Tutto costa di più, i consumatori tagliano la spesa: le vendite di frutta e verdura calano dell’11 per cento
UDINE. Da un lato la “ritirata” dei consumatori, che per difendersi dalla stangata degli aumenti hanno iniziato a tagliare il carrello della spesa, causando un calo mai visto prima sul volume di frutta e verdura venduto nel 2022: meno 11% rispetto all’anno precedente.
Dall’altro, i maggiori costi che si stanno abbattendo lungo tutta la filiera agroalimentare e che solo a metterli in fila si rischia lo sconforto. Dai campi a salire, perché a patire i primi rincari sono proprio loro, gli agricoltori, con orticole che costano di più, fertilizzanti neanche a parlarne, bollette energetiche insostenibili. In mezzo, tra i campi e il carrello della spesa, ci sono i grossisti, schiacciati tra le due dinamiche.
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La situazione
A denunciare una situazione con pochi precedenti – il consumo di frutta e verdura è ai minimi storici da inizio secolo a fronte di una crescita dei pezzi del cibo che, stando all’Istat, non si registrava dal 1983 – sono i commercianti all’ingrosso del mercato ortofrutticolo di Udine. Sei aziende – vent’anni fa erano 30 – in trincea.
Energia
In cima al cahier de doléances c’è, anche per i grossisti, la bolletta elettrica. «I costi sono aumentati nell’ordine del 30-40% anche se molti, fortunatamente, non li hanno ancora sentiti grazie a contratti pluriennali sottoscritti in tempi non sospetti che con la fine di quest’anno però verranno meno» spiega Giuseppe Pavan, che è al contempo operatore della piattaforma logistica e vicepresidente di Udine Mercati, la società di gestione della grande area da 170 mila metri quadrati, di cui 50 mila coperti, che movimenta un milione di quintali di prodotti agroalimentari l’anno. «Il vero problema oggi – continua Pavan – è che se da un lato stiamo assistendo a un calo dei consumi di frutta e verdura, dall’altro prevediamo pure un calo del prodotto, perché a causa degli alti prezzi di energia, imballaggi, carburanti, orticole e fertilizzanti diversi agricoltori sono corsi ai ripari tagliando le semine. Risultato: avremo meno prodotto e costerà di più».
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Prezzi
I costi, va detto, hanno già iniziato a lievitare. «Se un anno fa all’ingrosso il cavolo si pagava 1 euro, massimo 1,20 euro al chilo, oggi lo si paga tra l’euro e 80 e i 2 euro. Il finocchio che andava da 1 euro a 1,50, oggi costa tra i 2 e i 2,50 euro. Vogliamo parlare delle prime clementine di stagione, provenienti dalla Spagna? Un anno fa costavano 2 euro, oggi viaggiano tra i 2,40 e i 3 euro».
Agli aumenti non sfuggono i protagonisti della tavola tricolore, i pomodori, che all’ingrosso sono raddoppiati di prezzo, passando da 1,5 euro dell’anno scorso ai 3 euro di oggi, come del resto sono aumentate le patate (da 70 a 90 centesimi), le cipolle (da 50 a 70 centesimi) e anche le regine dell’autunno: le zucche. Quelle da mangiare costano 1 euro al chilo contro i 70 centesimi dell’anno scorso, quelle di Halloween ben 1,8 euro contro i precedenti 80 centesimi.
E parliamo di prezzi all’ingrosso, per i prezzi al consumo bisogna aggiunger un 80% in più, il che significa che oggi per portare a casa un chilo di pomodori ci vogliono poco più di 5 euro, oltre 10 per due chili.
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In media, secondo un’analisi di Coldiretti su dati Istat relativi all’inflazione a settembre, i prezzi medi al dettaglio delle verdure sono aumentati del +16,7%. Ma se questi aumenti pesano drammaticamente sulle tasche dei consumatori, non fanno la fortuna della filiera che anzi patisce a sua volta gli aumenti. «L’aumento dei prezzi fa sì che i nostri fatturati resistano, ma il risultato netto, ciò che alle aziende resta in tasca, è ben altra cosa», sottolinea ancora Pavan che una chance, per il mercato udinese, la vede nel maxi progetto di riqualificazione cui Udine Mercati sta lavorando insieme alla proprietà, vale a dire il Comune di Udine.
Investimenti
Un progetto che non potrà restituire redditività alle imprese ma contribuire ad alleggerirle di una parte dei costi dell’energia e a garantire loro maggiore competitività grazie a nuovi servizi e collegamenti logistici, questo, nelle intenzioni, sì. Lo spiega il presidente della società concessionaria, Alberto Sbuelz: «Abbiamo in cantiere un progetto complessivo di riqualificazione del mercato ortofrutticolo che potrebbe arrivare a 25 milioni di euro, una parte già finanziato dalla Regione, una seconda che speriamo arrivi dal Pnrr. A questo proposito siamo in attesa del bando, che uscirà a breve, se risulteremo aggiudicatari delle risorse – l’obiettivo è portare a casa 10 milioni di euro – poi bisognerà correre».
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Aprire i cantieri nel 2023, chiuderli entro il 2026. Tra gli interventi in programma oltre a un ampliamento di 7 mila metri quadrati, a nuove celle frigorifere e all’ampliamento e manutenzione degli spazi, su conta un imponente impianto fotovoltaico da 5 Mwh di capacità, 1,5 dei quali destinati all’autoconsumo. Un intervento che in prospettiva alleggerirà le imprese che lavorano al mercato da una parte dei pesanti costi energetici, inalienabili considerate le celle refrigerate che devono lavorare 24 ore al giorno, e che insieme agli altri interventi in programma, collegamento allo scalo ferroviario compreso, dovrebbero restituire centralità alla piattaforma. «L’obiettivo – conclude Alberto Sbuelz – è arrivare ad avere un mercato green che sia in grado di attrarre, in prospettiva, anche operatori da Austria e Slovenia».
«Se non si trovano a breve soluzioni contro il caro energia, mille imprese del settore agroalimentare per un fatturato di 2,5 miliardi di euro rischiano di fallire»: è l’allarme lanciato da Fabio Massimo Pallottini, presidente di Italmercati. —