Trieste, Parole O_stili chiude riflettendo sulle responsabilità dei social
TRIESTE Nel tempo delle distanze da colmare e delle parole digitate quasi non avessero alcun peso, il Festival della comunicazione non ostile ridefinisce gli stili con cui stare in rete. Lo fa attraverso dieci buone norme, quelle del manifesto della comunicazione non ostile: l’influencer e comico Pierluca Mariti riflette allora su come reale «è virtuale», la fashion influencer Paola Turani ricorda che «le idee si possono discutere, sempre rispettando le persone», l’attrice e influencer Valeria Angione invita a usare «le parole come un ponte verso l’altro».
La sesta edizione della rassegna ideata da Parole O_Stili si chiude con una giornata fitta di eventi e ospiti, a riscrivere assieme un lessico più rispettoso, nella vita reale come in quella digitale. Partendo, appunto, dal “manifesto non ostile”.
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Mariti, per l’occasione conduttore del palco del Molo IV, stracolmo di pubblico per l’occasione, sceglie il primo punto: «Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona». Le parole sul web non sono mai lanciate nel vuoto: «Quanto spesso pensiamo davvero alle parole che usiamo?». Diplomato al liceo classico e «giurista pentito», Mariti ha lavorato per sette anni come manager in una multinazionale. Durante la pandemia, un po’ per caso, le prime battute sui social: tra sketch e balletti, in breve si è creato una community numerosissima. Sulla sua pagina Instagram @Piuttosto_che, con i suoi 239 mila followers, indaga le relazioni, i diritti e l’attualità attraverso un racconto leggero e ironico, all’occorrenza con la dovuta serietà. Per far ridere ma anche per riflettere sui nodi del presente, in modo leggero ma sempre consapevole. Perché per Mariti i social sono «un momento di spensieratezza oltre che un lavoro», e soprattutto sono una «responsabilità»: «È un po’ come avere una casa dalle finestre di vetro, uno spazio aperto in cui ciò che dico non è mai solo per me».
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Sui social ogni parola è amplificata, arriva a migliaia di smartphone: «È come prendere un microfono e parlare a una piazza enorme. Prima di dire o scrivere qualcosa è bene informarsi, riflettere, evitare polemiche o superficialità». Misurare le parole e, se serve, i silenzi: «Le parole che scriviamo sui social non scompaiono, e possono fare molto male. Chiediamoci più spesso: “questa cosa che voglio scrivere in un post la direi anche per strada? Questo commento lo farei di persona? E se lo ricevessi io?”».
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Paola Turani, fashion influencer, lo sa bene. Se si digita il suo nome su Twitter, i primi risultati sono commenti sul suo fisico, il peso, il seno, la chirurgia plastica cui si è sottoposta o forse no: «Quando si è molto esposti, spesso chi commenta sui social si dimentica che anche noi siamo persone, e che le critiche costruttive ci fanno crescere, ma le offese ci feriscono». Turani ricorda di un post in cui con spontaneità condivideva le fatiche dell’essere madre: «Mio figlio aveva appena iniziato a gattonare, ero molto stanca». Molte donne dimostrarono solidarietà, «spezzavo un tabù: anche le mamme sono stanche». Molto più numerosi gli utenti che «mi ricoprirono di insulti alle mie capacità di madre» (e mai critiche al suo compagno, come papà). È importante «non trasformare chi sostiene opinioni diverse dalle nostre in nemici - così Turani - Le idee si possono discutere, ma le persone si devono rispettare».
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Sul palco, Turani chiude la mattinata di Parole O_Stili dialogando con l’attrice e influencer Valeria Angione. Le due celebrità del web parlano di digital, rapporto con la community, haters, valore della rete. Del bianco e del nero dei social, che «ci fanno stare al passo coi tempi e accorciano le distanze, ci hanno fatto diventare amiche - dice Angione -, ma possono essere anche spazi difficili, tra leoni da tastiera e haters». In mezzo il grigio, «o meglio il lilla, che è in palette - scherza Angione -, scegliere noi come vogliamo vivere online: le parole sono un ponte. Io scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri».