Resta calva dopo la decolorazione. Risarcimento da 31 mila euro
Un risarcimento di 31 mila euro alla parte offesa e quindi il non doversi procedere per il reato contestato di fronte al Giudice di Pace, Valeria Raudino.
Erano stati citati a giudizio per lesioni colpose i tre fratelli parrucchieri che a luglio 2020, schiarendo i capelli a una cliente, la lasciarono praticamente calva.
La decolorazione effettuata nel salone era andata decisamente male e una donna, 43enne della provincia di Padova, vide i suoi capelli cadere nel giro di un batter d’occhio. I pochi rimasti dopo il trattamento caddero un paio di giorni dopo.
La donna ha così denunciato il salone e i suoi parrucchieri. L’obiettivo era un risarcimento del danno in primis, ma poi anche capire se quello che è successo sia stato frutto di errori o negligenze commesse da chi le ha decolorato i capelli. Ora il risarcimento del danno è arrivato.
Il fatto è avvenuto il 28 luglio del 2020 nel salone “Immagine Lui & Lei” di Ponte San Nicolò. La 43enne, difesa dall’avvocato Paola Porzio, si era recata nel negozio di parrucchieri gestito dai fratelli Barbara, Massimiliano e Simone Rampazzo per schiarire i capelli.
Qui le era stata applicata la decolorazione, che in brevissimo tempo ha avuto effetti a dir poco devastanti sulla chioma della donna.
Una «ustione chimica al capillizio naturale, all’epoca lungo circa 60 centimetri, con conseguente frattura e caduta della maggior parte delle ciocche a 5 centimetri dal cuoio capelluto».
Un evento che ha creato per un lungo periodo di tempo uno stato d’ansia, di depressione e forte disagio nella 43enne, che ha dichiarato di non riuscire a guardarsi neppure allo specchio. Per un periodo non breve è dovuta ricorrere a delle extension per cercare di nascondere il fatto che non avesse più i suoi bei capelli. Un danno evidente.
L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Benedetto Roberti, ha dapprima iscritto i parrucchieri sul registro degli indagati per il reato di lesioni colpose. Sono stati sentiti gli agenti di commercio che abitualmente vendono il prodotto per schiariture utilizzato sulla testa della cliente. E non è emerso nulla. Tanti altri saloni lo usano e non era mai capitato nulla di simile.
Il pm in un primo momento aveva chiesto l’archiviazione, impugnata dall’avvocato Porzio: uno dei parrucchieri infatti aveva ammesso durante le indagini di aver visto delle stranezze durante la decolorazione, ma comunque di aver lasciato il prodotto in testa per 40 minuti.