Duplice omicidio di Pase: «Perché Massimo ci ha fatto questo?», i Pestrin increduli davanti al sindaco
«Non sappiamo darci una spiegazione. Non c’è stato alcun segnale d’allarme nelle settimane precedenti». Martina Sandre e Giancarlo Pestrin, cognata e fratello di Lino, si sono detti increduli di fronte ai sindaci di Paese e Quinto, Katia Uberti e Stefania Sartori, che giovedì mattina, a 24 ore del duplice omicidio, sono andate a trovare la famiglia in via Monsignor Breda.
I fratelli di Pestrin sono chiusi nel silenzio, al crocevia tra Paese e Quinto anche giovedì è stato un via vai di curiosi e di residenti che conoscevano la nota famiglia proprietaria dell’azienda agricola. C’è chi sospetta ragioni economiche - in realtà al momento smentite dalle indagini - chi invece dissidi familiari e legate all’eredità. Una verità ancora non non c’è. Un perché, a quanto riferito dalle sindache, non ce l’hanno nemmeno i familiari più stretti.
«Massimo viveva qui dal fratello da qualche mese, ma non c’erano litigi, e Rosanna era stata sempre ben disposta nell’accogliere il fratello del marito in casa. Il complotto? Abbiamo saputo che lui sostiene questa cosa, ma i familiari non se la spiegano, non c’era alcun complotto», ribadisce Uberti. Nemmeno le questioni economiche sono una spiegazione credibile per i familiari, «aspettano anche loro di sapere come motiverà questo gesto criminale nell’interrogatorio».
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Massimo Pestrin ha mostrato negli istanti successivi al duplice omicidio una profonda lucidità. Ha chiamato in questura denunciando quello che aveva fatto, e aspettando vicino al cancello l’arrivo degli agenti per essere arrestato. Nessuna resistenza, nessun ripensamento, nessun reazione disperata. «All’una circa, Massimo Pestrin ha incontrato la cognata in giardino. Ha detto che stava mollando qualche colpo in aria (in realtà pare che abbia “scarrellato” la pistola a terra), ma che ne aveva già sparati all’interno. Le ha detto che aveva ucciso due persone, e che doveva chiamare i carabinieri. Lei non ci ha creduto, ha pensato che fosse uno scherzo», ha riferito il sindaco Uberti. Anche i colpi da arma da fuoco sono stati confusi inizialmente, «qui siamo vicini alla zona industriale, ci sono rumori simili che possono essere scambiati. Non hanno pensato a colpi di pistola».
A riportare tutti alla tragica realtà ci hanno pensato le sirene dei carabinieri. A quel punto Martina Sandre ha capito che quello che gli aveva da poco detto Massimo Pestrin altro non era che la sua prima confessione, dopo il duplice omicidio consumato nella sala da pranzo della cascina.
«Sono ancora sotto shock, soprattutto i ragazzi», aggiungono le due sindache. Una visita, la loro, durata una mezzora per portare la vicinanza di entrambe le comunità alla famiglia sconvolta dalla tragedia. «Vogliamo essere al loro fianco. Sono una famiglia molto conosciuta in paese per la loro attività. Noi come amministrazione abbiamo detto loro che siamo disposti a dare un mano e a fornirgli un supporto», conclude Uberti.
Per Martina Sandre mercoledì è stato come rivivere la tragedia di tre anni fa. La mamma Fiorella, 74 anni, è stata uccisa nell’incendio scoppiato nella casa di Castagnole di cui è accusato Sergio Miglioranza; che avrebbe appiccato le fiamme alla sua abitazione per uccidere la moglie Franca Fava, 68 anni. Quella notte era stata proprio Fiorella Sandre a svegliarsi e a chiamare i vigili del fuoco. Ma l’ingresso di casa era già in fiamme, e nessuna delle due donne è riuscita a salvarsi.