Tina Anselmi con Aldo Moro: Castelfranco diventa un set e rivive la grande storia
CASTELFRANCO. La liberazione della città dall’invasore nazista e un confronto sindacale alla presenza di Aldo Moro: sono state queste le principali scene girate ieri in città per il docu-film su Tina Anselmi, che hanno avuto come location Palazzo Soranzo Novello e le strade dentro le mura, dove è stata riprodotta l’ormai iconica foto di una giovane Tina che in impermeabile presenzia al momento della liberazione.
Due momenti fondamentali della sua carriera, ovvero la partecipazione attiva alla Resistenza e l’esordio come sindacalista. Le riprese hanno impegnato le troupe della produzione Bibi Film per tutta la giornata: settanta tra tecnici, operatori e operai, a cui va aggiunto il centinaio di comparse selezionate, dirette dal regista Luciano Manuzzi, mentre il ruolo della prima donna ministro è quello di Sarah Felberbaum. Ma tra le comparse anche alcuni volti noti della politica castellana, come l’assessore al turismo Gianfranco Giovine, “pescato” all’ultimo per interpretare un dirigente della Dc, il referente dei Verdi Giovanni Colombo e il componente del direttivo del Pd Matteo Benetton.
Anche loro, come tutti gli altri, hanno dovuto dare la propria disponibilità fin dalle sette del mattino. «Con piacere ho accettato questa opportunità - ha detto Giovine - mi sento orgoglioso di aver partecipato al ricordo di questa nostra concittadina entrata ormai nella storia. Sono particolarmente interessato che con questo film si metta in luce la città natale di Tina, dove poteva ritrovare veramente casa sua».
Ma anche la famiglia Anselmi è stata coinvolta e non solo per un parere sulla sceneggiatura: due piccoli pronipoti di Tina Anselmi, ovvero Viola e Giorgia Magrin, otto e tre anni, che interpreteranno le due sorelle della prima donna ministro, ovvero Maria e Gianna: e Giorgia, curiosamente, interpreterà la parte della nonna Gianna.
Maria Anselmi, quella vera, invece ha incontrato la troupe nel pomeriggio dentro al castello, accompagnata dalla figlie Emanuela e Raffaela Guizzon (altra curiosità: il papà, Mario Guizzon, aveva lavorato a lungo come segretario della Banca Popolare di Castelfranco proprio a Palazzo Soranzo Novello: «Spero che questo film - ha detto Maria - contribuisca a far conoscere meglio la figura di mia sorella, soprattutto tra i giovani. Se c’è una cosa che mi sarebbe piaciuto fosse sottolineata quanto ha rischiato nella sua vita, ma forse lei non lo avrebbe voluto. Tutta la nostra famiglia per cinque anni ha dovuto sottostare a protocolli di sicurezza giorno e notte».
Maria ricorda anche le “improvvisate” della sorella: «Con poco preavviso spesso mi chiamava dicendo che avevamo ospiti, e non pochi, a pranzo o a cena, quindi dovevo essere sempre pronta con la dispensa. Ormai ci avevo fatto l’abitudine e non c’era nessun problema. E se proprio ero in difficoltà all’ultimo momento, per fortuna potevo contare sull'aiuto del ristorante Anna Smania».
Anche per la nipote Emanuela questa fiction può svolgere un compito importante partendo dalla figura della zia: «Innanzitutto per capire chi deve essere un politico, una persona a servizio della comunità che lo ha eletto, del Paese intero, del bene comune: un servizio, non un lavoro. Spero che emergano le cose importanti della zia e anche che non è diventata ministro da un giorno all’altro, ma aveva una grande esperienza, prima come sindacalista e poi come parlamentare, che poi ha messo a frutto».