Trieste, «Cremcaffè? Piazza Goldoni non ha più appeal»
TRIESTE. Da una parte l’aumento dei costi di gestione, dall’altra la constatazione che piazza Goldoni non è più la zona appetibile di un tempo dal punto di vista imprenditoriale, dell’investimento: un punto considerato da sempre centrale, di passaggio e vivace, ha perso dunque l’appeal di una volta.
Le motivazioni della Julius Meinl
Sono le motivazioni che la Julius Meinl, proprietaria della licenza di Cremcaffè, indica alla base della chiusura dello storico locale. E le scrive in una nota, a distanza di qualche giorno dallo stop all’attività, concretizzatosi il 29 aprile, a ridosso del ponte del Primo maggio. «Siamo molto dispiaciuti per la chiusura di Cremcaffè», si legge: «Quando abbiamo rilevato la torrefazione e gli asset collegati la scelta era stata quella di mantenere aperto un luogo storico, legato alla cultura “pop” della città e radicato nei ricordi dei triestini. Tuttavia oggi il contesto risulta completamente diverso. L’impatto dei costi di gestione, dei costi fissi, a partire dall’affitto e dalle utenze, e la crescita dell’inflazione hanno reso non più sostenibile proseguire l’attività. A ciò si aggiunga che in questa fase lo sviluppo indotto dal turismo ha un impatto superiore in luoghi diversi da piazza Goldoni, che ha perso parte della propria centralità e attrattività».
Tanti i turisti in piazza
E nella zona della piazza, in effetti, di turisti, non se ne vedono tanti. Chi risale Corso Italia e via Mazzini torna piuttosto verso il centro, anche per l’assenza di determinati punti d’interesse indicati da guide o itinerari consigliati. Anche dai bus non scendono più le ondate del passato, come è stato rilevato in questi giorni da chi ha lavorato a lungo lì. Accanto a questo, poi, non va sottovalutato l’aumento evidente di bar nella stessa piazza e nelle vie vicine, interpreti negli ultimi anni di una concorrenza diventata sempre più serrata nel settore. Una buona tazzina, insomma, un tempo era a totale appannaggio di Cremcaffè. Ora invece la scelta è ampia. Molto ampia. E non è un mistero nemmeno il fatto che la zona non beneficia del “giro” e degli episodi di microcriminalità che si stanno registrando in zona (si legga a questo proposito qui sotto, ndr).
Il futuro dei lavoratori
Nessuna informazione viene fornita dall’azienda, invece, per quanto riguarda il futuro dei lavoratori impiegati nella passata gestione, o se al momento qualcuno si sia fatto avanti per rilevare l’attività. I cartelli appesi alle vetrine mostrano solo due recapiti telefonici a cui rivolgersi. Sul web è visibile anche un annuncio immobiliare molto dettagliato, che propone la possibilità di subentrare, con tutte le indicazioni su spazi, attrezzature a disposizione e affitto da sostenere. Il bar è predisposto per una riapertura immediata e comprende anche una parte di forniture già presenti nei magazzini. Resta da capire se eventuali imprenditori interessati potrebbero proporre anche altri tipi di idee legate alla ristorazione. Non più solo caffè, frullati e dolci, ma magari nuovi prodotti in grado di attirare un interesse maggiore da parte dei clienti. Intanto Cremcaffè resta su Fb con la pagina ufficiale ancora attiva (il locale qui risulta aperto) e le informazioni allegate lo descrivono come «da tanti anni punto di ritrovo per il caffè, una tradizione per la città di Trieste». Sarà ancora così?