Parchi fotovoltaici, progetti per 70 ettari nel Veneziano
Ecco le aree prenotate per installare nuovi parchi fotovoltaici
Concordia, Ceccia, San Donà, Noventa, Mira e Marghera pronte a produrre energia pulita
VENEZIA. Pensate a un’area grande come cento campi da calcio ricoperta di pannelli solari. Oppure, se l’immagine vi sembra più consona, a uno spazio pari a 55 volte Piazza San Marco impiegato per realizzare energia elettrica attraverso l’installazione e l’utilizzo di pannelli fotovoltaici. E’ di queste dimensioni l’area prenotata per i parchi fotovoltaici che società diverse – più o meno conosciute – hanno intenzione di realizzare nel Veneziano. E per i quali, in alcuni casi, hanno già ottenuto il via libera.
EDISON A CONCORDIA
Proprio pochi giorni fa, lo scorso 19 agosto, sul Bollettino della Regione è stato pubblicato l’ok con parere favorevole rispetto alla compatibilità ambientale, alla realizzazione del parco fotovoltaico proposto dalla società Edison nella località di Levada, tra Concordia Sagittaria e Portogruaro: 26,7 ettari di pannelli che cattureranno i raggi di sole e li trasformeranno in energia elettrica. L’intervento sarà realizzato in un’area a destinazione industriale ma attualmente non edificata e coltivata a mais sorgo e frumento, a Sud Ovest di Portogruaro. Un investimento da 8,7 milioni di euro. L’impianto progettato dall’Edison avrà una potenza pari a 12.655 kilowattora (kwh). Il progetto che interessa Concordia e Portogruaro è il più grande al momento previsto nel Veneziano, e quello che si trova nella fase più avanzata, ma certo non è il solo.
LE EX BASI DELLA NATO A CEGGIA
Sempre restando nel Veneto orientale un grande parco fotovoltaico - anche se il percorso per ottenere le autorizzazioni è stato diviso in due - è previsto a Ceggia, nell’area dove c’erano le basi della Nato, in un’area complessiva di circa 20 ettari. A presentare la richiesta alla Regione è stata, già nella scorsa estate, la società Nextpower Development Italia Srl che già nel 2020 era risultata aggiudicataria degli immobili per un periodo di 30 anni, dopo che il Comune aveva cercato in vari modi di valorizzare il sito composto dall’ex base lancio missili e dall’ex base logistica. Una prima autorizzazione da parte della Regione è arrivata lo scorso febbraio, relativamente all’intervento previsto alla base logistica. La società ha recentemente fatto una voltura dell’autorizzazione - sostanzialmente l’ha ceduta - alla NP Ceggia 2 Srl. L’autorizzazione per l’intervento, più consistente, nell’area dell’ex base di lancio è invece ancora in itinere. Anche perché è probabile che la società decida di ridurre la potenza dell’impianto per non dover ricorrere alla procedura di valutazione ambientale nazionale.
TRA SAN DONA’ E NOVENTA
Un progetto di parco fotovoltaico riguarda anche un’area di confine tra San Donà e Noventa di Piave, via Jutificio. In questo caso è stata la società Chiron Energy Spv 12 srl a presentare la documentazione per l’autorizzazione in Regione. Il campo fotovoltaico andrebbe a coprire un’area di 7,6 ettari. Un’area divisa in due lotti, chiamati come “San Donà 1” e “San Donà 2”. L’istanza della società, con sede a Milano, è stata presentata lo scorso giugno, e ora la procedura è in fase di itinere anche perché la società ha dovuto rispondere ad alcune osservazioni arrivate dal Consorzio di bonifica che, pur non riscontrando ostacoli al progetto, ha individuato alcune criticità relative alla compensazione idraulica nell’ambito di entrambi i lotti, non troppo lontani dal corso del Piave, a ridosso dell’area di commerciale. Il lotto è attualmente è suddiviso in una porzione incolta (un ex terreno agricolo) ed una porzione occupata sino a 12 anni fa da un insediamento artigianale. Non è un caso che sia l’area del Veneto orientale ad attrarre gli investimenti maggiori, avendo una maggiore disponibilità di aree rispetto al resto della provincia. Da tempo si rincorrono voci di imprenditori interessati a un importante investimento sul fotovoltaico anche nell’area della Destra Piave.
