“Arrivati dalla Lombardia e accolti dalle suore a Udine”: il racconto degli alpini dai gruppi di Valcamonica e Vicenza
Rino Gelmini, alpino della Valcamonica, ha 74 anni, per una vita ha fatto l’autista e non si spaventa certo a mettersi al volante di un qualsiasi mezzo a motore e macinare chilometri. Lo ha fatto anche nelle scorse settimane, andata e ritorno a Udine tre volte, per trovare la sistemazione adatta al suo gruppo di penne nere, 48 persone tutte di Terzano, paesino di montagna di 300 anime in provincia di Brescia. E alla fine ci è riuscito e ha strappato il sì delle suore di Santa Maria dell’Orto, in via Maniago.
Tende e camper nel piazzale dell’ampio giardino dietro la scuola materna ed elementare gestita dalle religiose, brande e letti in uno stabile adiacente, che gli alpini della Valcamonica hanno sgomberato da vecchie masserizie e ripulito. «Avevamo bisogno di posti letto - racconta Gelmini che con la moglie si sta apprestando a visitare il centro città e a partecipare alle prime cerimonie dell’adunata - e così abbiamo proposto alle suore di ripulire l’edificio che loro usavano come magazzino e ripostiglio. Abbiamo fatto due o tre viaggi fino al centro raccolta di via Rizzolo, ma abbiamo finito il lavoro. Le suore sono felicissime, noi abbiamo un tetto per dormire».
I bambini della scuola materna, con in mano le bandierine italiane colorate da loro stessi, salutano gli alpini, incuriositi dal cappello con la penna nera, il clima è festoso e sereno. «Le religiose vengono a vedere se è tutto a posto, ci hanno fatto anche delle foto e sono contente quando suoniamo con la fisarmonica e intoniamo i canti alpini - aggiunge Gelmini - . Udine è bella, ci sono già stato nel 1996, l’accoglienza è sempre speciale, con noi ci sono anche tanti giovani aggregati. Pensi che in un paese di 300 persone abbiamo 100 iscritti all’Ana, merito del capogruppo Italo Minelli che sa coinvolgere la gente». Suor Dolores, una delle sei religiose di Santa Maria dell’Orto, conferma che la presenza degli alpini è una parentesi gradita e che tutto sta andando per il meglio.
Nella zona di Sant’Osvaldo si sono accampati i commilitoni di Sigilletto, frazione di Forni Avoltri, che sono gemellati con Asti. Abbracci, pacche sulle spalle, un brindisi dopo tanto tempo che non ci si vede. «Le nostre famiglie di origine - racconta Lucio Di Sotto - sono originarie di Sigilletto, ma noi ci siamo stabiliti un po’ dappertutto, a Udine, Trieste, in Alto Adige. Per l’adunata ci troviamo ogni anno, è una occasione imperdibile per fare un po’ di festa, il calore della gente che ci ospita è importante. Siamo una cinquantina, non manca mai nemmeno mio figlio, che fa l’architetto a Barcellona e che per l’occasione ha preso ferie ed è venuto in Friuli».
Le penne nere di Telgate, Bergamo, si sono sistemate nel piazzale di viale Vat, dove ogni sabato c’è mercato. C’è Luca che, per ragioni anagrafiche, non ha fatto la naja, ma porta orgoglioso il cappello del nonno Egidio. «Ma lo spirito alpino è ben radicato - dice -, io sono iscritto Ana, ai tempi del Covid ho prestato servizio da volontario alla fiera di Bergamo, dove in tre settimane abbiamo realizzato l’ospedale. Per noi giovani l’emergenza della pandemia è stata una prova del fuoco». Andrea Brevi, anche lui di Telgate, l’alpino lo ha fatto a Trento, quarto 98 genio guastatori. «A mio avviso la leva avrebbero dovuto mantenerla - osserva - i ragazzi devono imparare a stare con la gente, qua noi siamo una famiglia, ci si aiuta in ogni caso, tutti danno una mano se c’è necessità. Cosa mi piace di questa adunata? La città dobbiamo ancora vederla per bene, ma direi che la App dell’adunata è molto ben fatta, davvero un ottimo servizio, utilissima».
In un cortile di via Planis c’è un gruppo di alpini dell’Appennino parmense, precisamente di Neviano degli Arduini. C’è il decano Dante Baldi, 75 anni - per la terza volta a Udine, dopo il 1983 e il 1996 - che butta la pasta nel pentolone e si occupa del rancio per gli altri. L’allegria non manca, nonostante la brutta sorpresa che vecj e bocia hanno trovato al risveglio: frigorifero svuotato da salumi e prosciutti e affettatrice sparita. «Ma l’accoglienza della gente è ottima - rassicurano - , qua in Friuli c’è tanta storia alpina». «Ho fatto il soldato a Pontebba, artiglieria da montagna - racconta Baldi -, cerchiamo di mantenere lo spirito alpino, che significa amicizia, educazione e volontariato».
Al campo 3 dell’Ana in viale Forze Armate ci sono almeno 250 penne nere di mezza Italia, dall’Abruzzo all’Emilia, dal Piemonte al Veneto. Livio Biasia è il vice presidente del gruppo di Foza, sezione Monte Ortigara, terre alpine per antonomasia. «Qua c’è una grande organizzazione - commenta - , siamo sistemati bene, tutta l’area è recintata, c’è una reception, si lasciano i dati anagrafici. Io sono della Julia, ho fatto il militare nel 2001 a Vacile, praticamente l’ultimo anno della leva obbligatoria e sono molto contento di essere a Udine. Ci aspettiamo una grande adunata, non le chiacchiere di Rimini, tutti quei discorsi sulle presunte molestie alle donne che poi sono finiti in niente».