Congresso Lega in Veneto, scontro sul regolamento
Alta tensione al direttorio veneto della Lega. In apertura dei lavori, il giovane commissario Alberto Stefani ha proposto la convocazione del congresso “entro giugno” e l’adozione di un regolamento articolato in quattro punti: azzeramento delle incompatibilità e conseguente libertà di candidatura alla segreteria senza alcun vincolo; quorum minimo di sessanta firme congressuali richieste a corredo delle citate candidature; incremento del direttivo da dieci a dodici componenti; diritto di voto – ecco il pomo della discordia – limitato ai 420 delegati, eletti dalle assemblee provinciali in rappresentanza di 4200 veterani, con esclusione delle figure istituzionali: amministratori regionali (è il caso dello sfidante Roberto “Bulldog” Marcato), parlamentari, eurodeputati. In verità la proposta originaria “concedeva” a questi ultimi il voto salvo ridurne il valore computato a un decimo rispetto ai militanti ordinari… «È un’ipotesi offensiva, non siamo iscritti di serie B», la sdegnata replica di Marcato, contrario anche ad ammettere i soli consiglieri con esclusione degli assessori: «Vorrà dire che mi dimetterò dalla Giunta, voglio vedere se impedirete di esprimersi anche a Zaia e alla vicepresidente De Berti».
Tant’è. In mattinata, tra sussurri e grida, l’accordo sulle regole non è stato raggiunto e Stefani, suo malgrado, ha aggiornato il dibattito alla giornata odierna con possibile appendice a lunedì mattina, ultima finestra temporale utile a consentirgli di sottoporre una proposta condivisa a Matteo Salvini e al consiglio federale convocato a mezzodì in via Bellerio. Certo la volontà del “gruppo dei fondatori” – oltre ai citati duellanti, il vertice include Lorenzo Fontana, Luca Zaia, Erika Stefani, Massimo Bitonci e Nicola Finco – è quella di concludere la lunga stagione commissariale senza strappi dolorosi, ripristinando la dialettica interna e l’elezione del segretario ad opera della base. Colpi bassi e reciproche diffidenze, tuttavia, ostacolano una soluzione concordata mentre si accende la caccia al consenso “ad personam” dei delegati.
Chi sarà il prescelto? Il terzo incomodo tra i rivali padovani è Franco Manzato, espressione di una Marca ringalluzzita dal brillante bis del sindaco Mario Conte e decisa a riconquistare la centralità smarrita. Una cordata, la sua, orchestrata da Gian Paolo Gobbo, Dimitri Coin e Gianantonio Da Re. Veterani irriducibili, discretamente ostili a Zaia e ancor più a Bitonci, vincitori a sorpresa del congresso trevigiano che ha scolpito un partito inquieto e diviso. Marcato tende loro la mano e, in caso di successo, promette ampia visibilità in cambio del sostegno. Basterà a persuaderli a rinunciare ad una corsa solitaria che favorirebbe la vittoria di Stefani?
Quest’ultimo, nell’attesa, gioca le sue carte e si accredita come figura di mediazione, soprattutto nei confronti del governatore di Palazzo Balbi, rivendicando pazienza e tolleranza («Anche a fronte di palesi violazioni disciplinari, non ho mai espulso nessuno») nella conduzione del movimento. L’impressione è che lo scontro correntizio nel Caroccio, a lungo sopìto, tenda ora a deflagrare: le prossime ore, al riguardo, saranno cruciali.