Liste d’attesa in Canavese, oltre due milioni a disposizione per la riduzione
IVREA
Due milioni e 300mila euro sul piatto, ancora da spendere, per ridurre le liste di attesa. È la somma a disposizione dell’Asl/To4 su un finanziamento avuto dalla Regione di poco più di 4 milioni e 300 mila per aggredire le liste di attesa allungatesi dopo la pandemia. Soldi che, come ha spiegato Stefano Scarpetta, direttore generale dell’Asl/To4 alla conferenza dei sindaci di giovedì pomeriggio, è ben felice di spendere in prestazioni aggiuntive incrementando l’attività tra le mura dell’azienda sanitaria. La conferenza dei sindaci era stata indetta da Sertoli su richiesta di alcuni sindaci dopo la delibera di convenzione con le cliniche Pinna Pintor e Santa Caterina da Siena per operare pazienti in lista di attesa da chirurghi dell’Asl/To4. Quando si parla di esternalizzazioni e accordi con il privato l’attenzione è alta e alcuni sindaci hanno chiesto chiarimenti. Sertoli, ascoltando Scarpetta, ha sottolineato «l’imbarazzo» con il quale ha convocato l’assemblea dando per scontato che la questione fosse già ampiamente chiarita. Alcuni sindaci, Alberto Rostagno (Rivarolo) in primis, hanno però sottolineato come momenti di confronto con la direzione strategica dell’Asl nel luogo deputato a farlo (appunto la conferenza dei sindaci) sia utile. E questo è stato confermato nelle tante domande emerse tra le varie ed eventuali.
Tornando al merito. La pandemia ha stressato il sistema. Scarpetta ha detto chiaro che, rispetto al 2019, anno che si prende a riferimento per l’attività, ci sono 85 medici in meno. Al 31 dicembre 2021 erano 680, di cui 14 part time. Non solo. «Rispetto alla dotazione organica ne mancano 184 - ha spiegato - che significa che nella nostra azienda siamo il 75% di quelli che dobbiamo essere». Nonostante ciò, guardando agli interventi chirurgici, la proiezione è di arrivare ad un’attività leggermente superiore rispetto al 2019. Se ci fossero gli stessi medici in servizio nel 2019, l’attività crescerebbe del 19%. Stessa cosa sulle prestazioni ambulatoriali, dove si mantiene lo stesso livello di tre anni fa e, a parità di personale, si chiuderebbe l’anno con un + 9%.
Ora, l’accordo con Pinna Pintor e Santa Caterina da Siena è, ipoteticamente, per un massimo di 370 interventi chirurgici, 150 dei quali di cataratta. Pochi, se si considera che il consolidato 2022 aprile-luglio è di 4.481. Diversi pazienti chiamati, però, hanno scelto di restare in lista di attesa in Asl/To4 e di non andare a Torino. L’accordo con il privato, a seguito di una manifestazione di interesse, rientrava tra le azioni prevista dalla Regione e Asl/To4, come altre aziende sanitarie, hanno percorso anche questa strada.
Scarpetta ha ribadito che oltre 2 milioni per le prestazioni aggiuntive ci sono e che, dopo il periodo di ferie, stanno arrivando maggiori disponibilità del personale interno per lavoro extra orario. In tema di carenza di personale non poteva non emergere (da Castellamonte e Rivarolo) la richiesta su quando aprirà il pronto soccorso di Cuorgnè, considerato che la gara per il personale medico è stata appena assegnata. Scarpetta, però. ha detto che è ancora aperta la questione della sala gessi, indispensabile secondo la normativa per aprire il pronto soccorso. Mancano ortopedici e la stessa sala gessi dell’ospedale di Ivrea è parzialmente esternalizzata. «Abbiamo fatto una gara - ha spiegato - per affidare il servizio delle sale gessi di Ivrea e Cuorgnè, ma per Cuorgnè non si è presentato nessuno. La riproporremo. Anche per il pronto soccorso, la prima volta, non si era presentato nessuno». Immancabile anche il ritorno sul tema del nuovo ospedale di Ivrea. Dopo la richiesta della Regione di inviare approfondimenti, tutto tace. E lo stesso direttore generale non ha aggiornamenti se non che è volontà della Regione arrivare all’individuazione del sito e che è stato affidato uno studio che, partendo dai bisogni, possa elaborare strategia per la valorizzazione di tutti i presidi. Sul tema, Sertoli ha tenuto a precisare che i siti in discussione sono due (ex Montefibre e casello di Pavone) passati in discussione per la conferenza dei sindaci e che il terzo (Palazzo uffici) «è stato proposto da una cittadina e non rappresenta in alcun modo la posizione della città di Ivrea che, sul punto, ha due pronunciamenti all’unanimità del consiglio comunale».