Agliè, «Così abbiamo recuperato l’antica razza dei suini neri»
AGLIÈ. Tradizione, qualità e territorio sono le parole che Marco Oberto, titolare dell’azienda agricola Tre Ciochè di Agliè, ripete come un mantra mentre spiega, appassionato, come è nata l’idea di allevare insieme al padre Giovanni Battista i caratteristici suini neri piemontesi.
Situata in frazione Madonna delle Grazie, l’azienda degli Oberto gode di grandi spazi di terreno aperto dove sono arrivati ad allevare fino a 300 suini allo stato brado. Marco Oberto, 29 anni, laureato in medicina osteopatica e con un passato da giocatore di football americano, tre anni e mezzo fa ha deciso di dare una svolta alla sua vita: «L’idea è nata per caso - racconta il giovane. - Eravamo a fare legna nei boschi e parlando con un amico di mio padre si discuteva della qualità dei maiali neri parmensi. Abbiamo pensato, quindi, di prenderne qualcuno per noi, per provare. Abbiamo cominciato con un verro e tre scrofe di parmensi e così anno dopo anno abbiamo incrementato i capi. Due anni fa, però, volevamo allevare una razza autoctona e caratteristica, legarci al territorio, alle sue tradizioni di macelleria e salumeria. Abbiamo conosciuto il professor Riccardo Fortina del Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari dell’Università di Torino, che stava facendo delle ricerche di genetica per recuperare una razza autoctona quasi estinta ovvero il suino nero piemontese. Ho iniziato a collaborare con lui, e per questo gli sono grato, e siamo arrivati, in soli due anni, ad avere fino a trecento suini di varie razze, principalmente neri piemontesi e parmensi. Oggi siamo l’unico allevamento di questo genere in Canavese, siamo certificati Associazione nazionale allevatori suini per le due razze dei neri e per la produzione di prosciutto cotto e salumi derivanti dalle loro carni. Ogni capo è accuratamente selezionato, ha un documento anagrafico con i dettagli genetici e morfologici».
Sono anche altri i motivi della scelta rispetto al più diffuso maiale rosa. «Il suino nero è molto più resistente - racconta Oberto - sia alla vita all’esterno, permettendo così di allevarli all’aperto e allo stato brado, sia alle malattie. Rispetto al suino rosa impiega più tempo a maturare e ad ingrassare, ma le sue carni sono più pregiate, a partire dal lardo. Spesso lo si trova molto lavorato, mentre posso assicurare che il lardo di suino nero piemontese e parmense è assai saporito senza aromi aggiuntivi. I nostri suini li portiamo a macellare a Borgofranco d’Ivrea e a San Francesco al Campo, mentre le loro carni vengono lavorate alla Viber di Montanaro, il nostro principale distributore e una parte la teniamo per noi. Abbiamo recentemente avviato collaborazioni dirette con ristoranti e attività locali, ad esempio con la Locanda del Sole alla Tenuta Roletto di Cuceglio, dove abbiamo organizzato degustazioni dei nostri prodotti. Ci teniamo molto a curare il nostro prodotto, selezioniamo i capi durante la stagione degli accoppiamenti, diamo loro solo mangimi di alta qualità e hanno ampi spazi per vivere all’aperto. Seguiamo con attenzione anche la filiera successiva, dalla macellazione alla salumificazione, perché vogliamo che al cliente finale arrivi un prodotto genuino, fatto secondo tradizione, di alta qualità che rispecchi il frutto del nostro lavoro come allevatori». Gli Oberto saranno presenti per il primo anno alla Fiera della biodiversità: «Grazie alla collaborazione con le amministrazioni di Agliè e San Giorgio saremo presenti con un nostro stand per chiunque voglia conoscere noi e i nostri prodotti». —
Valerio Grosso