Crisi Wärtsilä, la nave dei coreani chiede l’attracco e poi ci ripensa: lavoratori in fibrillazione
TRIESTE. Resta in rada il cargo Uhl Fusion inviato dalla Daewoo per caricare i 12 motori prodotti nello stabilimento Wärtsilä di Bagnoli acquistati dal gruppo asiatico. È l’unica certezza dopo una giornata, quella di mercoledì 31 agosto, segnata da un pomeriggio ad alta tensione dopo che si era diffusa la notizia che la nave aveva inoltrato alla Capitaneria la richiesta di attracco, per ormeggiare su una delle banchine del canale navigabile. Precisamente quella sul lato rivolto verso Muggia, dove si trova l’area della Frigomar in cui sono collocati 2 dei 12 motori, mentre gli altri sono stoccati sul lato opposto. Poi, in serata, è arrivato il dietrofront con il rappresentante dell’armatore che ha chiesto alla Capitaneria di annullare tutto. Non sono noti i motivi del ripensamento.
Ma la notizia della richiesta di attracco dell’Uhl Fusion ha messo in allarme i lavoratori della Wärtsilä, visto il ruolo che ha ormai assunto la nave nell’ambito della vertenza aperta dopo l’annuncio della chiusura della produzione a Bagnoli con il licenziamento di 451 operai e la delocalizzazione in Finlandia. Un accosto non finalizzato all’imbarco immediato dei motori: la necessità di attraccare era infatti legata ad esigenze di rifornimento di carburante e viveri. Ma già il fatto che la Uhl Fusion avesse chiesto di accostare alla banchina, a poche decine di metri dai motori, è stato sufficiente per far scattare la mobilitazione.
Il primo sindacato a prendere posizione con una nota è stata la Cisl annunciando con una nota nel pomeriggio che il presidio che per 49 giorni ha stazionato davanti ai cancelli dello stabilimento si sarebbe sdoppiato e che una parte dei lavoratori si sarebbe spostata nell’area del canale navigabile. Una presenza necessaria a impedire che i 12 motori attualmente stoccati in porto potessero essere caricati, anche se in mancanza di un via libera alla richiesta di autoproduzione presentata dalla Uhl Fusion e con lo sciopero proclamato da sabato scorso l’ipotesi che l’imbarco potesse avvenire restava remota. La costituzione del presidio in porto, dopo la notizia del dietrofront serale della nave, è stata poi annullata. «È chiaro che la tensione sulla vicenda sta salendo esponenzialmente – è il concetto rimarcato dalla Cisl nella nota –, tanto che diventa ancora più indispensabile la partecipazione di tutta la città al corteo di sabato». Tensione che a questo punto rischia di restare alta anche dopo il ripensamento sull’attracco. Ancora non si sa, tra l’altro, se l’ormeggio sarà solo rimandato o se la nave chiederà il rifornimento in rada.
Intanto è cominciato il conto alla rovescia verso la riunione del tavolo nazionale sulla vertenza convocato a Roma nella sede del Mise per mercoledì alle 15, riunione chiesta dal presidente della Regione Massimiliano Fedriga. Il tavolo, al quale sono convocati anche azienda e sindacati, sarà presieduto dal ministro allo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Ieri da Wärtsilä non sono arrivate comunicazioni ufficiali in merito, ma si dà per scontato che vorrà essere presente alla riunione del tavolo. Prima di mercoledì non verrà presentato da parte dell’azienda il piano per mitigare le ricadute occupazionali ed economiche, attualmente in fase di stesura, e che deve essere comunicato entro 60 giorni dall’invio della lettera in cui ha comunicato l’intenzione di licenziare, definendo anche le misure di sostegno ai lavoratori. Il piano dovrebbe essere presentato a questo punto tra l’8 e il 12 settembre. Poi le parti coinvolte avranno 30 giorni per ridiscutere i contenuti e firmare, col rischio in caso di mancato avallo di non poter contare sugli ammortizzatori.
Infine, nella giornata di sabato è atteso a Trieste il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che molto probabilmente incontrerà gli operai dello stabilimento di Bagnoli.