Addio a Errante Parrino, lo scrittore e pittore che s’innamorò del Friuli
Gli piaceva essere veneziano e la sua casa al primo piano del quartiere di Dorsoduro, a un passo da piazza San Barnaba con affaccio su “I pugni”, il suo bar rifugio, è un’affascinante miscellanea di stili e un buen retiro agognato appena fuggiva dalla campagna friulana.
Salvatore Errante Parrino, per tutti è sempre stato (e sarà) Dodo, scelse comunque il Friuli per viverci, appunto, quella Santa Marizza popolata di scrittori — e vien facile ricordare Sergio Maldini (che proprio il 9 maggio avrebbe compiuto 100 anni) ed Elio Bartolini — ai quali lui e la sua adorata Federica si affiancarono, entrambi artisti completi dalla penna fluida e dal pennello scorrevole.
Da tempo Dodo non postava più i suoi gatti che vivevano in giardino come dei pascià e le sue belle nipoti su Facebook e chi lo conosceva iniziò a preoccuparsi. Da uomo abituato a camminare in punta di piedi per non disturbare, se n’è andato l’altro giorno con la stessa modalità esistenziale, senza fare rumore.
Aveva compiuto ottant’anni il 7 dicembre 2022. Ricorda Alessio Maldini: «Scherzavamo spesso su quella data. Lui nacque un anno dopo l’attacco dei giapponesi a Pearl Harbor e anche Federica, caso strano, venne al mondo un anno dopo il referendum per scegliere fra Monarchia e Repubblica. Non per nulla s’incontrarono. E per sempre. Persone di spirito con le quali veniva facile soffermarsi per una battuta».
Salvatore, inutile, si portava appresso una buona dose di charme. Intellettuale, certo, ma non di quelli saccenti che hanno l’ultima parola, macché, Dodo era dotato di una portentosa autoironia, che soltanto le persone colte esibiscono senza prosopopea. Non per niente era amico di Paolo Maurensig, un altro letterato che non amava i riflettori, ma la sostanza.
Ecco, c’era una somiglianza che lo rendeva felice: con Michael Caine. In tanti glielo dicevano e lui, ogni volta, si pavoneggiava. A modo suo, s’intende. Ovviamente scherzandoci sopra.
Errante Parrino si laurea in lettere con una tesi sui testi delle canzoni italiane del primo Novecento e la sua collaborazione con Ca’ Foscari non s’interrompe ad alloro conquistato, bensì prosegue con una densa esperienza di palcoscenico col teatro dell’ateneo veneziano come autore di testi e interprete fino agli inizi dei Settanta.
Sarà Corrado Augias, dalle pagine dell’Espresso, ad accorgersi di lui con un appunto su un pezzo dedicato alle novità della prosa che in Veneto si stava formando con attori talentuosi.
Proprio per la sua dedizione alla scena, Dodo diventa amico anche di Paolo Poli, magnifico interprete di quegli anni teatralmente piuttosto corsari.
Con Federica Ravizza, pure lei scrittrice, critica letteraria di fama e pittrice —un grande amore, il loro, e un’incredibile complicità artistica — Salvatore acquista un rustico a Santa Marizza, una casa che gli assomiglia, elegante e discreta. Così decide che quel paesino vicino a Varmo sarebbe diventato il suo.
Diventa amico di Bertolini e di Maldini, suoi vicini di casa, e sarà proprio Sergio a ispirarsi a lui per creare il personaggio di Stefano Gregotti, antiquario veneziano «sempre molto gentile, aereo e chimerico».
L’animo del Friuli gli verrà però trasmesso da Franco Marchetta che nel suo “Gilez” lo descrive come «unico e valido interprete dei colori e delle atmosfere della campagna friulana».
Nel 2012 fa buona mostra sugli scaffali delle librerie il suo primo romanzo — “Le tracce dell’acqua”, edito da Morganti e che uscirà anni dopo con il marchio di Gaspari editore, col quale Errante Parrino pubblicherà altri due libri: “L’ultima estate”, del 2016 e “Fiamma” del 2020.
C’è anche un’attività importante e soprattutto storica, che lo scrittore erediterà dal padre: la famosa camiceria San Marco, a un passo dalla celebre piazza di Venezia. In un libro che accoglie i clienti all’ingresso del negozio sono conservate firme celebri di personaggi che si vestivano in quell’antica sartoria, come, fra le decine di autografi, spiccano quelli del duca di Kent e di Silvio Berlusconi.
La passione per la pittura ha convissuto in armonia con quella letteraria ed è recente la visita a Santa Marizza di Vittorio Sgarbi interessato al tratto particolare di Errante Parrino che già Paolo Poli scoprì lasciandone traccia su un appunto: «I tuoi quadri mi ispirano la dolce aria assonnata della tua provincia morta e mi ricordano tanto i miei conterranei post macchiaioli». cordano tanto i miei conterranei post macchiaioli».