Trieste, così è sfumata all’ultimo la trattativa tra Wärtsilä e gli austriaci di Christof
TRIESTE. Una richiesta giudicata eccessiva perché doppia rispetto alle cifre su cui Wärtsilä e Christof Group avevano deciso di mettersi al tavolo, per valutare rispettivamente cessione e subentro nello stabilimento di Bagnoli della Rosandra. Sta nell’improvviso rialzo delle pretese economiche la motivazione che ha portato la società austriaca dell’oil&gas a ritirare la propria manifestazione d’interesse. Un colpo di scena cui è seguito quello della smentita di Imr Industries. Due botte di seguito, il cui effetto è stato quello di avvitare la crisi e, si dice, produrre la rottura dei rapporti tra la multinazionale finlandese e il proprio advisor Piero Fossati.
Scalpore per il passo indietro
Al tavolo del ministero delle Imprese la notizia del passo indietro di Christof ha suscitato scalpore e la richiesta insistente di spiegazioni da parte di istituzioni, Confindustria e sindacati. Le risposte di Wärtsilä non sono mai arrivate. L’ad Michele Cafagna si è limitato a dire che «Christof ha fatto la sua scelta e ha tutte le facoltà per farlo», ma anche ieri la sottosegretaria Fausta Bergamotto ha attribuito di fatto a Wärtsilä la volontà di far naufragare i rapporti avanzando pretese irricevibili alla controparte. Fonti vicine alla trattativa riferiscono che il dialogo tra finlandesi e austriaci si basava su un’ipotesi di valorizzazione bassa dell’edificio e di quantificazione a prezzi di mercato dei macchinari e degli altri asset. La cifra in ballo si aggirava attorno ai 18 milioni ed è su queste basi che i legali di Christof hanno avviato la discussione con l’advisor, passando poi la palla all’amministratore delegato austriaco e al suo omologo Cafagna.
La trattativa inceppata
Le cose si sono inceppate quando il confronto è passato al livello più alto. Fonti istituzionali riferiscono che tre settimane fa Wärtsilä corporation avrebbe comunicato direttamente alla famiglia Christof la volontà di raddoppiare i valori in gioco. Sfogliando il bilancio 2022 di Wärtsilä Italia si legge d’altronde che la società ha iscritto terreno, stabilimento, palazzine, macchinari e immobilizzazioni materiali per un valore di 37,6 milioni di euro.
L’azienda avrebbe deciso dunque di cedere l’impianto a prezzo di mercato, cambiando carte in tavola che sembravano essere molto chiare, dal momento che Christof si era impegnata ad avviare subito la produzione rilevando anche i macchinari e ad assorbire tutte le maestranze a parità di livelli salariali, lasciando a Wärtsilä la possibilità di occupare in affitto sala prove e uffici con un contratto di affitto valido 6 anni più 6.
Condizioni non più interessanti
Le nuove condizioni sono diventate non più interessanti per Christof, che pure aspirava allo stabilimento triestino per poter contare su uno sbocco al mare di cui le quattro fabbriche austriache e il sito sloveno della società non dispongono e che si sarebbe rivelato molto prezioso per poter spedire i grandi serbatoi per gas e liquidi speciali che Christof produce assieme a scambiatori di calore per uso industriale. La rinuncia austriaca ha spinto tutte le parti al tavolo a chiedere spiegazioni sulla modalità di conduzione delle trattative da parte di Wärtsilä, che finora non ha mai chiarito quali parti dello stabilimento e quali asset sono in vendita, né ufficializzato cifre che consentirebbero la cessione.
La richiesta di chiarezza dalle istituzioni
«Andremo a fondo per capire perché Christof si dichiara non più interessata», aveva detto la sottosegretaria Bergamotto. E il governatore Massimiliano Fedriga aveva chiesto, visibilmente alterato, di mettere agli atti le dichiarazioni di Cafagna, secondo cui Christof rinunciava non ritenendo più strategico il sito di Bagnoli, evidentemente per poter rinfacciare in futuro alla multinazionale il cambio di condizioni in corsa. L’assessore Alessia Rosolen aveva infine evidenziato che se da 25 manifestazioni di interesse preliminari ci si era ridotti a sole due opzioni (Imr in quella fase era considerata ancora in corsa) qualcosa non andava rispetto alla modalità di conduzione delle trattative da parte dei finlandesi.
Il no-comment della proprietà
Qual è a questo punto la strategia di Wärtsilä? La multinazionale risponde col “no comment” alla richiesta del Piccolo di fornire spiegazioni sull’andamento delle trattative con Christof e commentare la volontà del ministero di spostare dal 30 settembre al 30 novembre l’impegno assunto a non avviare licenziamenti collettivi o fare ricorso alla procedura.
E intanto si fanno sempre più insistenti le voci che raccontano della rottura avvenuta dopo il tavolo ministeriale tra la società e il suo advisor Fossati. Rumors che Wärtsilä smentisce, considerando l’advisor ancora in carica. La multinazionale aveva tuttavia smentito anche la comunicazione con cui Imr aveva affermato di non aver mai depositato manifestazioni vincolanti e piani industriali, dovendo poi fare marcia indietro e confermare quanto sostenuto dall’azienda lombarda dell’automotive. —