Morto il dottor Achille Meo: nel 1993 fondò l’Unità spinale dell’ospedale di Udine
UDINE. Addio al dottor Achille Meo, fondatore e primo direttore dell’Unità spinale dell’ospedale di Udine inaugurata nel ’96. È mancato nei giorni scorsi. Aveva 80 anni e abitava a Colugna.
Secondo i suoi colleghi, che venerdì hanno partecipato ai funerali, «l’eredità che lascia va ben oltre il suo tempo. Grazie a dedizione, entusiasmo e competenza, ha reso possibile la nascita di un reparto di chirurgia vertebrale, allora antesignano, che ha trasformato il panorama della sanità in Friuli».
Nato nel ’42, figlio di un medico di famiglia che lavorava nel Padovano, ha seguito le orme del padre. Dopo essersi laureato e specializzato in Neurochirurgia, è arrivato a Udine dove ha iniziato la carriera al fianco del professor Corrado Cecotto. Nel 1993, quando gli è stato affidato il compito di organizzare l’Unità spinale, è andato a Marsiglia, dal professor Louis, ritenuto il migliore e più innovativo chirurgo vertebrale. Poi, arricchito da nuove conoscenze, è tornato a Udine.
«La visione del dottor Meo – racconta Barbara Cappelletto, direttrice della Chirurgia vertebro-midollare di Udine – era entusiastica. Mirava a costruire un’Unità spinale di elevato livello. Ha selezionato con cura un team di medici e infermieri. Il 6 dicembre 1993 è stato inaugurato il reparto costituito da 15 posti letto, 10 di degenza ordinaria e 5 di semi-intensiva così bene attrezzata che è stata più volte tramutata in area di terapia intensiva nelle necessità contingenti (ad esempio durante la pandemia da Covid). Sotto la sua guida, il reparto è stato riconosciuto come centro di eccellenza per la chirurgia spinale».
Il dottor Meo era apprezzato anche per la sua umanità e dedizione ai suoi pazienti. «I suoi modi calorosi e l’approccio empatico – prosegue Cappelletto – erano di conforto per chi affrontava situazioni difficili, come danni gravissimi al midollo spinale. Non ha mai perso di vista l’aspetto umano del suo lavoro e si è meritato gratitudine e rispetto da parte dei pazienti e delle loro famiglie. Aveva la capacità unica di promuovere un senso di unione tra gli appartenenti al suo team, creando un ambiente in cui tutti si sentivano apprezzati. Ancora oggi, il gruppo originario di elementi che ha costituito l’Unità Spinale, ritiene un privilegio essere stato parte di quel capitolo storico e aver vissuto un momento irripetibile». —