«L’Iphone è il simbolo di una rivoluzione». Baricco inaugura la mostra che ha ispirato
«Volevo festeggiare l’apertura di questa mostra, non vedo l’ora di scoprirla». Con queste parole – pronunciate nella sua lectio magistralis tenutasi ieri in un gremito salone Teresiano della Biblioteca di Pavia – lo scrittore Alessandro Baricco ha battezzato l’apertura di "The game. Elettricità e rivoluzione digitale", il percorso espositivo - curato da Carlo Berizzi e Francesco Pietra – ispirato al suo libro “The game”, pubblicato nel 2018 (da Einaudi).
La mostra – ufficialmente aperta al pubblico da oggi al 28 febbraio al museo della Tecnica Elettrica di Pavia – percorre quarant’anni di evoluzione tecnologica.
Il saluto di Svelto
Introdotto dal discorso del Rettore dell’Università di Pavia, il Professor Francesco Svelto, un emozionato Alessandro Baricco ha preso il microfono per raccontare la genesi del suo libro. «Ho iniziato a scriverlo perché non sapevo nulla del mondo digitale e volevo capirne di più. Quando ho presentato l’idea al mio editore, gli ho detto che si trattava di un libro thriller: un uomo inizia a farsi domande su una civiltà sconosciuta, iniziando una ricerca personale che lo aiuti a conoscere, a comprendere. Ecco, quell’uomo ero io e quella civiltà a lui sconosciuta era la mia». Alla fine è nato un libro a sua detta «Affascinante ed emozionante», che l’ha letteralmente rapito per oltre due anni, portandolo a fare ricerche, a viaggiare (è stato anche nella Silicon Valley), a incontre i pionieri della rivoluzione digitale. La sua prima intuizione ha riguardato la giusta dimensione dell’evoluzione digitale: «Non è la tecnologia che ha cambiato gli umani, ma il contrario. Soprattutto quegli umani irrequieti e scontenti della società in cui vivevano e che volevano cambiare. Si costruisce sempre ciò di cui si ha bisogno, ciò che si desidera».
Un’intuizione, comprovata dai fatti: «Il digitale, storicamente, nasce da esigenza militare, durante la Guerra Fredda – continua Baricco – Le Università americane capirono subito l’enorme potenziale del mezzo informatico, un nuovo modo di fare e semplificare le ricerche». Ecco, è da qui che scatta tutto: «In California, negli anni ’60 c’era un movimento libertario giovanile che rifiutava lo stile di vita dei padri e tutto il Novecento. Quei ribelli che volevano un mondo diverso, si dividevano tra: i contestatori politici, quelli che ad esempio marciavano contro la Guerra in Vietnam (circa il 40%); gli Hippies, che adottarono uno stile di comunità, contro il consumismo e già a favore delle lotte ecologiche per il rispetto del pianeta (45%); infine, per ultimi, quei pochi (tra il 5 e il 10%) che vivevano sepolti nei laboratori d’informatica delle Università Americane, che stavano fino a mezzanotte a giocare con i primi game, determinando la nostra postura di oggi, che avvicina il nostro corpo alla tastiera e allo schermo. Ecco, sono loro, i nerd, che hanno cambiato il mondo».
il ruolo dei nerd
Per lo scrittore torinese sono i nerd ad aver «Alleggerito il mondo, iniziando un percorso ultradecennale capace di abbattere muri e confini, liberando e condividendo il sapere, semplificando la ricerca e l’interazione con la macchina. Un simbolo di questa nuova postura mentale? L’iPhone presentato da Steve Jobs nel 2007 a San Francisco, un mezzo tecnologico, al pari del Mac, semplice e intuitivo pensato non solo per le élite, ma per finire sulle scrivanie e nelle mani di tutti».
Un processo che rendeva non più indispensabile, al fine della conoscenza, la figura del mediatore: «Con Wikipedia condividiamo tutto il sapere, in modo libero, flessibile e gratuito». Nel libro Baricco ha sottolineato «Gli aspetti più utopistici e visionari» dell'evoluzione digitale, senza negare i rischi: «Anche le rivoluzioni fanno vittime, compiono errori, ma possono anche correggersi». "The game" rappresenta un’istantanea del mondo prima che la Pandemia scoppiasse: «È successo tutto e il contrario di tutto, dall’uso totalizzante dei mezzi digitali al ritorno dei mediatori-esperti, i virologi: siamo tornati nel 900 ma facendo riunioni su zoom». Ed è successo che il suo “The game” è oggi una mostra: «Un libro deve travalicare le pagine, deve essere uno spazio, un luogo, un’esperienza: ci sono riuscito».giacomo aricò