Festa e fuochi al Cosulich di Monfalcone, parte dell’Aris San Polo: «Il presidente si dimetta»
MONFALCONE. Mai così presidenti in bilico nel calcio monfalconese. Se riavvolgiamo il nastro dell’ultima settimana, si scandiscono giornate spinose per le società che riempiono gli stadi cittadini. Il primo caso a esplodere, dopo i fatti eclatanti di Udinese-Napoli, è quello della Romana, con la sospensione dell’ex patron Francesco Seibessi. Ma il secondo in procinto di deflagrare, a seguito dei 3 minuti scarsi di spettacolo pirotecnico (non autorizzato) al Cosulich due domeniche fa, sempre per solennizzare il match-scudetto, riguarda l’Aris San Polo calcio. Filo rosso la vittoria degli azzurri in massima serie.
I fuochi d’artificio a Panzano
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Accade infatti che il direttivo, o almeno una sua parte, stigmatizzando l’episodio dei fuochi d’artificio di Panzano, prenda con fermezza posizione, dopo aver «già sensibilizzato il presidente sull’opportunità di rassegnare le dimissioni dal ruolo». Cristiano Petriccione, che dall’inizio si è assunto ogni responsabilità sui caroselli napoletani allo stadio, parlando appunto di iniziativa (ed errore) personale, ha forse le ore contate al vertice dell’Aris? «Ci devo ancora pensare», risponde il patron, amareggiato per la piega assunta dalla vicenda. Non si capacita del polverone, rivendicando «il solo desiderio di far qualcosa per i più piccoli, infatti lo show pirotecnico, durato 3 minuti, era per loro: ignoravo servisse un permesso, altrimenti l’avrei chiesto». Petriccione, con l’avvocato Paolo Visintin, ha risposto via pec all’ente, dicendosi sorpreso del tenore della comunicazione, dato che pure «l’assessore allo Sport», come la sindaca, «era stato invitato» alla festa, peraltro «a ingresso libero, organizzata per i bambini e senza scopro di lucro».
Le prese di distanza e le scuse
L’ente invece recapiterà nelle prossime ore il responso al direttivo, dopo «la nota pervenuta in cui prende le distanze dal patron e si scusa». La dirigente dell’Area Giovani Paola Tessaris chiarisce: «L’amministrazione sta valutando una risposta che responsabilizzi il direttivo sulle decisioni da assumere. L’aspetto sulla violazione delle norme di sicurezza non è di secondaria importanza e tale mancata attenzione risulta un dato molto rilevante».
Il comunicato del direttivo al Comune
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Il comunicato del direttivo, dunque, spedito al Comune. L’Aris dopo la riunione di giovedì e la lettera allegata alla pec inviata dal Comune il 9, esprime «rammarico e dispiacere per i fatti e comportamenti tenuti domenica 7 all’impianto di via Cosulich». Non solo: «prende le dovute distanze». E «condanna e disapprova con fermezza gli episodi», dichiarandosi «del tutto estraneo». La «manifestazione è stata organizzata all’insaputa del direttivo, in via del tutto privata e a livello personale dal presidente Cristiano Petriccione». Così, pur se la società «non è da ritenersi responsabile e implicata negli eventi», l’Aris porge «le proprie scuse agli abitanti della zona, per il fastidio e il disturbo arrecato in particolar modo a chi è proprietario di animali domestici», a causa dello spavento provocato dallo scoppio dei fuochi. A firmare il comunicato il vice Mattia Zanini, che a margine chiarisce la posizione delicata della società, tra presidente e Comune come tra incudine e martello. «Non sono parole contro la persona, bensì l’episodio, sfuggito di mano», afferma. La società, in ragione «di un rapporto di fiducia incrinato con l’ente, per fatti non dipesi però dalla società», deve pensare a «tutelare i 283 tesserati e i progetti, non solo sportivi, ma sociali ed educativi, al Cosulich».
La replica del presidente
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Questa invece la replica del presidente, che sta decidendo il da farsi, ma intanto rileva come «giovedì mancassero 4 persone su 7» e «fosse presente invece chi non siede in direttivo» (il consigliere comunale Maurizio Caradonna, referente del settore giovanile e nell’occasione «segretario», specifica Zanini ribadendo per la seduta «il possesso di tutti i crismi»): «A svantaggio della famiglia, ho dedicato tutto me stesso all’Aris e penso d’aver contribuito al fatto che oggi vanti una squadra in Juniores e Prima categoria». Il patron ammette la «leggerezza», ma ritiene ingeneroso il sollecito a dimissioni: «Non vedo tutto ’sto casino, volevo solo fare i fuochi per i bambini, ho sbagliato, ma finora ho pure mantenuto ogni promessa, tirando su l’Aris». L’esonero non sente di meritarselo, ma «se me ne vado, fonderò un’altra società». Parola di Petriccione.