Food & Science Festival, Confagricoltura: «Clima che cambia e inflazione i nemici dell’agroalimentare»
Un settore alle prese con un cambiamento epocale, quello dell’agroalimentare italiano, che coinvolge un milione e duecentomila imprese per un fatturato di duecentoventidue miliardi di euro (dato riferito allo scorso anno), il diciannove per cento del quale prodotto in Lombardia da un ecosistema in cui le piccole e medie aziende sono in netta prevalenza.
Se ne è parlato il 19 maggio nella giornata di apertura della settima edizione di Food & Science Festival, al Teatro Bibiena, al forum “AgriFood Experience: le nuove frontiere della filiera agroalimentare italiana: energia, digitalizzazione e competenze”, organizzato in collaborazione con Unicredit. La domanda è come rispondere a una situazione nazionale e globale fortemente incerta, in cui incidono contemporaneamente numerosi fattori, dalla guerra alla necessità di portare avanti la transizione ambientale, fino all’impennata dei prezzi.
«Abituarsi a fare business con prezzi che in un anno e mezzo sono saliti del novanta per cento è una sfida non da poco – ha detto l’analista dell’evoluzione economica e dei mercati Giampaolo Morittu – Abbiamo a che fare con un settore, quello dell’agrifood, in cui le esportazioni sono cresciute moltissimo, ma restano comunque un elemento di nicchia nella filiera, mentre il mercato interno è molto difficile: fermo da dieci anni e affollato di competitor».
«L’ultima annata è stata in chiaroscuro – ha aggiunto Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova e allevatore – non ci era mai capitato di dover affrontare cambiamenti così repentini».
Un ruolo chiave per la competitività è svolto dalla formazione: «Gli Istituti tecnici superiori sono un sistema ancora poco conosciuto ma strategico per le imprese» ha detto Simona Maretti, coordinatrice Its Agroalimentare di Mantova.
Per Matteo Lasagna, vice presidente nazionale di Confagricoltura c’è, poi, un tema politico legato alla capacità di innovazione in agricoltura: «Non ci servono contributi spot, come purtroppo sta accadendo per la misura 4.0, in pratica declassata. Le imprese agricole stanno facendo molti progressi su strutturazione aziendale e formazione. Hanno voglia di innovare. Serve – ha concluso Lasagna – far crescere la nostra economia e contrastare, da un lato, un mercato minato dall’inflazione, e dall’altro il cambiamento climatico. Questo ci chiede il momento».