Risparmiatori truffati dalla consulente. Una ex dipendente delle Poste a processo
Una ventina di risparmiatori truffati da una consulente delle Poste centrali di Mogliano.
Lo si è scoperto, ieri mattina, in tribunale a Treviso, dove s’è formalmente aperto un processo a carico di Francesca C. , 44 anni di Mestre.
La donna, poi licenziata dalle Poste, tra il novembre del 2019 e l’ottobre del 2020, con varie tecniche, avrebbe alleggerito i conti correnti dei clienti.
Era lei, secondo l’accusa formulata dalla procura della Repubblica di Treviso, nella sua funzione di consulente, a consigliare i clienti sulle somme da investire. I clienti raggirati erano per lo più anziani, che si fidavano ciecamente dell’impiegata postale, non foss’altro che per loro le Poste rappresentavano un’istituzione.
Era lei, inoltre, a prospettare agli anziani operazioni di varia natura facendo loro firmare distinte e digitare il pin personale. Le cifre alleggerite dai conti degli ignari clienti, variavano da qualche centinaio a diverse migliaia di euro.
Ieri mattina, nei corridoi del tribunale di Treviso, non è passato inosservato il gruppo di truffati, per lo più anziani.
«È stato il direttore delle Poste centrali di Mogliano – ha raccontato un’ottantenne moglianese – a consigliarci di andare a denunciare il fatto dai carabinieri. Qualcuno s’era accorto che dal conto corrente mancavano dei soldi e dalle verifiche interne hanno visto che tutti noi eravamo stati raggirati».
Si aspettavano un risarcimento dei danni dalle Poste ma non hanno visto un centesimo. «Eravamo sicuri, – dice un altro signore truffato – vista la fiducia che riponevamo nelle Poste, che ci avrebbero restituito quanto l’impiegata ci aveva tolto, ma invece nulla. E ora siamo qui, senza neanche un avvocato che ci rappresenti in aula».
L’appello dei 19 anziani truffati è che qualche associazione di consumatori li possa aiutare, almeno per poter tornare in possesso dei soldi sottratti.
«Qui c’è gente – spiega un moglianese che ha accompagnato la madre in udienza – che si è vista sottrarre poche centinaia di euro. Ma c’è a chi è stato tolto anche cinquemila euro. Riteniamo che il danno complessivo ammonti a diverse decine di migliaia di euro. Tutti soldi che queste persone hanno fatto fatica a guadagnare».
Il processo, iniziato formalmente ieri davanti al giudice Gianluigi Zulian è stato rinviato a settembre. Motivo? Il legale dell’imputata ha deciso di rinunciare al mandato. Da qui la necessità di nominare un difensore d’ufficio, che prenda le difese dell’impiegata, licenziata dalle Poste.
«A noi – spiega un altro anziano truffato – non ci è stato spiegato nulla. Un avvocato? Qui molti temono di dover pagare l’avvocato e non vedere poi rientrare alcun soldo. Oltre l’inganno anche la beffa. In realtà dovevamo forse rivolgerci a qualche associazione di consumatori. Purtroppo, l’amarezza di quanto è successo è molto grande. Bisognerebbe che qualcuno ci consigliasse bene cosa possiamo fare per poter riavere indietro i nostri soldi senza spenderne ulteriormente». —
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