Il thriller della prof del Cairoli ispirato dalla “memoria dei sassi”
Guidata dal proprio intuito, un'ex professoressa di Pavia si mette a indagare sulla misteriosa morte del marito di una sua compagna di corso Unitre. La ricerca della verità la farà viaggiare indietro nel tempo, fino alle antiche vicende medievali pavesi legate alla Inquisizione, che narrano storie di streghe condannate ingiustamente. È questa la trama de “La memoria dei sassi”, il romanzo giallo (edito da Horti di Giano) scritto dalla pavese Annalisa Gimmi – docente di Italiano e Latino presso l’Istituto Cairoli di Pavia - che venerdì alle 18 sarà presentato alla libreria Delfino di Pavia. Abbiamo intervistato l'autrice che domani presenterà il libro in dialogo con Marina Milani.
Cos'è la “memoria dei sassi”?
«Il titolo è nato da ciò che provo quando cammino per le vie della vecchia Pavia. Ci sono palazzi antichi che conservano i segni di arcate appartenute a finestre o a porte che oggi non esistono più. E a volte mi sembra di vedere le persone che a quelle finestre si sono affacciate, o che dietro a quelle porte avevano le loro case. Lo stesso per i sassi dei vicoli: è come se ci fossero impresse le impronte di chi ci ha camminato in altre epoche. E mi chiedo cosa rimane di quelle persone. È proprio sparito tutto? Io credo che gli oggetti conservino invece qualcosa di quelle vite».
Il suo libro mescola storia e fantasia. Quali aspetti del passato di Pavia l'hanno colpita maggiormente?
«La prima idea della storia mi è nata dal personaggio di Alma, la strega. Ho quindi fatto delle ricerche sui processi alle streghe in città, un argomento di cui conoscevo molto poco. Così ho scoperto che nel ‘500 a Pavia era attivo un temutissimo inquisitore. Ho ricercato i luoghi dove venivano celebrati i processi e dove venivano eseguite le sentenze. Ci sono testimonianze fino a tutto il XVI secolo. Per questo io ho scelto di ambientare questa parte del romanzo un secolo più tardi: per richiamare solo indirettamente gli eventi reali e dare più spazio alla fantasia».
In che modo il suo romanzo è in qualche modo femminista?
«A partire già dal personaggio, emblematico, della strega, vittima, eppure ribelle. Ma poi quasi tutti i personaggi sono donne. Prima di tutto Anna, l’investigatrice dilettante che ai giorni nostri si trova a indagare su un terribile fatto di sangue. E poi le sue amiche. Ma anche le varie donne del passato, spesso schiacciate dal potere maschile, che però dimostrano una forza e una volontà di resilienza davvero ammirevoli».
Dal '600 ai tempi moderni. Che personaggio è Pavia in questa sua opera?
«Pavia è certamente la vera protagonista. Insieme ai tempi più lontani, mi è piaciuto ricordare uno spaccato della mia infanzia, attraverso gli occhi di Anna. E ho rivisto alcuni dei personaggi che hanno popolato il mio mondo di bambina. Amo Pavia per tutte le storie, vere o possibili, che nasconde nei suoi cortili e nei palazzi che noi sfioriamo, magari in modo distratto, quando passeggiamo per le sue strade. Come tutte le città, è viva. E conserva i segreti delle vite di tutte le persone che ci hanno preceduto».Giacomo Aricò