L’evasione fiscale cala del 28%: in Friuli Venezia Giulia è tra le più basse d’Italia
UDINE. Cala l’evasione fiscale in Friuli Venezia Giulia. Stando alla stima dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, il tax gap (o perdita di gettito) tra il 2014 e il 2020, ultimo anno in cui i dati sono disponibili, è sceso da 2,24 a 1,6 miliardi di euro.
Detto che la regione, a livello nazionale, si piazza agli ultimi posti per entità di evasione dietro solo a Lombardia e Trentino-Alto Adige, la diminuzione resta comunque considerevole, toccando i 632 milioni di euro (equivalenti a un meno 28,2%).
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Tra compliance fiscale introdotta nel 2014, attraverso la quale l’Agenzia delle Entrate informa il contribuente di possibili irregolarità invitandolo a verificare e a ravvedersi, split payment entrato in vigore nel 2017, fatturazione elettronica e invio telematico dei corrispettivi, l’amministrazione finanziaria pare essere riuscita a imboccare la strada giusta per combattere efficacemente questa piaga sociale ed economica.
Non solo. Per la Cgia, «anche il leggero calo della pressione fiscale registrato in questi ultimi anni ha sicuramente avuto un effetto positivo sul fronte delle entrate, finendo per scoraggiare gli evasori incalliti, chi riceveva i pagamenti dallo Stato per un servizio o una prestazione lavorativa resa e poi non versava l’Iva insieme ai professionisti delle cosiddette “frodi carosello”».
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Considerazioni in parte fatte proprie anche da Micaela Sette, presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Udine: «Nel periodo preso in esame dallo studio della Cgia, ma anche dopo il 2020 – spiega – la diffusione dell’informatizzazione ha radicalmente cambiato il rapporto con il contribuente e con l’Agenzia delle Entrate. Ormai il dialogo è diventato quotidiano e la situazione fiscale di un soggetto viene monitorata in tempo reale».
A incidere in modo determinante, per Sette, è stata l’introduzione del regime forfettario nel 2015: «Questo regime molto semplificato e agevolato in termini di tassazione – assicura – ha fatto sì che molte realtà, prima gestite non al meglio, si siano effettivamente regolarizzate. L’aver semplificato il rapporto con l’amministrazione finanziaria eliminando l’Iva e introducendo una tassazione con aliquota agevolata, ha fatto emergere tante posizioni che prima non risultavano. Fermo restando che, rispetto ad altre regione italiane, la nostra ha una propensione più ridotta all’evasione».
Lo studio della Cgia riporta anche l’incidenza del sommerso economico rispetto alla ricchezza prodotta: se nel Mezzogiorno a fronte di ogni 100 euro di gettito incassato ne vengono evasi 19, nel Nordest ci si ferma a 11,1 euro per scendere ulteriormente a 10,6 in Friuli Venezia Giulia (la media italiana è ferma a 13,2 euro).
Al di là dei numeri, la Cgia si spinge oltre, suggerendo tre obiettivi che la nuova riforma fiscale, in attesa dell’approvazione dei decreti attuativi, deve perseguire: la riduzione del carico fiscale a famiglie e imprese, la semplificazione del rapporto tra il fisco e il contribuente, la riduzione dell’evasione e dell’elusione fiscale.
«Il mancato raggiungimento di questi punti – concludono gli esperti della Cgia – costituisce un serio rischio che la riforma possa fallire senza riuscire a dare una risposta alle istanze sollevate dai contribuenti italiani, che da tempo chiedono un fisco più e