Vino e frode in commercio spunta la cisterna “fantasma”
/ stradella
Quantitativi esistenti solo sulla carta, cisterne di vino “fantasma”, in particolare una da 270 ettolitri di vino rosso da tavola, che sarebbero entrate in cantina solo sulle bolle ma non nella realtà. È l’ipotesi della procura, ancora tutta da provare, che ha fatto scattare, nella giornata di martedì, una serie di controlli dei carabinieri forestali e dell’Ispettorato che si occupa della repressione frodi. E frode in commercio è la contestazione che risulta dai decreti di perquisizione e sequestro notificati ai titolari di alcune aziende. Da quanto si è saputo (l’indagine è coperta dal massimo riserbo) gli investigatori hanno acquisito documenti in almeno tre aziende vitivinicole dell’Oltrepo, tra Stradella, Redavalle e Montù Beccaria.
le perquisizioni
I carabinieri forestali e gli ispettori anti-frode hanno acquisito varia documentazione, fatture e bolle, nell’azienda “Losito e Guarini” di Redavalle e Nicelli Vini di Stradella. Controlli anche nell’azienda di Marco Orlandi a Montù, dove, come spiega l’avvocata difensore Maria Angela Ghezzi di Pavia, «la perquisizione ha dato esito negativo, quindi siamo tranquilli».
Sono tutte aziende molto conosciute in Oltrepo. Nicelli è azienda centenaria e si è occupata per molti anni della coltivazione della vite e del conferimento dei vini ai grandi imbottigliatori, mentre più di recente è entrata nel mercato con una sua linea di bottiglie. “Losito e Guarini”, azienda vinicola nata nel 1910, con sede produttiva a Redavalle e un’altra sede in Puglia, produce ogni anno 25 milioni di bottiglie ed è uno dei leader italiani nella produzione di Bonarda.
l’indagine della procura
I contorni dell’indagine non sono noti. Si sa, però, che le acquisizioni di documenti, bolle e fatture, sarebbe legata alla necessità di verificare la regolarità dei quantitativi di vino lavorati nelle aziende. La procura ipotizza presunte irregolarità sulle giacenze di una cisterna di vino rosso da tavola, per circa 270 ettolitri, che Nicelli avrebbe acquistato da Losito: quello che gli ispettori vogliono verificare è la corrispondenza tra il quantitativo comprato, come risulta dalla bolla, e quello realmente entrato in magazzino. Entrambe le aziende si dicono «estranee» a ogni illecito e assicurano che dalle perquisizioni non sono emerse irregolarità. Nel decreto di perquisizione e sequestro, che vale come avviso di garanzia, è specificata comunque solo l’ipotesi di reato e non i dettagli dell’indagine, che però non sarebbe legata ad altre inchieste che, in passato, avevano toccato il mondo del vino in Oltrepo. Solo nelle prossime settimane potrà delinearsi con maggiore precisione i quadro degli accertamenti degli investigatori. —