Il ghiacciaio della Marmolada sparirà entro 15 anni. «E andare ad alta quota è sempre più pericoloso»
PADOVA. Il ghiacciaio della Marmolada ha una aspettativa di vita che non supera i 15 anni, dicono gli esperti. È quasi una sentenza, dettata dai comportamenti dell’uomo e della politica. Uno scenario nel quale si immergono le nostre vite, che solo ora si rendono conto di quanto l’ambiente non sia solo sfondo, ma sostanza dell’esistenza dell’uomo.
«Ma non doveva essere una disgrazia a farcelo capire» commenta con amarezza Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente, al Museo di geografia di Padova, per la presentazione dei risultati delle rilevazioni della quarta tappa della Carovana dei ghiacciai 2022.
IL CROLLO DEL GHIACCIAIO DELLA MARMOLADA
La disgrazia è la tragedia del 3 luglio. Quando il ghiacciaio è venuto giù, uccidendo undici escursionisti. Roberto Francese, docente all’Università di Parma e scienziato dell’Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale, ne ha analizzato le cause, studiando le immagini satellitari. L’accesso al ghiacciaio era interdetto – il divieto è in scadenza, ma si parla di una proroga.
Roberto Francese: «Ecco cosa ha causato il crollo in Marmolada»
«Ci sono state delle cause predisponenti: la superficie molto inclinata, la mancanza di un sostegno a causa della fusione accelerata degli ultimi anni, la presenza di crepacci che hanno diviso la massa. E delle cause scatenanti: temperature che, a maggio e giugno, superavano di 3 gradi la media del periodo. La grande quantità di acqua entrata nei crepacci ha appesantito la massa. E c’è stato il crollo» dice Francese.
MARMOLADA: UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA?
Una tragedia annunciata? «Non nel “dove” e nel “quando” – risponde Aldino Bondesan, docente a Padova e scienziato del Comitato glaciologico italiano – ma l’aumento dei crolli alle fronti dei ghiacciai è un dato di fatto. In questa fase di ritiro, i ghiacciai sono diventati luoghi più pericolosi di quanto lo fossero un tempo. Registriamo distacchi di ghiaccio, crolli di porzioni di roccia, scivolamenti di masse detritiche. E molti operatori, che fino a pochi anni fa conducevano le loro osservazioni in alta quota, hanno dovuto abbandonare alcuni di questi ghiacciai, proprio perché era diventato troppo pericoloso. Questo non significa che dovremmo interdire incondizionatamente l’accesso all’alta montagna, ma è importante agire con consapevolezza. Chi va sui ghiacciai deve avere gli strumenti per riconoscere i pericoli».
Bondesan: «I crolli ad alta quota ora sono frequenti, andare sui ghiacciai è sempre più rischioso»
LO STATO DI SALUTE DELLA MARMOLADA
Questa, peraltro, è la fotografia della situazione, oggi. Una fotografia in continuo cambiamento, sempre più rapido. Il ghiacciaio della Marmolada ne è un vero esempio. È stato sufficiente fare un balzo di tre generazioni per vedere il “gigante di ghiaccio” diventare una distesa rocciosa, che è solo un pallido ricordo di quello che era un tempo.
Nell’ultimo secolo, la superficie del ghiacciaio si è ridotta di oltre il 70%, il volume persino di oltre il 90%. Negli ultimi 40 anni, la sola fronte centrale è arretrata di più di 600 metri, con una risalita in quota di circa 250 metri. E il ritiro marcia a velocità sempre maggiori.
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SERVONO RISORSE PER IL MONITORAGGIO
Dal canto loro, comitati, associazioni, scienziati e ricercatori continuano a sollecitare azioni, una presa di coscienza che si deve necessariamente passare attraverso risorse, finanziamenti. «Servirebbe un’attività strutturale e istituzionale di monitoraggio. Risorse per condurre studi che tengano conto della disponibilità tecnologica attuale» dice Bondesan.
L’uso del condizionale non è casuale. Perché le risorse non ci sono o, quantomeno, non vengono concesse. «Tuttora il Comitato glaciologico gode di finanziamenti irrisori, che provengono da iniziative come la Carovana dei ghiacciai o altri progetti di ricerca. Ma dovrebbe essere lo Stato a finanziare in maniera costante la ricerca, parlando di un interesse di natura pubblica». E invece lo Stato è sordo.
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Il cambiamento climatico, però, si sta dimostrando un fenomeno tutt’altro che impalpabile. Negli ultimi 13 anni, Legambiente ha registrato 84 eventi climatici estremi, spiega il presidente veneto Luigi Lazzaro. E, ampliando lo sguardo, il fenomeno fa ancora più paura. Si calcola che, ogni minuto, dai poli scompaia una quantità di acqua pari al contenuto di 420 piscine olimpioniche. Il futuro deve essere ora.