1810 da Michele Coronini Cronberg e trasferiti a Gorizia. Oltre ai tre frammenti superstiti dell’“Assunzione di Maria” nuovamente riuniti, si potrà ammirare la pala con la “Visitazione di Maria”, originariamente custodita nella cappella di Palazzo Coronini, scomparsa durante la Prima guerra mondiale, ritrovata e restituita alla Fondazione nel 2021.
Una sezione della mostra è quindi riservata alla manifattura di porcellane di Vienna, a ricordare il ruolo di supervisore per la decorazione pittorica che Caucig ricoprì a partire dal 1808. Una serie di preziosi esemplari, tra tazze, tazzine, caffettiere, vasetti per lo più prestati dal Museo Sartorio di Trieste, attestano l’altissima qualità raggiunta in quel periodo dalla fabbrica viennese, con le loro fogge e decorazioni ispirate all’antico, i colori raffinati, la riproduzione delle creazioni di celebri artisti neoclassici tra cui lo stesso Francesco Caucig.
Sono infine proposti alcuni fogli di un inedito carteggio di proprietà di Maddalena Malni Pascoletti, comprendente ben trentasette lettere inviate dal pittore goriziano all’architetto ticinese Pietro Nobile, tra i protagonisti del rinnovamento neoclassico di Trieste, noto per aver progettato la Chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo. Tale carteggio ha consentito di gettare nuova luce sul legame tra i due autori rivelando, al tempo stesso, il più autentico carattere dell’artista goriziano.
Lungo il percorso espositivo, tramite QR Code, il visitatore avrà modo di ascoltare dalla voce dell’attore Enrico Cavallero alcuni passi tratti dalle lettere in cui l’artista racconta, anche con ironia e disincanto, del suo mondo e del suo lavoro.
Realizzata con il contributo della Regione e della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, l’Archivio di Stato di Gorizia, la Biblioteca Statale Isontina, Gorški Muzej, Comune di Gorizia e Artisti Associati di Gorizia, la mostra rimarrà aperta fino al 24 marzo 2024.