Scontri al Friuli dopo Udinese-Napoli, tra gli indagati anche il presidente della Romana Calcio
MONFALCONE. È l’ora più buia per la Romana, che scavallati venerdì i primi settant’anni di attività apprende il giorno seguente degli arresti domiciliari cui il proprio presidente Francesco Seibessi è in queste ore sottoposto, in attesa dell’udienza di convalida in Tribunale, lunedì 8 o martedì 9.
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Misura in flagranza differita, perché nelle 48 ore successive ai fatti, e scaturita dalle indagini condotte dalla Procura friulana sugli scontri tra tifoserie nel match Udinese-Napoli, disputato giovedì sera allo stadio Friuli. Partita, per la cronaca, conclusa 1 a 1, ma valsa lo scudetto agli azzurri.
La società prende le distanze
La società dell’asd Romana Monfalcone, con il direttore sportivo Gianluca Solidoro, prende «in toto le distanze da quei gesti», ripresi da telecamere e macchine fotografiche e che «non possono considerarsi in alcuna misura sportivi», ribadendo come «i giovani debbano avere un esempio diverso da questo, poiché il calcio è sacrificio, umiltà, fatica». E spera di «non pagar dazio a livello societario» per la vicenda friulana. La Federcalcio regionale ha infatti inviato gli atti alla Procura federale sportiva della Figc a Roma, per eventuali sanzioni disciplinari.
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La salvezza portata a casa
«È stata una stagione tribolata, quella nella nuova categoria. Partita bene, ma con diversi infortuni in itinere che non vogliono essere in alcun modo una giustificazione. E purtroppo finita con una ciliegina amara...», diceva Solidoro prima della partita-salvezza con l’ISM Gradiscana sul rettangolo di via dei Campi. Ma nell’ora più buia gli undici gialloblù danno tutto e di più, chiudendo ieri il primo tempo con un netto 0-4 a favore. Al termine 1-6. E salvezza portata a casa.
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Lunga militanza del presidente
La Romana, all’allenamento di venerdì sera, ha incontrato il presidente Seibessi, 54enne di professione elettricista, conosciuto per la lunga militanza nella Romana e il passato nella tifoseria friulana. Dopo anni trascorsi nella dirigenza gialloblù, dal 2020 aveva appunto assunto il ruolo di Gianpiero Pangon, per oltre tre lustri patron.
Le scuse a giocatori e alla società
«Ha chiesto scusa ai giocatori, ai dirigenti e alla società – sempre il direttore sportivo Solidoro – perché si è reso conto d’aver messo in difficoltà la Romana. Ci ha fatto capire di essere rammaricato e dispiaciuto per quanto accaduto». La squadra, ieri, è rimasta concentrata sull’obiettivo dei 3 punti per la salvezza, ma «finiti i 90 minuti, ci sarà una riunione in settimana del direttivo per affrontare la questione». All’incontro di venerdì, prima che venisse disposto il provvedimento d’autorità, Seibessi «ha annunciato le dimissioni dalla carica, ma la decisione non è ufficiale: vedremo cosa succederà nelle prossime ore», ancora Solidoro. Che se da un lato non ha nascosto l’arrabbiatura della società per i noti fatti, capitati proprio nel fine settimana decisivo per la squadra, con tutto il carico emotivo che ne consegue, dall’altro ha espresso «profondo dispiacere per il presidente», ora indagato, descritto come una «persona che si è sempre fatta in quattro per i suoi ragazzi, e forse pure troppo, trattandoli più come figli, da padre, che da atleti e quindi da patron».
Generoso con i giocatori
«Spesso – ha raccontato Solidoro – l’ho ripreso per esser stato troppo generoso con i giocatori. Quando ho appreso questa storia, lì per lì non c’ho creduto. Nonostante la sfilza di messaggi in chat ho pensato fossero i soliti meme. Invece no. Non mi capacito di quelle sequenze, perché per me il presidente è sempre stato buono, un pezzo di pane». «Spiace perché per quella singola azione verrà giudicato da tutti, anche se negli altri 364 giorni si è sempre comportato bene», ha aggiunto. Non c’è l’intento di giustificare le azioni immortalate dalle telecamere, Solidoro ha riferito di «far difficoltà a capirle». «Posso solo immaginare che le zolle e le reti strappate, unite agli sfottò sotto la curva abbiano alimentato certi sentimenti – ha concluso –, ma quello che è accaduto dopo non appartiene alla mia mentalità e purtroppo, mi spiace dirlo, in Italia la cultura sportiva è carente. Per me, si tratta di 11 giocatori e basta. Quando l’arbitro compie il triplice fischio è finita».