Nuova strategia per lago Paiolo di Mantova: «Farlo conoscere è difenderlo»
L’invito è di tornare agli anni ’80, quando a fronte di ventimila firme che chiedevano un riconoscimento ambientale per le Valli del Mincio, Regione Lombardia istituì il Parco addirittura sull’intera asta del fiume. A formularlo è Andrea Fiozzi dalla sede di Parcobaleno dove, nella nuova serra adattata a aula di educazione ambientale, si è parlato della biodiversità dell’area Paiolo in un incontro promosso con il Gruppo naturalistico mantovano. «Conoscere il territorio e farlo conoscere – ha spiegato – è un passo per farlo diventare patrimonio comune e da questa condivisione può derivare una strategia: può partire lo stesso percorso di allora, per difendere l’area del Paiolo».
Inevitabile che il tema della serata virasse da habitat e specie protette (di cui il Gnm ha accertato e documentato la presenza in ore e ore di monitoraggio volontario) alla stringente attualità ovvero il destino dell’area che un tempo fu il quarto lago di Mantova, il maggiore. Le aspettative sono alte e la domanda è precisa: «Cosa possiamo fare come cittadini per salvaguardare ciò che rimane?». «Lavoriamo in rete fra tutte le associazioni per creare conoscenza: le istituzioni non lo fanno, non hanno favorito la diffusione della conoscenza, colmiamo noi il vuoto» è stato l’appello-riposta di Fiozzi.
Da conoscere, sul canale Paiolo, c'è sempre molto. Enrico Cavaletti e Samuele Aldi, del Gruppo naturalistico mantovano, hanno offerto due ore di racconto, immagini fotografiche, mappe. Una documentazione che conferma la presenza di due specie protette, una a rischio di estinzione: la rana di Lataste, specie endemica della Pianura Padana e la Emys orbicularis, l’ormai rara testuggine palustre europea. I due volontari hanno geo-referenziato i siti di riproduzione, fotografato le ovature e i piccoli nati. La società di erpetologia d’altronde ha assegnato all'area, per queste stesse ragioni, la qualifica di “ rilevanza erpetologica nazionale”.
Le due specie sono protette dalla direttiva europea Habitat e da una legge regionale, ma Regione Lombardia non ha accolto, qualche anno fa, la richiesta di Parco e Comune di istituire per il Paiolo un regime di tutela a riserva naturale. Riserva popolata da anfibi, rettili, lepri, volpi, ricci, caprioli, più di 60 specie avifaunistiche anche di pregio: un piccolo regno di biodiversità quello descritto dai due naturalisti. «È un'area che soddisfa tutte le esigenze biologiche delle specie. È un laboratorio a cielo aperto – ha spiegato Cavaletti – ma servono interventi che favoriscano lo sviluppo delle specie: bacini di depurazione, pannelli informativi sulle specie presenti, alloctone o locali, una fascia a riserva integrale distanziata da quella ove si prevede la frequentazione». Ed è un luogo che fornisce servizi ecosistemici all’intera comunità: «Tutta la valle è una zona depressa e quindi di regolazione dei fenomeni idrologici che, proprio in questi giorni stanno mostrando la loro potenza e offre mitigazione agli effetti dei cambiamenti climatici». Le minacce, spiegano, sono anche le prime autorizzazioni rilasciate alla nuova ditta proprietaria dell’area. «Il campo pozzi è stato autorizzato perché nella valutazione di impatto ambientale si afferma che non avrebbero provocato impatto sulle specie protette. Non è così, il danno c'è» ha avvertito il veterinario e naturalista Davide Aldi. Gloria De Vincenzi