L’EX DISCARICA A MIRA E MARGHERA
Un ulteriore intervento è previsto lungo via Argine Destro, a Dogaletto di Mira, dove una volta c’era una discarica. Margine sud-ovest della laguna veneziana. Un’area di 16,5 ettari. Stando al progetto presentato dalla società Edison Rinnovabili l’impianto fotovoltaico sarà costituito da 11.752 pannelli fissi e 2.834 pannelli (mobili) che saranno gestiti da apposite cabine. Il percorso è per il momento in stand-by perché la Regione ha chiesto una serie di chiarimenti, e soprattutto vuole capire se il progetto può, ed eventualmente come, intervenire sulla bonifica del sito. In questi giorni la società Edison Rinnovabili si è presa del tempo per preparare tutta la documentazione richiesta. Discorso a parte merita l’area di Porto Marghera dove da tempo - nell’area della centrale Palladio e in alcune delle aree dismesse di Eni - sono in programma una serie di interventi, con l’installazione di panelli fotovoltaici, per potenziare la capacità di produzione energetica, anche a servizio del tessuto industriale.
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«La direzione è quella giusta ma prima si vada sopra i tetti»
Meneghesso: «I Comuni devono fissare le priorità I pannelli vanno anzitutto sulle coperture dei capannoni»
Crisi energetica? Gas alle stelle? Il fotovoltaico è tornato ad essere conveniente, senza incentivi e senza spinte dallo Stato. Ma bisogna avere un minimo di misura e non consumare una terra che ci deve dare da vivere e da mangiare: «Sì al fotovoltaico, va rafforzato, ma bisogna rispettare ambiente, agricoltura e territorio». Gaudenzio Meneghesso, ordinario di Microelettronica e direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’informazione all’Università di Padova, scandisce la sua ricetta e analizza l’escalation di richieste di messa a terra su campi agricoli di pannelli fotovoltaici: «Non credo si possano avere molti dubbi sulle ragioni che stanno spingendo questo tipo di investimenti: è tutto collegato alla crisi energetica e al fatto che il fotovoltaico, dopo diversi anni, è tornato ad essere remunerativo». La guerra nel cuore dell’Europa, in Ucraina, con il mix di sanzioni e di tensioni globali, alcuni movimenti speculativi, bollette che stanno raddoppiando, un contesto di crisi globale drammatica, con aziende e famiglie in forte sofferenza, aziende che stanno chiudendo perché non riescono a far fronte ai costi energetici, i Comuni che si trovano a fare i conti con lo spegnimento della pubblica illuminazione, l’inflazione che cresce e i salari che non aumentano.
Una situazione di oggettiva crisi sociale che spinge le persone a trovare soluzioni domestiche, con l’impianto casalingo. Ma dove arriva il buon senso, arriva a maggior ragione e con una maggiore capacità di investire il business. «Con questi costi è normale che le persone decidano di mettersi i pannelli sul tetto» osserva Meneghesso «ma è altrettanto chiaro che ci sia chi vede la possibilità di guadagnare». I conti: «Se io devo investire – ipotizziamo – un milione di euro per un impianto fotovoltaico per poi vendere energia e questa energia mi viene pagata 0,1 euro a kilowatt/ora, farò due valutazioni e capirò facilmente che il mio investimento non è remunerativo. Ma se – con i costi del gas e del petrolio che crescono – la mia energia vale 0,2, o addirittura 0,3 a kilowatt/ora, è chiaro che c’è business. Le imprese non decidono di fare questi investimenti per amor proprio o per qualche ragione ideale. Di fondo hanno capito che c’è da guadagnare. Proprio perché il fotovoltaico – anche senza incentivi – è tornato ad essere competitivo in questo scenario di crescita del costo dell’energia».
La sostanza è quindi “follow the money”, segui i soldi e capirai le questioni: al netto dell’adagio “è il mercato, bellezza”, che si può fare? È giusto consegnare campi interi a distese di pannelli di silicio? Meneghesso individua alcune soluzioni pratiche: «Il principio di fondo è che il fotovoltaico va sostenuto e spinto, non ci sono dubbi, ma ciò deve avvenire in un equilibrio con l’agricoltura, l’ambiente ed il territorio. In questo senso credo che i Comuni dovrebbero ragionare come con i piani regolatori, ovvero fissare una scaletta di priorità. Si vuole estendere la superficie destinata ai pannelli? La prima cosa da fare è andare sui tetti dei capannoni delle nostre zone industriali e utilizzare quella superficie». E poi? «Teniamo in considerazione anche alcuni terreni poco adatti all’agricoltura, penso ad alcune zone scadenti, magari collinari, poco fertili. Solo dopo aver esaurito queste possibilità si possono valutare altre soluzioni».
I sostenitori dei pannelli sui campi affermano che si possa coltivare anche sotto le strutture che catturano i raggi solari per trasformarli in energia. «Attenzione, è vero fino ad un certo punto: sotto i pannelli non vanno coltivazioni di frutta, verdura, frumento e mais. Non dimentichiamo che noi abbiamo bisogno di energia, ma abbiamo bisogno anche dei prodotti della terra». Un’ultima sottolineatura: «La Regione Veneto ha approvato una legge regionale che finalmente regolamenta e individua aree idonee secondo il giusto principio di sostenibilità, che deve sempre guidare esigenze con interessi contrapposti, come nel caso di energia pulita e uso del territorio salvaguardando l’agricoltura».
