Don Barro torna in missione dopo l’attentato in Mozambico
PORDENONE. Don Lorenzo Barro, che con don Loris Vignandel la notte tra il 6 e il 7 settembre scorsi scampò a un agguato in Mozambico dove perse invece la vita una suora veneta, Maria De Coppi, è rientrato, dopo quattro mesi in Italia, nella sua missione di Chipene.
«Avrei avuto bisogno di alcuni giorni di adattamento, ma non si è potuto fare: padre Maia aveva già organizzato celebrazione e incontro a Mazua con gli animatori.
Nel pomeriggio – racconta in un post – da Nacala ad Alua, dove ho presieduto la messa, come vicario del vescovo, con i pellegrini della parrocchia di Namahaca e il gruppo locale della Legione di Maria».
[[ge:gnn:messaggeroveneto:12598607]]
La mattina seguente, partenza alle 5 per Mazua. «Tre ore di guida per riprendere confidenza con la strada dopo le piogge, ma già abbastanza asciutta per evitare i problemi del fango.
E finalmente l’incontro con la comunità e gli animatori. C’è bisogno di lasciare qualche soldino per le attività in corso».
[[ge:gnn:messaggeroveneto:8648230]]
Tutto sembra tranquillo, «ma quando chiedo agli animatori se loro, a contatto con la gente, sono riusciti ad interpretare quello che è successo alla missione, quale fosse il messaggio per noi, Samuel (l’animatore regionale di Chipene) mi dice: “Padre, siamo disorientati anche noi, perché non siamo riusciti a capire e rimaniamo incerti con paura”. Mi pare che la risposta fotografi molto bene la situazione».
Si torna a riunire il consiglio pastorale, pur con numeri ridotti. Si ricostruisce piano piano, ripartendo da zero.
«Vengono premiati i seminaristi che si sono impegnati nel laboratorio per la produzione dei ceri pasquali venduti poi a varie parrocchie della diocesi».
I seminaristi sono 66: 31 diocesani, 29 della Congregazione della Missione (vicentini), 6 scolopi. Il gruppo di Chipene è di 11 ragazzi tra i diocesani.
«La prossima settimana dovrebbero essere pubblicati i voti del primo trimestre per chi frequenta la scuola secondaria. C’è attesa».
Il sabato pomeriggio i ragazzi escono per l’attività pastorale nelle comunità della parrocchia. «Mezzo di trasporto: bicicletta. Quelli che vanno più lontano impiegano due ore, due ore e mezza per andare, altrettanto per tornare. Ma è una fatica gradita». —