Rsa di Mantova chiusa due settimane per tubercolosi
Ha riaperto le visite ieri, dopo due settimane di chiusura, la residenza per anziani Casa Pace di via Montanari, in centro storico. Il provvedimento si era reso necessario in seguito alla scoperta di un caso di positività alla tubercolosi da parte di un operatore che a metà gennaio aveva terminato di lavorare nella struttura.
Si trattava di un dipendente straniero – le cui condizioni di salute nel frattempo sono migliorate, anche se risulta ancora ricoverato in ospedale – che è stato al lavoro alla Casa Pace per breve tempo, un paio di mesi. Ma, come prassi prevede, in caso di scoperta di positività da Tbc, devono essere rintracciati tutti i contatti avuti nei tre mesi precedenti.
La direzione sanitaria della casa di riposo, gestita dalla cooperativa reggiana Sai, aveva disposto subito indagini interne e compiuto prelievi a tutti gli ospiti (una cinquantina), da cui erano emerse tre sospette positività ma da memoria pregresse, anziani cioè che probabilmente avevano contratto la malattia in passato. Nessuno ha manifestato sintomi particolari o, peggio, gravi conseguenze dal contatto con l’operatore socio sanitario risultato malato.
La notizia della chiusura della residenza sanitaria assistenziale era stata comunicata con una lettera ai parenti degli ospiti il 21 febbraio, senza alcuna spiegazione. Cosa che aveva lasciato sbigottiti i figli e i nipoti dei degenti: «Ci è arrivata una lettera – spiega una parente – ci informava del blocco delle visite in modo improvviso e senza giustificazione: visite sospese a scopo precauzionale per eseguire indagini interne».
Il giorno dopo il 22 febbraio, è arrivata una seconda lettera: «Avendo ricevuto comunicazione formale dal servizio Prevenzione delle malattie infettive dell’Ats di Mantova di un sospetto caso di tubercolosi di un nostro ex lavoratore dipendente, che ha cessato il rapporto di lavoro l’11 gennaio 2023, in via cautelativa confermiamo la sospensione di tutte le visite in presenza ai vostri congiunti, le uscite degli anziani per visite mediche, rientri a casa e trasferimenti, in attesa delle azioni di screening effettuate dall’Ats. Ci preme sottolineare che tutti gli anziani e gli operatori stanno bene e che verranno garantite le videochiamate da parte del personale per mantenere il contatto tra voi e i vostri familiari». La direzione amministrativa – sentita telefonicamente – conferma che sono emerse alcune presunte positività, ma da malattia pregressa e senza sintomi.
Ieri la riapertura alle visite dei familiari. Visite che, lamentano comunque i parenti degli ospiti, non sono mai tornate al regime pre-Covid: «Gli incontri con i nostri cari sono su appuntamento, solo una persona per volta e al massimo per mezz’ora o tre quarti d’ora. E non è possibile fermarsi durante i pasti per aiutare i nostri genitori o i nonni. Non c’è un comitato familiari, come in altre strutture e non è possibile parlare tra di noi. I rapporti interpersonali si sono disumanizzati». —