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Nuovi impianti installati nel 2021: Venezia terza provincia in Italia
Balzo in avanti grazie agli incentivi ma molto resta da fare
Risparmiare e inquinare meno. Sulla strada della transizione energetica la provincia di Venezia registra un vigoroso balzo in avanti sul fronte dell’installazione dei pannelli solari, anche se molto resta da fare. Soprattutto in relazione ai dati delle altre città venete. Nel corso del 2021 la provincia di Venezia è al secondo posto in regione e terza in Italia per numero di nuovi impianti installati: il 3,5% a livello nazionale a fronte del 4% di Padova e del 3,8% di Brescia.
A dirlo è l’ultimo report statistico nazionale del Gse (Gestore Servizi Energia) che monitora l’andamento delle rinnovabili in Italia e ha censito 32.773 infrastrutture. In testa alla classifica Italiana per numero di impianti installati a fine 2021 c’è la provincia di Roma con 37.349 infrastrutture, il 4% del totale nazionale di impianti (935 mila).
Segue la provincia di Brescia che conta 1,2 milioni di abitanti (4000 mila più della Marca) e rappresenta il 3,3% a livello nazionale e poi c’è Treviso con 3,2% che le vale il primo posto in Veneto. Nella classifica italiana Venezia si trova comunque in settima posizione insieme a Verona (2,3%), alle spalle di Vicenza (2,7%) ma prima di Bologna (1,9%). Il risultato deve anche tenere conto del fatto che dalla possibilità di installare pannelli solari è sostanzialmente escluso tutto il centro storico per motivi di tutela ambientale e paesaggistica.
Stando al Gse il Veneto è anche la seconda regione in Italia dopo la Lombardia sia per installazioni fatte l’anno scorso, sia per installazioni totali presenti oggi sul territorio (rispettivamente 17,4%, e 14,5%). Il maggior numero di impianti è di natura famigliare o aziendale. Più di otto strutture su dieci sono classificate come “non a terra” e quindi costruite su case e capannoni, e non a caso la potenza generata da ogni sinfolo impianto è mediamente bassa. Il Gse evidenzia come «la potenza complessivamente installata in Italia a fine 2021 si concentra per il 45,1% nelle regioni settentrionali del Paese, per il 36,8% in quelle meridionali, per restante il 18,1% in quelle centrali».
Ma a giocare il ruolo più importate è in questo caso la Puglia per la presenza di grandi parchi fotovoltaici a terra. Quei parchi fotovoltaici che ora stanno entrando a far parte anche del paesaggio veneto. I parchi della Puglia forniscono «il contributo maggiore al totale nazionale (13,0% della potenza complessiva nazionale), seguita da Lombardia (12,0%) ed Emilia Romagna (10,0%). Più in generale il fenomeno dei parchi fotovoltaici a terra ha riguardato maggiormente le regioni del Sud Italia.
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«Sportelli Energia nei comuni per sostenere le famiglie»
Il Pd dell’area metropolitana suggerisce di seguire l’esempio di Milano e Padova: un servizio ad hoc per spingere sull’energia pulita
Sportelli Energia da aprire nei comuni dell’area metropolitana di Venezia, sull’esempio di quanto fatto a Milano e più recentemente a Padova, per aiutare e consigliare le famiglie e le aziende. A lanciare la proposta è il Pd metropolitano. Dice il capogruppo dei Dem in Città metropolitana: «Emerge con sempre maggiore drammaticità la necessità di aiutare imprese e famiglie ad affrontare quello che si presenta come un inverno duro per il Caro bollette. Anche la Città Metropolitana deve provare a fare la sua parte, da qui la richiesta che avanziamo al sindaco metropolitano di avviare, fin da subito, una collaborazione con l’Enea (Agenzia Nazionale per l’Efficienza Energetica), con gli Ordini Professionali e dei Costruttori, per provare a istituire dei veri e propri “sportelli energia” capaci di dare una prima indicazione tecnica, in particolare alle famiglie, su quali percorsi e buone pratiche possono essere utilizzate per ridurre il proprio consumo energetico». Uno sportello analogo è stato istituito dalla Città Metropolitana di Milano in collaborazione proprio con l’Enea e si è posto come obiettivi: creare un sistema integrato di raccolta dati, accelerare il rinnovo del patrimonio immobiliare pubblico e privato, fornire all’utente pubblico/privato un “servizio di accompagnamento passo a passo” per la riqualificazione energetica degli edifici, fornire assistenza tecnica qualificata ai proprietari degli edifici. Aggiunge il consigliere metropolitano e sindaco di Mira, Marco Dori: «Sarebbe importante completare la diagnosi energetica di tutti gli edifici di propria competenza al fine di quantificare e organizzare nel migliore dei modi gli investimenti di efficientamento energetico». —
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