Decreto Lavoro, con il taglio del cuneo cosa cambia in busta paga. Dai benefit detassati per chi ha figli ai voucher: le novità nel testo
Dai 5,4 miliardi per l’esordio dell’Assegno di inclusione, che con l’addio al reddito di cittadinanza arriverà dal 2024, al taglio del cuneo fiscale che sale di altri quattro punti per il periodo da luglio a novembre di quest’anno, raggiungendo i 6 punti per i redditi fino a 35mila euro e i 7 punti fino a 25 mila. Ma anche più fringe benefit, ovvero i bonus aziendali non tassati (beni e servizi compresi i rimborsi per le bollette) per i lavoratori con figli: il tetto sale a 3mila euro. Sono questi le novità emerse dall’ultima bozza del decreto lavoro, quella presentata domenica sera all’incontro con i sindacati. Il provvedimento che il governo vara nel giorno della festa dei lavoratori prevede voucher più facili soprattutto nel settore del turismo, diminuzione delle tutele nei contratti a termine e l’archiviazione del reddito di cittadinanza con un conseguente ridimensionamento degli assegni contro la povertà. Ma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni rivendica soprattutto il taglio del cuneo fiscale, che anche davanti ai sindacati ha ribadito essere “la priorità” del suo esecutivo.
Il taglio del cuneo: che cosa cambia in busta paga? Il taglio del cuneo fiscale e contributivo per cinque mesi (non più otto come nell’ipotesi iniziale) aumenterà di altri quattro punti: per i periodi di paga dal 1 luglio 2023 al 30 novembre 2023, la misura dell’esonero salirà dagli attuali due punti a sei punti per i redditi fino a 35mila euro e dagli attuali tre a sette punti per i redditi fino a 25mila euro. Innanzitutto, il taglio del cuneo di ulteriori quattro punti varrà solamente da luglio a novembre. Per i redditi fino a 25mila euro, il taglio del 3% deciso dal governo con l’ultima legge di bilancio si traduceva già in un beneficio di circa 41 euro in più al mese. L’ulteriore taglio del 4% porta un beneficio di altri 55 euro circa in busta paga al mese per 5 mesi. Lo stesso discorso vale per i redditi fino a 35mila euro: il beneficio attuale (il taglio del 25) è calcolato in circa 32 euro mensili, che grazie agli ulteriori quattro punti diventeranno poco più di 98 euro mensili. Quindi il beneficio che deriva dal decreto lavoro è di circa 66 euro al mese per 5 mesi.
Ecco gli altri punti del provvedimento sul tavolo del consiglio dei ministri:
I benefit aziendali detassati per chi ha figli – Con il Decreto Aiuti-quater del novembre 2022 la soglia esentasse dei fringe benefit era arrivata a 3mila euro per l’anno fiscale 2022. Dal 13 gennaio 2023 la soglia esentasse era tornata a 258,23 euro. Ora con il decreto lavoro il tetto torna a 3mila euro, ma solamente per i lavoratori dipendenti con figli a carico. Che cosa significa? I benefit aziendali, come i compensi che si ricevono dal datore di lavoro sotto forma di beni e servizi (auto, telefoni, pc, buoni spesa, ecc..) ma anche le somme erogate o rimborsate dai datori di lavoro per il pagamento delle bollette, non concorrono alla formazione del reddito imponibile Irpef dell’anno 2023 per l’importo che non supera la soglia dei 3mila euro. Solamente l’importo sopra i 3mila euro potrà essere tassato.
Addio al Reddito/1: l’assegno di inclusione – È la prima misura che manda in soffitta il reddito di cittadinanza e arriverà dal primo gennaio 2024, come strumento di “contrasto alla povertà, alla fragilità e all’esclusione sociale”. È rivolto alle famiglie in cui sono presenti disabili, minori o over-60 e potrà arrivare a 500 euro al mese (630 euro se composta da over 67 o con disabili gravi), cui aggiungere 280 euro mensili se vivono in affitto. Nella sostanza, è lo strumento di auto agli ex beneficiari del reddito che il governo ritiene “non occupabili“. Verrà erogato per diciotto mesi e potrà essere rinnovato, dopo lo stop di un mese, per periodi ulteriori di dodici mesi. Necessario essere residenti in Italia da almeno cinque anni e avere un Isee non superiore a 9.360 euro. Per avere il beneficio si dovrà iscriversi al Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl). Per l’assegno di inclusione il governo prevede l’autorizzazione di una spesa complessiva di oltre 5,4 miliardi di euro nel 2024 e oltre 5,6 miliardi di euro nel 2025 e 2026.
Addio al Reddito/2: strumento di attivazione al lavoro – È l’altra misura che manda in pensione per il reddito di cittadinanza, quella che riguarda “gli occupabili“. Partirà dal primo settembre 2023. La partecipazione a corsi di formazione, di qualificazione professionale o a progetti utili alla collettività diventa vincolante. Il beneficio sarà di 350 euro e al massimo per dodici mesi, non rinnovabili. È prevista una spesa di 276 milioni nel 2023 e di 2,1 miliardi nel 2024.
Incentivi per le assunzioni – Ai datori di lavoro privati che assumono i beneficiari dell’Assegno di inclusione con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, sarà riconosciuto, per dodici mesi, l’esonero del 100% dei contributi previdenziali, nel limite di 8mila euro annui (al 50% se a tempo determinato o stagionale).
Contratti a termine – In arrivo anche meno vincoli sulle causali per i rinnovi oltre l’anno (fino a dodici mesi non sono richieste) e non oltre i 24 mesi. È stato tolto il regalo ai consulenti del lavoro – inseriti in un primo momento nelle commissioni di valutazione sulle causali dei contratti a tempo determinato -, incidentalmente proprio l’ordine professionale a cui appartiene la ministra del Lavoro. Ma il regalo è stato tolto togliendo tout court le commissioni di valutazione: per cui le causali sono affidate ai contratti collettivi o, in attesa della previsione contrattuale, individuate dalle parti per esigenze di natura tecnica, organizzativa o produttiva (in questo caso comunque entro il 31 dicembre 2024). In aggiunta ci saranno meno vincoli sulle causali per i rinnovi oltre l’anno (fino a dodici mesi non sono richieste).
Voucher – Si alza la soglia delle cosiddette prestazioni di lavoro occasionale da 10mila a 15mila euro per chi opera nei settori dei congressi, delle fiere, degli eventi, degli stabilimenti termali e parchi di divertimento. In pratica, i voucher diventeranno più facili soprattutto nel settore del turismo, dove già la giungla delle condizioni di lavoro è una vegetazione fittissima.
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