Sentinella del Civetta e casa degli alpinisti: Cai Belluno in festa per i 60 anni del Tissi
La casa degli alpinisti celebra i suoi primi sessant’anni. Il rifugio Tissi è un pezzo di storia della montagna Bellunese. Inaugurato il 25 agosto del 1963 dalla sezione Cai di Belluno, è collocato al cospetto della “parete delle pareti” , la nord-ovest del Civetta, meta quotidiana di alpinisti provenienti da ogni angolo del mondo. È stato così per sessant’anni, tanto che il Tissi ha visto passare dalle sue panche decine e decine di volti noti della montagna.
La storia del rifugio Tissi corre parallela con lo sviluppo dell’alpinismo sul Civetta: il primo alpinista famoso a innamorarsi della parete nord-ovest del Civetta è stato il britannico Francis Fox Tucket che nel 1867, si narra, si fece accompagnare fin su in cima da colui che quella parete l’ha battezzata: lo zoldano Simone Silvestro detto “Piovanel”.
Il numero crescente di alpinisti nella zona indusse la sezione Cai di Belluno, guidata dall’allora presidente Furio Bianchet, a costruire sul col Rean, proprio di fronte alla “parete delle pareti”, un rifugio. Venne da subito intitolato alla memoria di Attilio Tissi, alpinista, partigiano e senatore nato a Vallada Agordina nel 1900 e morto sulle Tre Cime di Lavaredo nel 1959.
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Una grande festa in programma sabato ad Alleghe celebrerà i primi sessant’anni di vita del Tissi, oggi divenuto meta anche di tanti escursionisti che, una volta giunti sul col Rean, restano ammaliati dalla maestosità del Civetta. La crescente frequentazione del rifugio ha indotto il Cai di Belluno, questa è storia dei giorni nostri, ad ampliarne la terrazza esterna, “balcone sul Civetta” per eccellenza.
«Si è trattato dell’ultimo degli interventi in ordine di tempo, completato la scorsa estate, finanziati per migliorare l’ospitalità del rifugio Tissi», ha spiegato il presidente della sezione Cai di Belluno Paolo Barp, «prima è stato rifatto interamente il tetto, ma soprattutto abbiamo raddoppiato la riserva idrica della struttura, passata ora a 120mila litri d’acqua che significa poter contare su 45 giorni di autonomia. Prima del progetto volto ad aumentarne la riserva idrica avevamo rifatto l’acquedotto che passa sotto il nevaio. Parlare di riserva idrica oggi, per un rifugio, è tema di primaria importanza perché garantisce l’apertura laddove altre strutture dello stesso tipo sono costrette a restare chiuse per mancanza di acqua».
Sul Tissi la sezione Cai di Belluno negli ultimi anni ha investito 180mila euro, «segno che crede ciecamente nelle sue potenzialità, senza perdere di vista la sua essenza: quella di primo supporto e, laddove si rendesse necessario, soccorso agli alpinisti che ogni giorno si approcciano al Civetta».
L’occasione è utile al presidente della sezione Cai di Belluno Paolo Barp per lanciare un appello alle nuove generazioni affinché tornino ad appassionarsi all’alpinismo come fecero “i veci” , segnando la storia non solo del Civetta ma anche del rifugio Tissi.
«Ci sono tanti giovani che si approcciano alle scalate ma in loro manca la passione. Lo fanno quasi per gioco, una sfida con se stessi che ha come “premio” il raggiungere la vetta e scattare una foto. L’alpinismo moderno deve ritrovare soprattutto la passione, la stessa che ancora oggi accompagna i racconti di coloro che hanno scritto pagine indelebili, non solo sul Civetta. Compito del Cai è quello di incentivare l’avvicinamento consapevole ed in sicurezza dei giovani alla montagna con iniziative ad hoc».
Già, la storia. Quella, ad esempio, che racconta della prima invernale della Solleder-Latenbauer che ha reso il rifugio Tissi “famoso” prim’ancora di essere inaugurato. Era l’alba del 28 febbraio del 1963 quando una troupe della Rai, appostata proprio sulla terrazza del rifugio ancora in costruzione, riprese gli alpinisti Ignazio Piussi, Toni Hiebeler e Giorgio Redaelli. Raggiunsero la vetta al mattino del 7 marzo.
Poche ore dopo toccò a un altro “trio” , quello composto da Roberto Sorgato, Marcello Bonafede e Natalino Menegus. Una delle tante imprese “eroiche” (che verranno celebrate sabato pomeriggio ad Alleghe) che hanno scritto la storia del Civetta e del suo “fido scudiero” , il rifugio Tissi.