Il “patto” di Zaia e Fedriga su Prosecco e governo: «Noi ministri? Macché»
Forse un giorno lo chiameremo “Il Patto del prosecco”. Non solo per ricordare il progetto di collaborazione tra Friuli Venezia Giulia e Veneto in ambito vitivinicolo, ma anche quello in campo politico, magari volto, chissà, a preparare il rilancio di una Lega sottotono e pensare al dopo-Salvini. Massimiliano Fedriga e Luca Zaia ieri mattina a Trieste, al Caffè Tommaseo, hanno alzato calici di bollicine, ma sanno di non poter fare a meno di preoccuparsi per ciò che ribolle nelle viscere del Carroccio, strapazzato dal voto di domenica e alle prese con forti malumori interni.
«Macché ministri e Governo, noi restiamo nelle nostre regioni», hanno assicurato all’unisono i due governatori leghisti, provando a spegnere il fuoco di fila di domande sul loro futuro, visto che vecchi big della Lega come Maroni e Castelli (e non solo loro) vedrebbero di buon occhio i due presidenti nordestini al vertice del partito, dopo il tonfo elettorale di Matteo Salvini, da più parti accusato di aver pensato troppo poco agli interessi del Nord.
Proprio sulle attestazioni di stima dai “senior” leghisti, che spingono Fedriga e Zaia verso via Bellerio, il presidente Fvg ha risposto di essere «contento che tante persone, anche della Lega, apprezzino il lavoro fatto come governatori», ma, incalzato sulla possibilità di trasferire questo impegno nella segreteria del partito, sorridente, ha glissato: «parliamo di situazioni istituzionali e amministrative, il resto non c’entra».
Zaia e Fedriga appaiono rilassati, quasi si fossero trovati per caso al Tommaseo per un cin cin, e dicono di voler parlare solo di vini ed eccellenze del territorio.
Ma ovviamente non ci crede nessuno. Troppo delicato e agitato, il momento, per far finta di nulla, con siti e agenzie che, in tempo reale, raccontano il duello tra Meloni e Salvini su Viminale e altri ministeri chiave. Un nodo che, secondo alcuni, potrebbe essere sciolto proprio con la discesa in campo di figure come quelle dei due governatori del Nord Est, cui però ieri non è stato possibile scucire nulla in tal senso. «Io ministro? Mi piacerebbe continuare in Fvg, ricandidarmi il prossimo anno.
Poi il risultato dipenderà dalla fiducia che i cittadini di questa regione mi vorranno dare», le parole del governatore Fvg, che a una domanda sulla presenza, alle prossime Regionali, anche di una lista Fedriga, ha risposto che «ci sarà», come «ci saranno tutte le liste che mi appoggiano».
Sulle acque agitate che accompagnano il destino del Capitano, e sull’investitura di un eventuale nuovo Salvini, Fedriga ha puntualizzato che «mi sembra che il consiglio federale abbia confermato una posizione unitaria. Dobbiamo far emergere le peculiarità della Lega per riavvicinare i cittadini che non ci hanno votato», ha detto Fedriga, provando a ridimensionare le tensioni sulla leadership di Salvini, che invece ci sono, eccome.
Ieri è stata anche l’occasione per il governatore Fvg, che non aveva ancora commentato l’esito del voto, per una breve analisi: «Il risultato non è stato entusiasmante per la Lega - le sue affermazioni - ma penso non sia necessario drammatizzare. Dobbiamo avere senso critico, ma anche l’ottimismo di costruire e andare avanti insieme. Ci incontreremo di nuovo in consiglio federale, ma ora abbiamo la responsabilità di far parte di una compagine di governo nazionale e dare risposte al Paese».
Sulla tenuta delle alleanze, Fedriga ha voluto rassicurare: «Meloni ha una coalizione unita che la supporterà e cercherà di valorizzare il consenso ricevuto». E in casa Fvg, nonostante un FdI in posizione elettoralmente dominante, il presidente ha detto di non sentirsi preoccupato: «tutte le forze politiche hanno ribadito la volontà di continuare insieme il percorso fatto in questi anni e di riconfermare la mia candidatura».
Anche dal veneto Zaia parole nette: «Mi chiedono se farò il ministro ogni volta che si vota. E io rispondo che mi devo occupare del Veneto. Se mollassi il Veneto molti progetti, come quello di Intel, rischierebbero di non vedere la luce. E ce n’è uno fondamentale per noi che si chiama Autonomia», ha sottolineato Zaia, deciso a rilanciare il progetto con il nuovo Esecutivo. A chi, come Roberto Maroni, lo vorrebbe candidato alla segreteria al posto di Salvini, ha replicato: «non ho nulla da dire, ho già detto che il mio cuore è in Veneto».