La cliente non è soddisfatta: ho criticato il suo lavoro e l’artigiano ha distrutto la tettoia con la motosega
REANA DEL ROJALE. La cliente non era soddisfatta del lavoro e rifiutava di pagare quanto pattuito per la tettoia. Questo, secondo la Procura di Udine, il motivo che avrebbe spinto un artigiano di 49 anni, di Dignano, a prendere la motosega e a tranciare di netto la struttura, finendo per essere accusato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e violazione di domicilio.
A finire nei guai è stato Keqi Mirach, il titolare della Tom srl, che il giudice del tribunale di Udine, Mariarosa Persico, ha rinviato a giudizio nell’udienza tenutasi venerdì 30 settembre. Ma per l’imprenditore, assistito e difeso di fiducia dall’avvocato Luca Donadon, le accuse che gli sono state mosse sono prive di ogni fondamento: una tesi che il suo legale intende dimostrare in dibattimento.
Il processo prenderà il via il primo dicembre dinanzi al giudice monocratico Paolo Milocco.
Per comprendere l’origine della vicenda bisogna risalire alla primavera del 2016, quando la proprietaria di un’abitazione a Reana del Rojale commissionò al titolare della Tom Srl una costruzione in legno, pattuendo un corrispettivo di 2.700 euro, cifra che doveva comprendere la sola manodopera, visto che il materiale era stato acquistato direttamente dalla cliente.
I problemi arrivarono subito dopo la posa in opera delle travi, quando la cliente lamentò quella che a suo dire era un’anomala inclinazione della struttura, intimando al costruttore di sospendere la realizzazione dell’opera e proponendo in 1.300 euro il compenso da liquidare per i lavori già fatti. Rigettata la proposta, il costruttore più volte sollecitò il pagamento di quanto concordato a fronte di un lavoro che, a suo avviso, non presentava vizi. Ma inutilmente.
Iniziò così una contesa apparentemente priva di sbocchi. Almeno fino a quando la proprietaria della tettoia non se la ritrovò squarciata con una motosega e indicò in Keqi Mirach l’autore del gesto.
Stando alle accuse contestate, infatti, il costruttore, dopo aver ripetutamente minacciato la cliente di demolire l’opera che aveva realizzato, in mancanza di un giusto compenso, si sarebbe introdotto nella proprietà a Reana, tagliando la catena del cancello carraio, armato di una motosega e squarciando le travi. «Quale che fosse il danno, non è stato il mio assistito a farlo, risiede in Friuli da una trentina d’anni e lavora duramente», ha messo in chiaro l’avvocato Donadon. «Siamo i primi a chiedere di poterne discutere in dibattimento per dimostrare che il vero problema è sorto perché la cliente non intendeva pagare l’opera realizzata – è la tesi del difensore –, tutto il resto fa parte di una ricostruzione dei fatti che non rispecchia la verità».