Riccardo, 24 anni e un volto di successo grazie a “Vivere non è un gioco da ragazzi”
PAVIA. Un liceale alle prese con il senso di colpa, con le conseguenze delle proprie decisioni sbagliate, con il tentativo di superare le barriere sociali e di conquistare, manco a dirlo, la ragazza dei suoi sogni. È questo l'identikit di Lele, protagonista della serie "Vivere non è un gioco da ragazzi" che ha debuttato su Raiuno lo scorso lunedì ed è già disponibile per intero su Raiplay. A dare il volto e la voce al personaggio è il pavese Riccardo De Rinaldis Santorelli, 24 anni, nel cui curriculum compaiono non solo tante pubblicità ma anche diversi ruoli in fiction di successo, da "Don Matteo" a "Doc", da "Non mentire" a "Luce dei tuoi occhi".
Dopo aver recitato accanto a Nino Frassica, Alessandro Preziosi e Luca Argentero, questa volta Riccardo condivide il set con Stefano Fresi, Nicole Grimaudo e Claudio Bisio, ma anche con un gruppo di giovani attori (tra cui la coprotagonista Matilde Benedusi) diretti da Rolando Rovello, a cui Picomedia ha affidato il compito di portare sullo schermo il romanzo "Il giro della verità" di Fabio Bonifacci.
La storia comincia quando Lele, che frequenta un liceo bene di Bologna pur appartenendo a una famiglia non troppo agiata, sente la necessità di colmare le differenze economiche tra lui e i suoi compagni. Cerca un modo per fare soldi facili e lo trova nello spaccio di sostanze stupefacenti in discoteca.
«Esatto, questo è il motore che avvia la trama, più che la tematica centrale della serie. Ovvio che di droga tra gli adolescenti si parla, ma il focus è più intimista, e ruota intorno alle conseguenze che le azioni di Lele hanno su di lui e sul suo mondo. Lele stesso non è dipendente da nessuna sostanza, è un ragazzo per tanti versi normale, il cui mondo ruota intorno alla scuola, allo sport e alla famiglia, ma che si trova a compiere azioni sconsiderate per far colpo su quello che è il suo primo amore».
Quanto è distante da te?
«Abbastanza. Io a sedici anni ero molto responsabile e riflessivo, mi ponevo mille domande prima di fare qualcosa. Lele invece agisce senza pensare, e finisce per farsi del male. Ecco, questa è un'altra differenza: io non sarei mai disposto a farmi male, neanche per amore».
Come hai trovato il clima sul set?
«Fantastico, ha funzionato tutto alla perfezione. E non solo con gli altri miei coetanei, Matilde in primis, con cui c'è stato da subito grande affiatamento, ma anche con gli attori protagonisti, dai quali abbiamo appreso moltissimo. Per chi muove i primi passi in questo mondo incontrare dei professionisti disponibili ad aiutarti e a consigliarti è davvero una grazia».
Qualcuno ha detto che "Vivere non un gioco da ragazzi" cavalca l'onda del successo di "Mare Fuori". Sei d'accordo con questa affermazione?
«Il produttore è lo stesso (Picomedia, ndr ) e sicuramente le dinamiche giovanili sono centrali in entrambe le narrazioni. Non direi però che "cavalca l'onda", o almeno non lo direi con un'accezione negativa: credo che sia una fortuna, per "Vivere non è un gioco da ragazzi", il fatto di essere arrivata dopo "Mare Fuori", perché grazie a quella serie ora il pubblico è particolarmente ricettivo alle tematiche adolescenziali e sui rischi che si corrono in questa particolare fascia d'età».
Sei molto giovane, ma hai iniziato la carriera prestissimo prima come baby modello e poi come attore di pubblicità e fiction. Ma quest'anno hai preso parte anche al film "Headshot": c'è il cinema tra i tuoi obiettivi futuri?
«Diciamo che è il mio obiettivo principale, sì. Sono un patito di cinema, adoro i vecchi film e mi piace il rituale della sala: ti siedi, spegni il telefono e stacchi dalla realtà fisica e virtuale per un paio do're. Ricarichi le pile mentre ti immergi in una storia che non è la tua». —
Serena Simula
© RIPRODUZIONE RISERVATA
----------------
La fiction in sei puntate “Vivere non è un gioco da ragazzi” va in onda il lunedì alle 21.30 su Raiuno, ma è disponibile anche per intero gratuitamente su Raiplay. Tratta dal romanzo “Il giro della verità” di Fabio Bonifacci, è sceneggiata dallo stesso autore.