Ricko Schwartz lo trovo al bar, ordina solo un bicchiere d'acqua perché ha avuto una giornata piena di beghe, mi dice, e vuole stare leggero. Eppure, nonostante la giornata no, non gli manca quel suo connaturato entusiamo nel raccontarmi della sua ultima creatura, uscita il 30 settembre. Un singolo che abbraccia passato e presente. Si chiama Amore libero (tu mi rubi l'anima) ed era un brano non previsto. Una canzone che Federico ha scoperto a Napoli,  mentre guardava in tv l'edizione del Superbowl del 1977 - la Rai quella sera lo dava in chiaro - facendo uno zapping distratto. Passavano vecchie glorie, pezzi iconici. E lui è rimasto colpito dal pezzo dei Collage.  Ci ha trovato una connessione particolare, vibrante, con quell'amore libero vissuto dai suoi genitori che si conobbero proprio nel 1968. Un gruppo che ha fatto parte dell'adolescenza di mamma e papà. «I Collage l'hanno cantata e risuonata apposta per me. Tore Fazzi, il frontman, mi ha conquistato subito per la sua intelligenza, per la capacità dopo 45 anni di essere ancora lì. Con il produttore Daniele Franzese abbiamo orchestrato il resto ed è stata un'avventura inaspettata e bella».

Ei, trova il sorriso in una foto fuorifuoco
Io non capisco te 
Tu non capisci il Fuorigioco
ho perso amici per le donne come yoko 
Ma Sono su di te Tu sei la strada io sono il blocco

Federico ci racconta di quanto questo brano sia dedicato a una persona che genericamente ha vissuto nella sua mente e nel suo cuore in un tempo presumibilmente adolescenziale. «L'adolescenza è quel posto dove non hai filtri, dove tutto è dannato e puro, dove hai di fronte a te uno spazio infinito di possibilità di afferrare e concretizzare. Sfogliare una foto fuorifuoco è fare un tuffo in quei ricordi, in quelle piccole incomprensioni quotidiane, come può essere un fuorigioco. E poi ci sono io che forse sono un bravo ragazzo o forse la testa apposto non la metterò mai e quindi mi prendo ironicamente in giro definendomi uno stop, un blocco».

Guardarti è come specchiarsi in un vetro rotto 
Sei così bona che credo alle teorie del complotto 
eravamo insieme pure prima dei diciotto 
Noi che se ci Uniamo facciamo un cerchio di Giotto 

Mille visioni di sé e dell'altro, quasi a guardare, più che vedere e basta. Ricko non ci sta mai ad essere solo spettatore della propria vita. «Voglio di più, voglio essere parte di ciò che vivo, esperirlo appieno. E non importa se si tratta di una storia d'amore giovane o piccola. In fondo l'amore è universale, è grande nel senso di intenderlo come sentimento trasversale e per questo lo trovo, a prescindere, perfetto».

Nel mondo che mi vende cose che non compro 
L'amore libero è vivo come nel sessantotto 
E se ti chiudi un po' non ti sopporto

La fama, la gloria, la notorietà e i like. Che però a Ricko Schwartz sembrano interessare solo parzialmente, pure se è uno molto addentro a social e web, personalità tra le più seguite dai ragazzi e degli appassionati di streetwear e di basket, di cui diventa negli anni punto di riferimento per la community italiana come primo influencer a cui brand si riferiscono . Forse perché, nonostante certi trascorsi inquieti che ancora talvolta si affacciano come momentanei ricordi, lui la vita l'ha vissuta appieno anche in ciò che conta. «A volte mi capita di prendere il mio motorino scassato, che chiamo "la barca", e di vagare senza meta. Idealmente inseguo il tramonto, che mi ricorda sempre come ci siano cose belle che possono finire, eppure anche che dietro ogni conclusione c'è una nuova alba. Per me questo è il senso della vita e dell'amore, oltre la vacuità delle cose. Inseguo il sole che muore e seguendolo arrivo allo stadio di San Siro. E penso che un giorno voglio arrivare a suonare lì». Non crede nei limiti, Ricko Schwartz. «Anche per questo ho scritto un pezzo sull'amore libero, inteso non tanto in senso politico, quanto piuttosto come la leggerezza di scegliere ciò che ci pare. Di non sopportarci talvolta, eppure poi di tornare. Ho avuto le mie relazioni, talvolta finite bene, altre male. Però questo è esserci, vivere per me: sognare senza confini, nelle relazioni come nei sogni professionali da realizzare».

Tu mi rubi l'anima
E poi non so che te ne fai
Mentre cerco di riprenderla
Mi muore un po' nel cuore sempre lei

Il ritornello del singolo è strettamente connesso a ciò che Federico mi ripete molte volte nel corso della nostra chiacchierata. Anima, come materia esperibile. Anima, come quella che cerca di rintracciare in ciò che lo circonda. Anima gemella. Anima, come quella che lo emoziona ogni volta che mi parla della sua famiglia. O della musica, dei suoi preferiti. Kanye West e Marracash, due artisti molto diversi e che però suscitano in lui il desiderio di alzare l'asticella. Introspezione o dialogo interiore che dir si voglia, sembrano seguire il medesimo fil rouge di Ricko. 

Sei andata via
Senza sbattere la porta
al mio compleanno 
Spengo candeline senza torta 
Farebbero più male Proiettili nella posta 
Che fermare questa giostra ed hai fermato questa giostra 
L’amore fa più male che gli schiaffi agli Oscar 

Certo, l'amore si ama o si odia. Eppure come poterne fare a meno? L'amore libero che lo riporta al 1968. Alla storia d'amore che ha legato papà Corrado e mamma Mariolina che si sono conosciuti a una manifestazione sessantottina. «Amare in libertà e l'amore che vince su qualsiasi cosa. Anche nel periodo storico che stiamo vivendo c'è necessità di un sentimento senza confini, barriere, impedimenti».

Amore malato ho sentito un dottore
Ma mi sono distratto mentre sentivo dottor dre 
Cammineró fino a trovarmi altrove
E non avere Vuoti da colmare al cuore ah

Ci sono concetti complicati in questa canzone, ma anche una certa spensieratezza. «Ho avuto delle cotte per ragazze, mai amore malato però. Ho fatto un bel percorso di ricerca personale, questo mi ha dato consapevolezza e anche la capacità di affrontare il quotidiano. Io credo nell'amore vero, senza limiti di tempo e ragione, senza timori». L'amore, i ricordi, quel confesso che ho vissuto che Ricko tiene con sé come mantra. oltre ogni prospettiva di fama, di guadagni. Conta il cuore. Una canzone del 1977 da far rivivere, nel contemporaneo, perché sia di tutti. Il papà Corrado, scomparso nel 2021, sempre lì, a vegliare dall'alto. Quel Papà Corrado che gli regalava i dischi di rock e soul, da Jimi Hendrix a Bob Dylan e Platters. Quel padre che a Novembre scorso, ascoltando il suo EP Prometeo, gli ha chiesto di continuare con la musica. E questa promessa Ricko la vuole mantenere, ovunque la vita vorrà portarlo. «Senza paura, sto lavorando molto proprio sul concetto di paura», precisa. Ma questo lo vedremo nei prossimi capitoli della sua vita. Questo è solo il prologo della direzione che la sua carriera artistica prenderà. Intanto i Collage lo riportano agli anni d'oro, quelli che tutti hanno vissuto, quelli cui la memoria ci fa guardare senza timore. Porgendo idealmente a questi ricordi un mazzo di fiori. Un bouquet donato al passato, che è anche la base di partenza per donarsi un futuro altrettanto glorioso e un presente un po' più colorato.