Comunali Pieve di Cadore 2023, Sindi Manushi eletta sindaco. Le preferenze dei consiglieri
«Siamo oltremodo felici, non ci aspettavamo una accoglienza così, una partecipazione così grande al voto: in termini percentuali l’affluenza è stata più vicina al 50 che al 40 per cento del quorum». Esulta e festeggia Sindi Manushi, da ieri pomeriggio nuovo sindaco di Pieve di Cadore. La tensione della lunga serata elettorale di domenica, con l’affluenza rimasta desolatamente sotto la soglia decisiva del quorum, e poi il rimbalzo del lunedì mattina con la gente che ha ricominciato ad andare ai seggi e a riaccendere la speranza di scongiurare il commissariamento, si è sciolta definitivamente quando è arrivato il dato finale dell’affluenza: 48,31%. Era fatta.
Un post musicale sul suo profilo Facebook – la canzone “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi” di Lucio Battisti, con un verso del brano, «Come può uno scoglio arginare il mare? ». Poi la festa tutti assieme al bar di Nebbiù, la sua frazione, assieme alla squadra di Pieve Futura che l’ha sostenuta.
«Eravamo un po’ preoccupati domenica sera», ammette Sindi Manushi, «quando abbiamo visto che eravamo l’unico comune bellunese al voto a non aver raggiunto già il quorum. Invece poi c’è stata una grande risposta da parte dei cittadini. Va detto anche che domenica tanti erano fuori dal Cadore: c’era l’adunata degli alpini, c’erano eventi giovanili atroce, c’era anche brutto tempo e freddo, molti hanno preferito aspettare un giorno e uscire di casa per andare a votare con il bel tempo».
Certo, la tensione è rimasta alta fino all’ultimo nel paese del Tiziano. Con tre sezioni conteggiate su quattro, l’affluenza complessiva era arrivata al 50,25 per cento. Poi il conteggio dei votanti dell’ultima sezione ha invece fatto abbassare il risultato al 48,31%. E lo scrutinio ha mostrato anche una quota di schede nulle (31 in totale) e infilate bianche nell’urna (48 in totale).
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Senza contare l’amarezza della vigilia per il vandalismo alle bacheche di Tai, con un manifesto strappato e un messaggio anonimo contro Manushi. Un episodio denunciato con amarezza via social dalla stessa candidata: «Si tratta forse dell’unica contestazione manifesta, in una campagna elettorale combattuta a suon di sabotaggi sottotraccia, di telefonatine, messaggini e inviti a non andare a votare. Nessuno che si sia preso il coraggio di venire agli incontri frazionali e dirmi in faccia e davanti alla platea perché sarei inadeguata come sindaco e perché la mia squadra non meriti la vittoria... Quest’ultimo episodio non fa altro che rafforzare un’idea che già mi ero formata, e cioè che l’unica differenza tra Pieve Futura e chi le rema contro è il coraggio».
Tutto spazzato via come neve al sole nel pomeriggio, dopo la chiusura dei seggi, dal risultato finale positivo: il quorum è stato raggiunto e superato e Pieve di Cadore ha il suo sindaco, Sindi Manushi.
A Nebbiù è stata festa, così, per la neo eletta prima cittadina e la sua squadra, celebrando il risultato complessivo e dei singoli consiglieri – entreranno tutti in aula e, anzi, rimarrà una sedia vuota – ma lasciando per il momento sullo sfondo la questione della nuova squadra.
«La giunta in realtà non l’ho ancora svelata e penso che non lo farà ancora per un paio di giorni», ammette Manushi, «ho bisogno ancora di pensarci. Lo avevo comunque già detto durante gli incontri nelle frazioni: i criteri per comporre la giunta saranno misti. Da un lato terrò conto delle competenze che ciascuno ha, dall’altro dell’esito del voto popolare, dall’altro anche della disponibilità di tempo di ciascuno».
Dallo scrutinio delle preferenze, in ogni caso, emerge qualche indicazione forte arrivata dalle scelte degli elettori di Pieve di Cadore.
A fare il pieno di preferenze è stata Francesca Trevisan, una giovane molto attiva in paese attraverso l’associazione Avanpieve e anche impegnata nell’organizzazione del Carnevale. Con i suoi 96 voti è lei la candidata più votata: un bel segnale di rinnovamento, una donna di 30 anni in cima alle preferenze nella lista di una sindaca della stessa età.
Ma la lista è stata premiata anche dalla popolazione più matura: Domenico Chiesa, 69 anni, è il consigliere al secondo posto nella classifica delle preferenze, con 70 voti personali portati a casa.
«Sono contento che Pieve abbia eletto il sindaco», commenta il sindaco uscente, Giuseppe Casagrande. «Il commissariamento sarebbe stato una sconfitta per tutti. Non è stato facile raggiungere il quorum ma alla fine il risultato è stato conseguito».
«Contro i pregiudizi Pieve di Cadore dimostra che bisogna avere fiducia dei giovani e che il luogo di nascita è solo un fatto/atto burocratico», è stato il commento via social dell’ex sindaco Roberto Granzotto all’elezione di Manushi, che ha origini albanesi. «Guardiamo con fiducia alla Pieve Futura», è l’invito con cui Granzotto ha salutato l’elezione.
Le preferenze
Francesca Trevisan 96
Domenico Chiesa 70
Cristina Marchi 59
Daniela Tabacchi 57
Maurizio Bergamo 51
Luca Valmassoi 47
Isabel Da Cortà 43
Margherita Valcanover 37
Mattia Baldovin 30
Roberta Santin 22
Nicoletta Cargnel 20