Progetto della diga in Valle Soana, i cittadini di Pont Canavese chiedono un confronto
Pont Canavese
Un progetto di grandi dimensioni in direzione della Valle Soana per la realizzazione di una diga con un muro di contenimento del lago artificiale alto 145 metri. I fondi necessari per il progetto di fattibilità ammontano a circa 400 milioni di euro, che al momento non sono ancora stati trovati, ma una parte dell’opinione pubblica, in particolare numerosi residenti di Pont Canavese, chiede di saperne di più sull’opera, che ha come obiettivo di ridurre l’emergenza siccità, attraverso un confronto pubblico per comprendere i pro e i contro. Intanto il progetto approderà in consiglio regionale.
Il progetto e i favorevoli
«A febbraio - racconta il consigliere regionale Andrea Cane, sostenuto dal deputato Alessandro Giglio Vigna - l’Unione montana Valli Orco e Soana mi ha trasmesso una nota in merito al progetto di un bacino artificiale per l’utilizzo plurimo della risorsa idrica del torrente Soana per migliorare il sistema di invasi esistente. Dopo una serie di incontri ho depositato un documento con cui impegnerò l’assise regionale per le sue competenze a supportare l’iter, coinvolgendo anche il Governo centrale. L’obiettivo è salvaguardare la natura e al tempo stesso utilizzare al meglio le nostre risorse idriche, potenziando anche il turismo del territorio».
Il progetto è il frutto della lungimiranza del sindaco di Frassinetto e presidente dell’Unione montana Marco Bonatto: «Abbiamo sottoposto alla Regione uno studio per un’opera necessaria a tutto il Canavese occidentale. Dopo mesi in cui la risorsa idrica è passata dallo stato di attenzione ad una vera e propria emergenza, la progettazione di un invaso capace di produrre energia elettrica da fonti rinnovabili, garantire l’approvvigionamento ai campi in caso di siccità, ma anche utilizzabile in caso di incendi, diventa strategica». «L’invaso - per Igor De Santis, sindaco di Ingria e vicepresidente Uncem - sarà alta 145 metri, fornirà 34 milioni di metri cubi d'acqua e il progetto di fattibilità costerà 400 milioni di euro. In un momento in cui il bilancio idrico dell’intero Piemonte è in rosso una cooperazione delle istituzioni a tutti i livelli è fondamentale». Interviene anche il sindaco di Ronco Lorenzo Giacomino: «La situazione impone delle riflessioni sul tema del trattenimento della risorsa idrica. L'Unione Montana fa quindi bene a chiedere studi approfonditi. Parlare di turismo, in questo caso, credo però sia poco serio e controproducente per un tema che deve essere invece trattato con la massima laicità, lontano da scontri tra tifoserie opposte».
La proposta di un incontro
L’argomento, però, rende dubbiosi molti cittadini, in particolare a valle del sito scelto, l’area dopo la passerella sul Soana che porta al Vallone di Codebiollo. Il tema sicurezza, con quello della salvaguardia dell’ambiente, è quello che preoccupa maggiormente i cittadini che fanno parte del gruppo social “Salviamo il Soana”. C’è chi chiede di preservare una delle ultime valli selvagge delle Alpi Graie piemontesi, evitando il prosciugamento del Soana a valle, inevitabile fino al riempimento della diga, paventando possibili danni alla fauna ittica e un cambiamento notevole di paesaggio.
Da Pont parte la richiesta di avere un confronto pubblico con i promotori del progetto: «Dal momento che sarà proprio Pont il paese più interessato dall’impatto del bacino in tema di sicurezza, sarebbe bene chiedere il parere della cittadinanza, in particolare ora in cui manca un’amministrazione comunale che ne fa le veci. Prima di tutto organizzando un confronto per spiegare i pro e i contro e fornire una panoramica completa, poi anche con una sorte di referendum popolare - commentano i pontesi che lanciano la proposta di un incontro pubblico. - Non siamo tecnici, solo cittadini, e siamo d’accordo sulla necessità di immagazzinare acque contro la siccità, ma ci chiediamo se non ci siano alternative meno impattanti, che non devastino il nostro fiume e la natura circostante. Pensiamo all’indotto dei canoisti e dei pescatori, da sfruttare per il turismo. Inoltre, il Soana è già ampiamente sfruttato sotto il profilo dell’energia idroelettrica con varie centrali attive. Non pensiamo solo a una rincorsa ai fondi, ma ragioniamo tutti insieme intorno a un tavolo».
Dice la sua anche Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino: «Siamo favorevoli a stoccare acqua, in qualsiasi forma si preveda di farlo, ma comprendiamo che i cittadini possano avere dubbi e preoccupazioni. È fondamentale parlare con il territorio».