Viaggio nell’ospedale di Pordenone tra wc inagibili, cartelli di fortuna e perdite d’acqua
Servizi igienici di fatto inutilizzabili, cartelli posticci che invitano a portare pazienza perché le visite potrebbero non essere garantite a causa della mancanza di medici, acqua che cola dai neon dei sotterranei. Reportage dal Santa Maria degli Angeli di una sessantenne pordenonese: «Non parliamo delle visite, programmate a un anno nonostante la priorità trimestrale. Ad ogni modo, grazie al personale che c’è e che si fa in quattro per gli utenti: gente eroica».
Reparto di dermatologia, cure palliative e terapia del dolore, un giorno di agosto 2022. Reparto che si presenta con una targa che non c’è, perché dalla protezione in plastica è stata sfilata la titolazione.
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«Dopo un’ora e mezza di attesa – è il racconto di una assistita – è naturale che una persona debba usufruire dei servizi igienici». Proprio lì campeggia un cartello: “Schiacciare forte e più volte il pulsante dello sciacquone così l’acqua scende”. «Vi assicuro che io ho provato a schiacciare forte e più volte il pulsante, ma non c’è stato nulla da fare: dell’acqua nemmeno l’ombra». Così come un cartello copre il lavello dell’acqua perché fuori uso pure quello.
Fatto presente il problema, la risposta rassegnata: «Con la scusa dell’ospedale nuovo, qui non piantano nemmeno un chiodo». O pochi, visto che all’esterno dei servizi igienici riservati agli uomini c’è scritto, sempre naturalmente con un foglio A4 posticcio: lavori in corso. Quindi non si capisce bene se uno può entrare oppure no.
In segreteria, un foglio scritto a pennarello recita: “Causa assenza medici le prestazioni subiranno ritardi o sospensioni”. L’importante è saperlo, che poi il cartello compaia davanti alla segreteria, magari dopo la coda, fa niente: «Ritardi o sospensioni, un terno al lotto. Se va bene è un ritardo, altrimenti... si tornerà».
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Quando si tratta di rinnovare un appuntamento, un’altra sorpresa: «Ho priorirà tre mesi, ma l’appuntamento sarà tra dodici. Pazienza, continuerò a rivolgermi a un privato per controllare la mia pelle esposta a melanoma, ma chi non se lo può permettere cosa fa? È giusto fare aspettare dodici mesi una persona ad alto rischio?».
In questo contesto, una nota positiva: «Grazie al personale del reparto che si fa in quattro per garantire il servizio. Ma credo che sia loro sia il pubblico meritino molto di più». La nostra paziente, terminate le sue cose, esce utilizzando i corridoi interrati del padiglione B: «Dal neon sul soffitto colava l’acqua, che aveva formato una pozza a terra. L’ho segnalato a due barellieri che stavano passando, ma credo avessero un’urgenza, visto che hanno tirato dritto bofonchiando che sarebbe dovuta intervenire la manutenzione. Se si crea un corto circuito, qualcuno rimedierà».
La signora sta per uscire quando incrocia un’amica appena uscita dal pronto soccorso. Pure lei ha un’annotazione: «La porta del bagno non ha la serratura e ho dovuto utilizzarlo tenendo la porta ferma con un piede. Ho 82 anni e cosa vuole, se cado per questo... sono già in ospedale».