Baileni e la sua chitarra hanno percorso l’Europa tra concerti e festival
Cuorgnè
Uscito dal conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, Andrea Baileni, classe 1988, è uno dei migliori chitarristi acustici del Canavese. Nato a Cuorgnè, la passione per la chitarra ha spinto Baileni ad esibirsi in tutta Europa. La sua band, i “Giulia’s Mother”, nell’ultimo anno ha addirittura scritto la colonna sonora del film “Nel Mondo” di Danilo Monte.
Cosa si prova a suonare all'estero? Si respira un clima diverso?
«Suonare all'estero è diverso, noi abbiamo suonato a Londra, a Bruxelles, al Fringe festival di Edimburgo e ogni locale aveva un impianto e un fonico residente. Questo cambia tantissimo in termini di qualità perché il concerto ha una resa diversa, il musicista può dedicarsi veramente a suonare. Di conseguenza anche il pubblico fruisce di uno spettacolo migliore, perché alla fine si tratta di ascoltare musica e se in sala si sente male non è bello per nessuno. All’estero sono più organizzati e la figura del musicista è rispettata e riconosciuta».
Com'è stato scrivere la colonna sonora di un film?
«Con i “Giulia's mother” abbiamo scritto la colonna sonora del film di Danilo Monte. Il film era diviso in quattro parti, corrispondenti alle 4 stagioni e noi dovevamo creare la colonna sonora di ogni stagione. Ho sempre suonato su sequenze di film, mi piace lasciarmi guidare dalle immagini e, in un certo senso, guidarle a mia volta. La musica è un linguaggio con regole precise, se le si conoscono ci si può lasciare trasportare dalla propria sensibilità e dare un nuovo significato alle immagini e alle parole. È stato molto emozionante sentire la propria musica al cinema».
Firmare con l'etichetta Inri è stata una svolta per la sua carriera artistica?
«Firmare con la Inri è stata la conseguenza di un lavoro nel quale credevamo molto. Oggi il ruolo dell'etichetta discografica è molto diverso da quello che aveva negli anni d'oro, con le grandi disponibilità economiche. Oggi l'etichetta discografica è più che altro un catalogo, un raccoglitore di artisti in cui, anche se non si investe come una volta e in cui le dinamiche social e streaming hanno completamente stravolto il mondo musicale, si ha anche molta più libertà artistica».
Il progetto solista è stato abbandonato? Perché?
«L'esperienza solista è stata una parte fondamentale del mio percorso da musicista. Ho sempre amato scrivere e in quel periodo mi era davvero semplice esprimermi con la sola chitarra, era un modo per esplorare tecniche diverse, conoscere meglio lo strumento. Poi la sperimentazione mi ha portato a usare molti più effetti, diminuire sempre più il numero di note e ricreare mondi sonori che avevano bisogno di una batteria. Non amo le loop station, mi fanno sentire bloccato in un giro armonico, ho bisogno che ci sia uno sviluppo nel modo in cui compongo. Quindi, in modo naturale, si sono formati i Giulia's mother, con una bellissima alchimia con Carlo Fasciano».
Con i Giulia’s mother è in cantiere un nuovo album?
«Al momento ci siamo presi una pausa e con la pandemia abbiamo deciso di fermarci per un po’. Avevamo finito le energie e avevamo bisogno di un periodo di calma. Credo sia stato un bisogno fisiologico. Sono stati anni meravigliosi. Il tempo passa, le cose cambiano ed è bellissimo lasciarsi sorprendere, quindi chissà, magari torneremo».
Qual è l’attenzione dei giovani d’oggi verso il mondo della musica?
«Ci sono un sacco di ragazzi che si avvicinano agli strumenti. C'è tanta richiesta e secondo me l'effetto Maneskin è stato di forte impatto sui giovani. Tutti abbiamo bisogno di modelli da emulare, ed è un bene che questi modelli siano musicisti, che avvicinino le persone all'arte, a percepire se stessi e gli altri con sensibilità». Simone Nigrisoli