La prima adunata a Udine nel 1925: in quasi cent’anni sarà la quinta volta
UDINE. Si avvicina la data (11-14 maggio) della 94ª adunata nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini (Ana), la quinta ospitata da Udine. L’Associazione nacque a Milano nel 1919, lo stesso anno in cui uscì a Udine per la prima volta il quindicinale “L’Alpino”, la cui redazione fu poi trasferita proprio a Milano.
Il capoluogo friulano ha dunque dato vita al giornale che è organo ufficiale dell’Ana, stampato attualmente in 355 mila copie mensili.
La Sezione “Friulana” dell’Ana, come si chiamava allora, nacque nel settembre del 1920 e nel giugno del 1921, durante una solenne cerimonia sul colle del Castello, ricevette nelle mani di Teresa De Gasperi (madre di alpini morti per la patria e madre, idealmente, di tutti gli alpini) il nuovo simbolo della Sezione, ossia il gagliardetto ricamato dalle alunne della Scuola Normale Superiore: «Poche volte assistemmo a una festa così imponente e significativa e vedemmo sollevarsi da tutti gli animi un così pieno e universale entusiasmo», riferì la stampa udinese.
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Lo studioso di storia degli alpini in Friuli Paolo Montina ci ricorda, nel suo volume sui primi novant’anni anni di vita della Sezione, che fin dalla nascita della stessa a Udine si erano costituiti i primi gruppi: Paluzza nell’autunno del 1921, poi Tricesimo nel 1923, Savorgnano al Torre e Spilimbergo nel 1924, San Giovanni di Manzano, Martignacco e Palmanova nel 1925, e così via.
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Alla fine del 1930, in concomitanza con una grande adunata nazionale di tutti i battaglioni alpini che combatterono nella Grande Guerra, nacquero i quattro Gruppi udinesi, indicati (al pari di oggi) con i nomi dei punti cardinali.
Nell’agosto del 1925, la sesta Adunata nazionale si tenne a Udine. «Ogni convegno alpino ha in sé una corrente di continuità. Sono le tappe di un’unica strada, percorsa con identica fede, con uguale spirito fraterno», leggiamo ancora sulla stampa udinese dell’epoca.
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Nell’occasione si raggiunse anche il Monte Nero per inaugurare un monumento in ricordo di Alberto Picco (medaglia d’argento al valor militare) e dei Battaglioni “Susa” e “Pinerolo”.
Verso il 1930 l’Associazione ebbe dal Comune una sede di prestigio, denominata “la Baita” e ubicata sotto la Loggia di San Giovanni, accanto al Tempietto consacrato ai caduti in guerra.
Nel 1947, dopo le traversie e le tragedie del Ventennio e della Seconda guerra mondiale (durante la quale non si tennero adunanze) la prima brigata alpina ricostituita fu la Julia, mentre l’Ana rinacque con un programma di solidarietà nazionale e di impegno nella ricostruzione post-bellica che si è tradotto, nei decenni, in una formidabile capacità di aggregazione e mobilitazione.
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Nel 1962 (2-3 giugno) la Sezione di Udine organizzò un’adunata locale per ricordare le gesta della Julia: l’impegno fu severo, il successo enorme. Nel 1966 la stessa Sezione concepì un “Notiziario” che due anni dopo si trasformò nel trimestrale “Alpin jò mame!”, tuttora attivo. Il 1968 è anche l’anno in cui la sede fu trasferita in via Sant’Agostino, dove rimase fino al 2005, quando la si spostò in viale Trieste.
Si dovette aspettare il 1974, 25° anniversario della Brigata Alpina Julia, per vedere a Udine un’altra adunata nazionale (la 47ª, detta «la grande adunata», dal 4 al 6 maggio). Già mesi prima gli alberghi della regione registrarono il tutto esaurito per la festa, che neppure il maltempo poté rovinare. Secondo tradizione, la Sezione Ana della città ospitante sfilò per ultima e al suo passaggio – come ricordano Stefano Gambarotto e Enzo Raffaelli in un loro libro – «sembrava che crollasse anche il colle del Castello per gli applausi della gente».
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Le successive, affollatissime adunate nazionali svoltesi a Udine, furono la 56ª, nel 1983 (6-8 maggio – prevista “per cantiere”, cioè sfilando secondo i gemellaggi tra i comuni terremotati e le Sezioni Ana giunte in loro soccorso nel terremoto in Friuli del 1976) e, un ventennio dopo il terremoto, la 69ª, nel 1996 (18-19 maggio – nell’occasione il sindaco Barazza conferì la cittadinanza alla Brigata Alpina Julia).
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Circa quella del 1983, Paolo Montina ha scritto, in un suo lavoro del 2011: «La compattezza e la compostezza del “veci e dei bocia” della Sezione di Udine hanno chiuso degnamente la sfilata mentre “gli altri” portavano nel cuore l’amicizia della popolazione dei cantieri che erano stati aperti nei paesi dopo il triste avvento del terremoto, nei quali erano ritornati da “turisti” nei giorni precedenti l’adunata dove erano stati accolti con indefinibili abbracci e festeggiamenti». —