Ucraina, oggi l’annessione a Mosca delle 4 regioni dopo il referendum farsa: “Chi le attacca, attacca la Russia”
Vladimir Putin si prepara a ufficializzare l’annessione illegale delle zone occupate dell’Ucraina: una sfida al mondo che si teme possa provocare una nuova impennata di violenze in una guerra che ha già ucciso decine di migliaia di persone.
A Mosca tutto è pronto. Oggi alle 15, nella sontuosa sala di San Giorgio del Gran Palazzo del Cremlino, è in programma la cerimonia delle firme. Saranno presenti i leader separatisti e ovviamente Putin, che sembra aver fretta di sbrigare tutte le formalità per poter poi annunciare che le aree dell’Ucraina controllate dai suoi soldati «fanno parte della Russia»: una dichiarazione ovviamente contraria alle norme del diritto internazionale e che quasi nessun Paese al mondo sottoscriverà.
«Qualsiasi decisione di procedere con l’annessione delle regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia non avrebbe nessun valore legale e merita di essere condannata», ha sottolineato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Ma il presidente russo pare deciso ad andare avanti, e rapidamente, dopo che i suoi militari hanno perso terreno nella regione di Kharkiv e aspri combattimenti si registrano nella zona di Kherson così come in quella di Lyman, che i soldati ucraini tentano di riconquistare. Dopo aver invaso l’Ucraina scatenando una guerra sanguinosa, il Cremlino potrebbe così, paradossalmente, definire le controffensive ucraine come «attacchi alla Russia». E a preoccupare in questo contesto è soprattutto la minaccia di Putin di poter usare anche le armi nucleari per difendere i «territori russi».
Durante la cerimonia al Cremlino, Putin terrà un discorso, che il suo portavoce ha già preannunciato «corposo». Visti i precedenti, è possibile che il tono non si discosti troppo da quello, impregnato di retorica, che ha usato ieri in una riunione in teleconferenza. Parlando ai capi dei servizi di sicurezza dei Paesi della Csi (la Comunità degli Stati indipendenti sorta dalle ceneri dell’Urss), il presidente russo si è scagliato contro i Paesi occidentali affermando che «sono pronti a buttare sotto l’autobus chiunque, qualsiasi Paese» e «a provocare una rivoluzione colorata e a cominciare un massacro». Poi ha accusato l’Occidente di «lavorare su scenari per fomentare nuovi conflitti nello spazio della Csi», ma ha anche affermato che questi conflitti sono «il risultato del crollo dell’Urss»: parole che fanno tornare in mente quelle pronunciate nell’ormai lontano 2005, quando definì la fine dell’Urss «la più grave catastrofe geopolitica del XX secolo».
Per dare una parvenza di legittimità all’annessione illegale, nelle zone occupate si sono svolti dei «referendum» farsa che non si sono avvicinati neanche minimamente ai più basilari standard democratici, e testimoni raccontano che «funzionari» separatisti passavano da un’abitazione all’altra con le urne scortati da soldati armati. I secessionisti sostengono di aver optato per questa pratica per motivi di sicurezza, ma è evidente il sapore intimidatorio di un voto svolto in questo modo.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito la votazione «senza valore». Poi ha dichiarato che «l’integrità territoriale dell’Ucraina sarà ripristinata» e che «la reazione» di Kiev «al riconoscimento dei risultati da parte della Russia sarà molto dura». Usa e Ue preparano intanto altre possibili sanzioni contro Mosca, e Washington ha annunciato l’invio di nuove armi all’Ucraina per un valore di 1,1 miliardi di dollari.
In Piazza Rossa intanto si prepara un concerto per stasera per celebrare l’annessione illegale. «Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson sono Russia!», si legge sul palco in costruzione. Una situazione che stride con l’esodo scatenato dalla mobilitazione ordinata da Putin, con migliaia e migliaia di russi che hanno lasciato il Paese nel timore di essere richiamati alle armi. Molti confini restano aperti, ma andare verso Ovest diventa più difficile ora che anche la Finlandia, come già i Baltici e la Polonia, ha chiuso i confini ai russi che hanno un visto turistico per Schengen.
Il clima si fa sempre più teso, e se mercoledì Usa, Polonia, Romania e Bulgaria hanno invitato i propri connazionali che si trovano in Russia a «lasciare il Paese» al più presto, ieri l’Italia ha raccomandato ai suoi cittadini in Russia di «valutare se la permanenza sia necessaria e, in caso contrario, di andarsene»