La raccolta di firme pro cabinovia diventa un caso a Trieste: «Noi firmatari inconsapevoli»
TRIESTE È polemica sulla petizione pro cabinovia di Trieste in bici che ha raccolto finora 1.150 firme attraverso la piattaforma change.org e ora finisce nel mirino di Adesso Trieste e in particolare dei due massimi esponenti, il capogruppo nell’assemblea civica Riccardo Laterza e Giulia Massolino, consigliere comunale nonché candidata alle regionali col Patto per l’Autonomia.
Sia Laterza che Massolino sono risultati tra i firmatari della petizione. Ma come si spiega considerata la risaputa contrarietà di Adesso Trieste alla cabinovia? La risposta, secondo quanto rimarcano i diretti interessati, è che si tratta di fatto di una petizione che ha cambiato parte dei suoi contenuti rispetto a quando venne presentata, ormai quattro anni fa.
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L’accusa
«Con sorpresa, dopo un’attenta verifica, mi sono ritrovato anch’io tra i firmatari della petizione dei “ciclisti pro ovovia” – afferma Laterza –. Naturalmente sono invece contrario all’opera e infatti il titolo originale della petizione, che avevo firmato quattro anni fa, era chiaramente incentrato sul liberare il centro di Trieste dalle auto, non certamente sull’ovovia, di cui allora non si poteva neanche aver mai sentito parlare». «Non è immediato verificare se la firma compare, bisogna rovistare un po’ nel sito e avere il tempo, la voglia e la capacità di farlo – sottolinea Massolino –. Molti non pensano neanche sia la stessa petizione, magari firmata anni prima con un titolo e contenuti completamente diversi. Si tratta di un trucco becero e scorretto anche dal punto di vista elettorale, dato che tra gli aggiornamenti camaleontici della petizione compaiono anche testi e foto a firma di Daniela Rossetti, candidata al tempo con Azione al Consiglio comunale e ora col Terzo Polo alle regionali, pubblicati in piena campagna elettorale».
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L’associazione Fiab Ulisse
All’attacco va anche l’associazione Fiab Trieste Ulisse. «Il testo originale della petizione, che è stato ripetutamente cambiato, non prevedeva l’ovovia – denuncia Tiziana Ugo, presidente del sodalizio –. In origine aveva come titolo: “Il centro di Trieste #CarFree... la città ritorna alle persone!”. Le richieste presenti in quel testo erano decisamente diverse da quelle della cabinovia, che non è mai comparsa fino ad aprile 2022, quattro anni dopo che la maggior parte delle firme era stata raccolta. Numerosi aggiornamenti sono stati fatti e divulgati, con titoli decisamente diversi, fino all’ultimo aggiornamento».
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«Il titolo della petizione è però rimasto invariato, e dunque ancora oggi chi firma non è consapevole delle modifiche fatte» aggiunge Tiziana Ugo. Tra i firmatari anche nomi noti nella battaglia contro l’ovovia, tra i quali proprio la presidente della Fiab, associazione che ha scelto di entrare nel Comitato No Ovovia. In una nota diffusa ieri dalla Fiab si afferma che «gli ignari firmatari valuteranno come difendere il proprio nome in tutte le sedi opportune».
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Trieste in bici
«Sono decenni che mi interesso di mobilità alternativa e sostenibile – si difende Ares Pecorari, amministratore e fondatore di Trieste in bici –. Si tratta di tematiche che per loro natura sono in continua evoluzione e quindi anche le proposte vanno aggiornate. Non c’era alcun intento politico, io non sono un candidato e non sono neppure un sostenitore del sindaco Dipiazza, ma già tanti anni fa parlavo di impianti a fune per risolvere il problema dell’eccesso di auto. Questa petizione l’ho portata avanti con buone intenzioni e tanto amore per la città. Purtroppo a Trieste chi fa delle proposte viene sempre criticato».
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