Mantova, in aula il diario delle violenze: condannato il marito feroce
I calci, i pugni, le minacce, gli insulti e le foto: un vero e proprio diario dell’orrore domestico, l’atlante di un mondo infernale, dove l’affetto di un tempo è deragliato malamente in prevaricazione e violenza. Anche davanti agli occhi sgranati delle figlie bambine.
In aula la donna aveva ripercorso i suoi tre anni di ferocia con lucidità affilata, senza mai abbassare lo sguardo, inanellando dettagli e ferite: l’8 maggio il collegio presieduto dal giudice Enzo Rosina ha condannato l’ex marito a tre anni e otto mesi di reclusione (il pubblico ministero Michela Gregorelli aveva chiesto quattro mesi in più).
Ad attendere la sentenza in aula c’era l’uomo, 43 anni, del quale non è riportato il nome a tutela dei familiari coinvolti nella vicenda. Assente la donna, trentottenne, che attualmente vive lontano da Mantova insieme alle due figlie.
La cronaca degli orrori comincia nel 2010, poi gli episodi diventano intermittenti, fino a sfilacciarsi. Come un fiume velenoso e carsico, la violenza riesploderà nel 2017. La donna, di origini ucraine, scrive della sua testa nella mano rapace del marito che la sbatte contro il muro, come fosse un oggetto inanimato, racconta delle minacce di morte e del proposito di farla dichiarare pazza, per scipparle le figlie, quando lei accenna alla separazione.
Una vita in difesa, la sua, sempre attenta a non innescare la furia del compagno e comunque pronta a pararne i colpi. Un esistenza di risulta, demolita dalla paura e dall’ansia di proteggere le figlie. Fino all’episodio che traccia un confine tra il prima e il dopo della loro relazione, una lite nel giorno di Capodanno, con la casa da rassettare in coda a una festa insieme agli amici. Ai piatti rotti seguono gli schiaffi e le cure al pronto soccorso. Cinque i giorni di prognosi, sufficienti a far scattare il codice rosso, dal nome della che ha rafforzato le tutele e inasprito le pene per la violenza domestica e di genere.
Poi il processo, le testimonianze in aula, la vita altrove e l’epilogo di in tribunale.