La proposta del prefetto di Udine: unire tutte le categorie nella lotta al caro vita
La situazione non è peggiore rispetto ad altre città italiane. Ma lo spirito solidaristico che da sempre anima il Friuli ha portato a dar vita al tavolo permanente sui prezzi, il primo di questo tipo avviato nel Paese. A proporlo è stato il prefetto Massimo Marchesiello, che ha già avuto modo di confrontarsi una prima volta con categorie, associazioni dei consumatori, Guardia di Finanza (per le distorsioni che la crisi può portare al mondo dell’impresa, come i fenomeni estorsivi o di usura) e realtà che operano nel sociale per capire quale sia la gravità della situazione.
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In una fase storica in cui il caro bollette e l’incremento dei costi dei beni primari stanno mettendo in grossa difficoltà non solo le imprese, ma pure le famiglie. «È il momento di mettere a fattor comune le risorse presenti sul territorio per monitorare quanto sta avvenendo», ha affermato Marchesiello nel tentativo di fare una sintesi dopo il primo incontro del tavolo.
Udine è la prima città in Italia dove si è adottato il tavolo permanente sui prezzi. Siamo messi peggio di altri o è merito di una maggiore sensibilità delle istituzioni sul tema?
«Non credo riguardi le istituzioni, semplicemente ho inteso dar corso a un’istanza di alcuni movimenti in difesa del consumatore che la scorsa estate, in occasione dell’evento contro il carovita “Pentole vuote”, mi hanno sollecitato a organizzare e coordinare un tavolo di questo tipo. Si tratta di un tentativo, che non ritengo di aver promosso perché a Udine la situazione sia più preoccupante rispetto ad altre parti del Paese. Almeno così auspico».
Che riscontro ha avuto dalla prima riunione?
«L’esito è stato proficuo, con alcune proposte che sono emerse e che ora dovranno necessariamente essere approfondite e valutate».
Che ruolo ha la Prefettura in questo tavolo?
«Il nostro ruolo è anche quello di coordinare le diverse componenti attive sul territorio, e nel caso specifico del tavolo mi riferisco alle associazioni di categoria, con i rappresentanti locali, ai movimenti a difesa dei consumatori, ai soggetti come Caritas o Croce Rossa dediti all’assistenza delle persone più bisognose, al Comune. C’è necessità di fare gruppo, tenendo in considerazione anche quella fascia di popolazione che spesso, seppur bisognosa, per dignità, preferisce non chiedere aiuto».
Quali saranno i prossimi step?
«L’iniziativa deve andare avanti perché il momento è complicato e “caldo”, lo sappiamo tutti, e dobbiamo cercare di farvi fronte a cominciare dal piano locale. Poi è chiaro che le scelte in grado di arginare l’emergenza potranno arrivare soltanto da un livello governativo».
C’è qualcosa che l’ha colpita di più tra le testimonianze raccolte durante il primo incontro?
«Il rappresentante della Croce Rossa ha ammesso di avere difficoltà a distribuire il latte perché i prezzi di acquisto sono aumentati, e anche per loro i costi da sostenere stanno diventando importanti. Tutti dobbiamo metterci una mano sul cuore e aggregare le varie risorse presenti sul territorio per fare il possibile. Una riflessione che allargheremo anche alle catene della grossa distribuzione alimentare».
Si è fatto un’idea sulle cause di questa situazione?
«Non spetta a me dirlo. Da parte nostra ci impegniamo a tenere monitorata la situazione dei prezzi, grazie anche al lavoro degli osservatori già attivi in Comune e in Camera di Commercio, per valutare quali beni del paniere subiranno i rialzi più significativi».