La visita del console bengalese nell’Isontino: «Siamo qui per lavorare e integrarci»
MONFALCONE I temi del welfare e dell’integrazione della comunità bengalese sono stati al centro dell’incontro avvenuto venerdì mattina a Gorizia tra il prefetto Raffele Ricciardi e il console generale della Repubblica popolare del Bangladesh a Milano Mjh Jabel. L’appuntamento, inserito nel fine settimana di visite del rappresentante diplomatico di Dacca nell’Isontino, è durato una cinquantina di minuti ed è servito a cercare delle strategie per rafforzare i rapporti tra la comunità italiana e quelle bengalese, una comunità che sul territorio locale conta circa 3 mila residenti a cui si deve aggiungere un contingente non residente stimabile tra le 2 mila e le 3 mila unità.
«Nell’Isontino c’è una delle più importanti comunità bengalesi d’Italia – conferma il console Jabed –. In particolare abbiamo cercato di trovare il modo migliore per raggiungere l’integrazione con la società italiana e contribuire alla prosperità delle due popolazioni, ma abbiamo anche cercato di capire come avanzare culturalmente con programmi di educazione. Un aspetto fondamentale che abbiamo affrontato è quello della lingua e della cultura. Vogliamo enfatizzare l’importanza dell’apprendimento dell’italiano ed è per questo che vogliamo collaborare con l’ufficio scolastico. Nella mia prossima visita cercherò quindi di incontrare i dirigenti scolastici per capire come avviare questo sistema di collaborazione e di sviluppo educativo. L’obiettivo è disegnare un programma per aumentare l’istruzione e offrire competenze linguistiche, in particolare ai bambini e alle donne».
Il console Jabed insiste sul tema delle donne in particolarmente. «Le donne rimangono spesso indietro nell’apprendimento della lingua, ma crediamo che sia importante potenziare la vita di comunità coinvolgendo sia gli uomini, sia le donne. Quasi il 50% della popolazione è femminile e non vai lontano se non la coinvolgi. In Bangladesh una delle sfide è proprio il rafforzamento della componente femminile. Una delle ragioni del nostro rapido sviluppo è stato proprio questo: il Paese è guidato da un primo ministro donna e importanti ministeri sono assegnati a delle donne. Anche nell’educazione universitaria uomini e donne sono metà e metà».
La sfida è dunque cambiare la mentalità di chi è venuto in Italia e non conosce la modernizzazione avvenuta nel Paese d’origine. «Il Bangladesh di oggi è cambiato. Il nostro governo sta lavorando per portare avanti le donne: vanno a scuola e lavorano. Fuori dal Paese si sta collaborando con le locali amministrazioni per portare avanti chi è rimasto indietro. Serve quindi la collaborazione di tutti».
Se la componente femminile è fondamentale, rimane in ogni caso strategica l’attività ludica per le generazioni più giovani. «Abbiamo chiesto interventi anche per avere attività extracurriculari per i nostri bambini», ha evidenziato il console. «Il Bangladesh è molto forte nel cricket, ma ama anche il calcio e lo guarda. Non c’è solo il cricket: siamo grandi tifosi della nazionale azzurra. Nell’ultimo Mondiale, mio figlio mi ha chiesto, “Dov’è l’Italia?”. L’Italia del calcio è molto popolare in Bangladesh. I parchi giochi aiutano i ragazzi a integrarsi di più con la società italiana e a imparare la lingua».
Con il prefetto Raffaele Ricciardi (e prima con il questore Paolo Gropuzzo) è stato affrontato anche il tema dell’ordine pubblico, da cui però non sono emersi particolari problemi. «Siamo qui per lavorare e integrarci, in tutti i settori», ha concluso il console generale Jabed