Veneto: contro la siccità, ecco i primi 53 milioni
Eccola l’autostrada dell’acqua, una colata unica di cemento di oltre 16 chilometri, concepita per portare la vita attraverso 350 mila ettari di campagne, dalle mele di Belfiore ai filari di uva di Cervarese Santa Croce. Un flusso rigeneratore che nasce dall’Adige a attraversa la campagna veneta funestata dai Pfas. La prima opera irrigua italiana finanziata con i soldi del Pnrr, 53 milioni di euro per una nuova coscienza dell’acqua. «È l’oro di questi tempi», dice il ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini, giunto nella provincia veronese per raccogliere la sfida del futuro e portare la parola del Governo. «Giovedì prossimo arriverà in Consiglio dei ministri il piano acqua. Ho chiesto che sia il mio ministero a gestire la cabina di regia», annuncia.
Ma solo il Veneto batte cassa chiedendo 900 milioni, per il famoso “piano laghetti” che dovrebbe consentire di trasformare le ex cave in invasi per trattenere l’acqua piovana. Una marea di denaro, che al momento non c’è. «Vedremo se sarà possibile rimodulare il Pnrr o se dovremo chiedere contributi all’Unione europea», ipotizza Salvini.
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Eccolo, quindi, il Leb, acronimo di Lessinio Euganeo Berico, i territori lambiti dall’opera. Esisteva da tempo quest’opera fondamentale per i frutteti, per le piantagioni di mais e cereali, per le patate, il radicchio e gli ortaggi: un’articolazione fondamentale dell’esoscheletro che sorregge 600 milioni di Pil agricolo, per oltre 18 mila posti di lavoro e 350 prodotti tipici. «Il Veneto senza agricoltura non sarebbe più il Veneto che conosciamo», ha sottolineato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia.
Vita, sicurezza alimentare, riserva strategica, elemento identitario. La campagna veneta esce fortificata dalla tempesta della pandemia ma l’orizzonte è incerto e s’impone un nuovo paradigma. L’acqua scarseggia, non piove più, le falde acquifere sono ai minimi storici. Tocca quindi ridurre al minimo la dispersione, irrigare con precisione e non più a pioggia.
«La rete distributiva è un colabrodo» ha ammesso Zaia. «Qua servono interventi consistenti, bisogna attuare il piano che coinvolge le ex cave e liberare gli invasi montani pieni di detriti. Quanto ai fondi, spero nel Pnrr: l’articolo 21 dà la possibilità di rinegoziare. Se poi in giro per l’Italia qualcuno non ce la fa a usare quei soldi, spero che qualche somma torni da queste parti».
Il Leb è lungo complessivamente 48 chilometri, di cui 16 a cielo aperto e gli altri 28 in un condotto sotterraneo. Preleva acqua dal fiume Adige, a Belfiore (Verona), e si dirama in un fitto sistema idraulico nelle province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia.
Il tratto a cielo aperto venne realizzato tra il 1973 e il 1983 con lastre di cemento. Oggi è stato rifatto con avanzate tecniche costruttive per renderlo impermeabile. Ieri mattina è stato inaugurato un tratto di 4,6 chilometri, grazie a 20 milioni stanziati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito del piano nazionale di ripresa e resilienza.
Il prossimo obiettivo è il secondo tratto, lungo 8 chilometri, da Veronella a Cologna Veneta. Sarà completato entro il 2025 e serviranno altri 33 milioni di euro. Una vagonata di denaro per centellinare l’oro di oggi, l’acqua appunto. Si stima che con questi interventi saranno salvati circa 120 milioni di metri cubi di acqua ogni anno.