Truffa del Superbonus, la Guardia di Finanza sequestra 27 milioni
La Guardia di Finanza di Treviso ha eseguito, su ordine della magistratura, una serie di sequestri nei confronti di sei persone indagate e di un consorzio di imprese dell'edilizia del Trevigiano, accusati di aver riscosso crediti d'imposta collegati a ristrutturazioni rientranti nella normativa degli incentivi fiscali Superbonus 110%, senza eseguire le opere commissionate dai clienti dai quali avevano ottenuto come pagamento i crediti stessi.
Sono circa un migliaio i proprietari che avevano commissionato la ristrutturazione della propria casa al consorzio di imprese trevigiane. Clienti di tutto il nord Italia, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, attirati dalla massiccia campagna pubblicitaria compiuta dalla rete di imprese sui sociali network e anche su autorevoli giornali economici.
Tra questi clienti anche sette proprietari di Mantova, del tutto inconsapevoli della natura truffaldina dei lavori commissionati. Lavori che, nella stragrande maggioranza dei casi, o non sono partiti o si sono subito arenati. Secondo le Fiamme Gialle, dei circa i mille cantieri che dovevano essere portati a termine, solo venti sono stati conclusi. Non è difficile da credere perché l’impresa edile vera e propria - che comunque esisteva - era formata da solo sei operai e da ben centocinquanta impiegati amministrativi. Il grosso del lavoro del consorzio, quindi, non era ristrutturare ville e appartamenti, ma produrre carte, dimostrare che i lavori erano stati eseguiti almeno al trenta per cento per incassare i fondi dello Stato. E poi utilizzarli a fini propri. Risulta per esempio che uno degli indagati, un ingegnere trevigiano, ha incassato fondi destinati a un cantiere e li ha trasferiti alla propria compagna, che ha poi acquistato un appartamento a Santa Maria di Leuca.
Il valore dei beni sequestrati in questa seconda fase di indagine, comprendendo titoli, denaro contante, automobili ed immobili, è di 27 milioni. Ma una prima tranche d’indagine risale all’agosto 2022, in cui vennero sequestrati altri 8 milioni di beni (in tutto quindi 35 milioni).
L'indagine è stata innescata da circa 300 denunce di committenti truffati. Le ipotesi di reato contestate, in queste ultime settimane a tre professionisti (un direttore ai lavori e due contabili asseveratori) sono quelle di truffa ai danni dello Stato e falso in atto pubblico e riguardano in tutto cinque società e sei persone, tra cui soprattutto professionisti che avrebbero prodotto false certificazioni sull'esecuzione e sulla congruità di opere in molti casi mai nemmeno iniziate. dm