Ivrea, la rabbia dei lavoratori Wind 3: «Vendere la rete significa nuovi esuberi»
Ivrea
Si sono ritrovati giovedì mattina in piazza Ferruccio Nazionale a Ivrea. Sono circa 250, lavoratrici e lavoratori di Wind3 in sciopero, ma anche delegati sindacali e politici, in presidio contro lo spezzettamento dell’azienda che rischia di causare esuberi tra il personale e un ulteriore impoverimento del territorio. La vicenda si colloca all’interno di una più complessa situazione settoriale dalla quale nessuna azienda è esclusa, a partire da Tim, Vodafone, Comdata e tutto il mondo dei call center esistenti nell’Eporediese. Una situazione che rischia di coinvolgere tutte le lavoratrici e i lavoratori diretti e indiretti, compresi quelli dei servizi, degli appalti e del tessuto commerciale territoriale, già provato dalle precedenti crisi e appena uscito dallo stravolgimento dettato dal Covid e dai suoi postumi.
«Siamo qui oggi a manifestare e a scioperare non solo come Ivrea, ma come Italia – spiega Anna De Bella, segretaria generale Fistel-Cisl Piemonte – Tutte le sedi italiane di Wind3 stanno scioperando perché l’azienda ha deciso di separare la parte dei servizi da quella industriale della rete, spostando i lavoratori in una nuova azienda che sarà acquistata da un fondo svedese. Sarà un’azienda multiservizi, quindi non più relativa solo all’ambito della telefonia, ma in concorrenza con i call-center esterni. Questo fra qualche anno creerà un problema di costo del lavoro, quindi di esubero di personale. I sindacati si stanno opponendo, in particolare su Ivrea che rappresenta il mondo delle telecomunicazioni e dove ci sarebbe un’importante ricaduta. Vodafone ha già annunciato centinaia di esuberi, per Wind3 sarebbero già ora un centinaio. Questo andrà a intaccare il tessuto sociale ed economico della città, sono centinaia di famiglie che potrebbero trovarsi senza un sostentamento».
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«Oggi siamo qua per manifestare, perché per l’ennesima volta Wind3 vuole fare lo “spezzatino”, cioè tagliare la rete che sta alla base di un’azienda di telecomunicazioni - continua Silvana Benincasa, Rsu Cgil di Wind3 –. Non ci viene data alcuna garanzia, ed è evidente che questa mossa non risolleverà l’azienda, è solo una pezza. La situazione è gravissima, l’Italia è l’unico paese in Europa dove le telecomunicazioni sono così in perdita. Eppure si è visto con il Covid: senza internet questo paese si ferma. Da una parte il Governo non ci calcola, mentre dall’altra le aziende iniziano a fare questi giochetti: dicono che siamo una società sana e senza esuberi, allora perché venderci? La risposta è che creando un’azienda più piccola, è poi più facile eliminarla. Si parla di 6.000 famiglie in Italia, 600 sul territorio eporediese, che contano su questo posto di lavoro».
I lavoratori si chiedono come possa resistere quel che rimarrà di WindTre, senza l’infrastruttura di rete ma con ancora 4.000 dipendenti, in un contesto che la vedrà competere con realtà molto più snelle, per esempio gli operatori virtuali, con costi di gestione ben più bassi.
Interviene anche il Consigliere Regionale Alberto Avetta, presente al presidio di fronte al Comune: «Presenterò un question time, occorre che la Regione ascolti le preoccupazioni relative allo scorporo. Le lavoratrici e i lavoratori delle sedi di Ivrea e di Torino di Wind3 hanno ragione a essere preoccupati per le conseguenze dello scorporo delle attività e di infrastruttura di rete in vista di una cessione ai fondi di investimento. Siamo preoccupati anche noi, in quanto canavesani, perché ancora una volta assistiamo al depotenziamento di un’azienda e allo smantellamento pezzo dopo pezzo del settore Tlc del nostro territorio. La storia ci insegna che le operazioni di divisione non portano mai buoni frutti né sul versante della tutela occupazionale né su quella della salvaguardia della produzione industriale. La Regione deve ascoltare le richieste e i timori dei lavoratori e deve prendere un’iniziativa». «Sarebbe grave se la giunta rimanesse spettatrice passiva - ha aggiunto Avetta - anche perché la vicenda Wind3 si aggiunge a quella Vodafone a Olivetti, Telecontact Center, Comdata, Inps Servizi. A breve l’eredità olivettiana sarà davvero solo più tema per i convegni degli storici».