Da Genova e da Brescia sono arrivati i primi alpini per l’Adunata, Mario: «Ho 81 anni ed è la quarta volta che vengo a Udine»
«Arrivando prima, abbiamo il vantaggio di godere di un’accoglienza ancora più bella da parte della città che ci ospita». Sono anni che l’accampamento Balin di Ronco Scrivia, della città metropolitana di Genova, e il gruppo alpini di Nuvolera, in provincia di Brescia, raggiungono con una settimana di anticipo la sede dell’annuale adunata dell’Ana.
È così anche per Udine, dove la trasferta delle penne nere è cominciata sabato, nel terreno di via Monzambano messo a disposizione dalla proprietaria anche a un gruppo atteso da Modena e a un altro “di casa”.
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37 adunate in 57 anni di vita
Nell’insediamento, che le delegazioni gemellate condividono, è tutto doppio: dormitorio con le brande a castello, cucina e refettorio. «Alla maniera militare», tiene a sottolineare Luigi Tavella, che a 57 anni ha già collezionato 37 adunate. «Sono io che porto avanti la tradizione – spiega con fierezza –. Qui con me c’è mio zio Giancarlo, che ha 81 anni e che insieme a mio padre e agli altri tre fratelli, tutti alpini, diede vita al “balin”: è il nostro soprannome, ricorda il pallino delle bocce e da noi significa piccolino».
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Per la quarta volta a Udine
Lo zio è alla sua quarta esperienza a Udine: «C’ero anche nel 1983, quando venni in camper, perché era ancora in corso la ricostruzione dopo il terremoto», ricorda Giancarlo. Suo nipote e la “mascotte” Gianbattista Balbi, invece, sono alla seconda adunata friulana. «Qui si sta proprio bene – dicono –. La gente ci ferma e ci dà il benvenuto. Domenica sarà una giornata speciale». Anche perché, come ricorda Alberto Buttorini, di Brescia, «questa è la patria della Julia».
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Una volta a regime, al campo ci saranno 35 genovesi e una quarantina di bresciani. Comprese le donne, in arrivo nei prossimi giorni. «Un tempo, ci muovevamo anche noi tra il mercoledì e il giovedì – dice Luigi –. Ma poi, considerate le dimensioni dell’accampamento e di tutto quel che allestivamo e smontavamo già tre giorni dopo, abbiamo deciso di anticipare la partenza». Il gioco non valeva la candela, insomma. «Con una struttura così ampia, peraltro, ci si diverte un sacco – aggiunge –. Siamo aperti a chiunque voglia farci visita e condividere con noi una chiacchiera e anche un pasto». Il menù, va da sé, propone i sapori dei rispettivi territori: pesto genovese venerdì sera e spiedo a mezzogiorno di sabato.
Certo, non tutti possono permettersi una settimana di vacanza. Ma anche questo pare non essere un ostacolo. «Le prime ferie dell’anno sono dedicate all’adunata», risponde Luigi. Vale anche per Alberto, che invece è in pensione. «Sono le prime che chiedo a mia moglie», scherza.